1 dicembre 2009

Enti Bilaterali: sono utili veramente?

Parliamo di Enti Bilaterali.

L’argomento è poco convenzionale, forse politicamente scorretto, rischia di essere vissuto “di pancia” ed in modo irrazionale.

Gli Enti Bilaterali, in due parole senza pretese, possiamo definirli come degli organismi costituiti dalle parti sociali (in genere firmatarie di un accordo o di un contratto collettivo) con modalità che rappresentino in maniera omogenea e paritaria le istanze delle due parti in gioco (da cui il termine “bilaterale”).

A questi organismi, finanziati generalmente con un contributo a carico dei fruitori di riferimento delle funzioni di questi Enti, stabilito mediante l’accordo istitutivo degli stessi, sono affidate dalle parti ed in misura sempre maggiore dalla normativa attività regolatorie e proattive del mondo del lavoro e delle molteplici funzioni ad esso relative, dalle attività di formazione professionale a quelle di prevenzione, dall’applicazione dei contenuti di norme particolari alla regolazione ed al controllo di finanziamenti ed incentivi, fino a giungere a prevedere attività di certificazione ed asseverazione.

Visto così tutto sembra molto positivo: per dar corso in maniera concreta, efficace e propositiva ad una serie di attività utili ed efficaci per lo sviluppo di buone prassi in settori cruciali del mondo del lavoro, si creano degli organismi paritetici operativi che attraverso il confronto continuo e concreto sul campo si preoccupano di tracciare le strade ed individuare gli strumenti per percorrerle.

Dal canto suo, il legislatore invece di imporre regole costruite a tavolino e ad alto tasso di obsolescenza, preferisce che queste siano costruite dalle parti sociali attraverso un confronto costante e continuo, che ne garantisca fattibilità, aggiornamento e consenso.

Fine della favola (che ieri ci illuse, che oggi ci lllude … come cantava il poeta).
Ma se è tutto così bello, lineare e propositivo, da dove nascono le perplessità?

Elenco le mie, in ordine sparso e che potrebbero essere riferite alla bilateralità in generale. Non mi interessa “fare un processo” (nemmeno lo riterrei logico) ma solo condividere alcune evidenze (lieto di essere smentito).  

1) A volte si ha la sensazione che sul testo normativo l’Ente Bilaterale compaia come un “deus ex machina” : c’è una norma da riempire, che lo facciano altri. Se poi gli altri non si accordano, non si attivano, litigano … la norma rimane inattuata o zoppa. Quanti “cul de sac” fra le nostre norme ?

2) Senza voler scomodare articoli della costituzione rimasti lettera morta,  quali sono i principi che regolano il funzionamento delle parti sociali e la loro rappresentanza? Nessuno. Questo vuol dire che se le parti  -  negli ambiti (sempre più vasti…) loro consentiti – decidessero per una emerita stupidaggine, andrebbe bene, a posto così, viva la libertà di farsi del male ?
Quale norma regola i meccanismi di decisione di questi organismi ma ancor di più delle parti che li promuovono e ne garantiscono (senza dare garanzie) il funzionamento?

3) Le parti sociali chi rappresentano veramente? Non sarà forse così sbagliato sostenere che almeno la metà dei cosiddetti “aderenti” vedono la parte sociale non come rappresentativa della propria volontà ma come un mero fornitore di servizi o opportunità di cui “la tessera” è la pura condizione formale?

4) Questo ci porta al cuore del quarto punto: ma le parti sociali sono entità ideali e disinteressate o sono a loro volta potenti lobby economiche, al servizio oltretutto di altre potenti lobby o gruppi che spesso ne determinano gli orientamenti e le azioni? E quindi attraverso le funzioni degli Enti Bilaterali si promuovono regole ed utilità universali, oppure spesso gli Enti Bilaterali vengono usati in funzione autoreferenziale ed autopromozionale a discapito degli altri operatori?
Ovvero, per dirla in altri termini, le parti sociali possono svolgere un ruolo arbitrale e regolativo (anche attraverso gli Enti Bilaterali) quanto sono esse stesse pesantemente parti in gioco?

5) Gli Enti Bilaterali raccolgono il finanziamento sulla base dei potenziali fruitori (qualche volta con alcune forzature che tentano di rendere i contributi obbligatori). Ma siamo sicuri che la presenza di tanti entucci sparsi, divisi per categoria e (apparentemente) non comunicanti  invece di essere un’opportunità non sia a) un appesantimento burocratico, b) uno spreco di risorse? Faccio un esempio molto breve: coinvolgi gli Enti Bilaterali nella gestione degli ammortizzatori sociali (per le aziende che non ne sono destinatarie), ma con i medesimi contributi richiesti siamo sicuri che non si sarebbe semplicemente potuto ampliare la base delle aziende destinatarie? Insomma, più burocrazia e dispersione di risorse: ma i contributi agli Enti Bilaterali entrano nel costo del lavoro e nella valutazione degli oneri  burocratici? Altro esempio: abbiamo tolto (giustamente) l’autorizzazione apprendisti alla Dpl e l’abbiamo vista spesso sostituita con il visto dell’Ente Bilaterale – che ci mette pù tempo ad arrivare e viene emesso con criteri a volte equivoci…  (si stava meglio quando si stava peggio?).

Concludo velocemente con un’idea di fondo che raccoglie i concetti di cui sopra per favorire una discussione: sulla carta gli Enti Bilaterali sono una cosa utile e molto interessante, tuttavia il loro funzionamento, il loro costo (in termini economici e burocratici) e gli scopi con cui talora vengono usati dai loro promotori sono la fonte delle maggiori perplessità, ad oggi, verso questi organismi.

Aggiungo un’ultimissima riflessione. Atteggiamento verso gli EB da parte dei professionisti: ci mancava pure questa, mi stan facendo concorrenza sleale, sono il solito carrozzone sindacale, un altro ente inutile e via con i lamenti. Atteggiamento verso gli EB da parte dei rappresentanti dei professionisti : quando non puoi battere qualcuno, alleatici. Ma ai professionisti, al giorno d’oggi, restano solo le strade alternative del lamento sterile (e un po’ miope)  o dell’inciucio (miopissimo) ?

Ho volontariamente scelto la strada della brevità e in qualche caso della provocazione , che vuole tuttavia essere mero stimolo al dibattito e non vuole mancare di rispetto a nessuno. Aspetto critiche, esperienze, opinioni ed interventi, come sempre graditissimi.

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158 Commenti a “Enti Bilaterali: sono utili veramente?”

  1. Raffaele Mucciacciaro scrive:

    Approvo e sottoscrivo

  2. Romano scrive:

    Un esempio di un organismo bilaterale molto utile è la scuola edile, costituita dalle Associazioni di categoria impreditoriali e dalle Organizzazioni sindacali del settore edile. Da
    tanti anni opera nel settore della formazione per l’edilizia attraverso interventi mirati alla qualificazione
    ed alla sicurezza di tutti gli addetti del comparto.
    La formazione alla sicurezza sul lavoro rappresenta una parte molto significativa delle attività svolte dalle
    scuole Edili , di azioni
    formative mirate a sensibilizzare ed educare alla sicurezza lavoratori, imprenditori, tecnici, materia indispensabile per la salvaguardia di tutti gli addetti del settore .Grazie per l’attenzione

  3. Andrea Asnaghi scrive:

    > Raffaele: la sintesi è un dono, che io purtroppo non ho ( ma a te sembra che abbiano dato anche quella che non han dato a me :-) ).
    Grazie del tuo intervento e della approvazione, sarebbe bello che raccontassi anche tue esperienze o tuoi argomenti su cui trovi una condivisione.

    > Romano: grzie a te . Concordo in linea di massima con la tua valutazione della scuola edile.
    Gli edili hanno una bilateraità storica e molto spinta, alimentata dalle casse Edili e non solo.
    A volte mi chiedo – tuttavia – se le ingentissime risorse (in termini economici ed organizzativi) destinate alle Casse Edili diano un ritorno (in termini di benefici) proporzionato all’impegno.
    E’ vero che nessuno “fa le nozze con i fichi secchi”, ma è altrettanto vero che con possibilità molto ampie si possono fare tante cose.

  4. claudio.B scrive:

    Caro Andrea,
    come hai sicuramente potuto leggere in altri miei brevissimi interventi sull’argomento sai perfettamente come la penso.

    Partiamo da un primo presupposto a monte, giustamente (dal mio punto di vista) le singole aziende non associate ad associazioni firmatarie del CCNL non hanno l’obbligo (per ora) di aderire ad un ente bilaterale.
    Non è così per il singolo lavoratore, che quand’anche non fosse iscritto ad un sindacato si vedrebbe comunque fare la trattenuta dell’eventuale quota di sua competenza in tutti i casi in cui è il datore adererente.
    E contra invece il lavoratore aderente ad una associazione sindacale potrebbe non poter usufruire dei servigi eventualmente erogati dall’ente per il solo fatto che l’azienda non è iscritta ad associazione datoriale e quindi non aderisce.

    Già così posta la questione fa emergere l’iniquità dell’ente bilaterale e del suo funzionamento.

    Ma aggiungiamo un altro elemento, il divieto posto, in alcuni casi indirettamente ed in altri espressamente, a sostituire l’obbligo di adesione all’ente con eventuali alternative private (assicurazioni, società costituite ad hoc,…). Gli enti di carattere sindacale devono essere accettati in modo supino e non concorrenziale da parte di imprese e dipendenti.

    E mi sovviene l’ulteriore elemento, l’ente di natura privatistica ancorchè sindacale, eroga i servizi in base alle disposizioni di cassa, a prescindere dai versamenti individuali.

    Se poi teniamo conto che già esistono enti pubblici impositivi preposti a raccogliere contribuzione ed erogare servizi, parlo di inps inail enpals e via dicendo, la cui obbligatorietà ed i cui servizi di ritorno non sono qui in discussione, allora capisci perché il mio personalissimo ago della bilancia pesa a totale sfavore degli enti bilaterali quali quasi inutili organismi di interessi privatistici.

    E non ho ancora affrontato l’argomento costi/benefici in dettaglio, ne la qualità e l’utilità dei servizi offerti…

    Già certo, il mio tono è volutamente provocatorio e solamente negativo, ma parto dal presupposto che un simile argomento viene trattato pubblicamente solo come esposizione di una risorsa, vedasi tutte le riviste di settore, per non parlare delle pubblicità che si vedono, in quanto i lati negativi non hanno un altrettanto forza di presentazione essendo le parti sociali collettive tutte aderenti ed interessate a salire sul carrozzone (ops ecco la parola che demiurgicamente demonizzavi).

    E allora è ovvio che la mia posizione espressiva deve essere categorica in negativo, proprio per compensare la bontà non del tutto sincera nei confronti degli enti (per le parti e gli interessi in gioco) che normalmente viene espressa. Per fare un eufemismo: se ogni singolo cittadino fosse contrario all’aumento degli stipendi dei parlamentari mentre tutti i politici di destra di centro e di sinistra fossero d’accordo, secondo te gli stipendi rimarrebbero invariati o verrebbero aumentati? Allora da singolo (e single) preferisco alzare la voce sul lato negativo che mai vedrà espressione da parte degli organi di potere.

  5. claudio.B scrive:

    Un ultima precisazione, poi chiudo, se si vive in uno stato liberista dove si vuol tutelare l’imprenditoria privata, qualche problema concettuale gli enti bilaterali ce l’hanno; problemi che partono dal concetto di libertà di adesione.

    Se io imprenditore privato intendo istituire una scuola edile “mirata alla qualificazione ed alla sicurezza di tutti gli addetti del comparto”, le aziende avranno facoltà di comprare i miei servizi ed usufruire dei risultati, se il mio prodotto sarà scarso perderò i clienti, che viceversa aumenteranno probabilmente se il mio prodotto è buono.
    Ma avrei la concorrenza sleale da parte di enti che “sono privati ma non sono privati”, con la forza dell’obbligatorietà contrattuale collettiva e senza essere tenuti a dare dei risultati.

  6. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Claudio,
    lascio spazio ai tuoi interventi di cui mi permetto di sottolineare alcuni spunti, senza togliere nulla al resto.

    1. EB e il problema dell’equità. Uno li paga, uno non li paga, tutto è legitimo ed anche il suo contrario.
    Mi immagino un marziano imprenditore (posso dire che certe norme fan sì che buona parte dei nostri clienti si sentano “alieni” ?) che faccia una semplice domanda: volgio pagare tutto e solo quel che bisogna pagare.
    Gli EB bisogna pagarli ? sì,no, ni …
    Si: ma allora perchè il mio vicino di capannone non li paga ?
    No: ma allora perchè se chiedo un premio di assunzione o un contributo indetto dalla CCIA, dalla Provincia, dalla Regione, se non pago gli EB non vi posso accedere ?
    (Claudio fa l’estremista, io il facilone; il marziano invece si è interessato subito al cristianesimo e gli piace tanto quella frase per cui “il vostro parlare sia sì-sì e no-no”).

    2. Gli EB han natura privatistica ma hanno un’obbligatorietà stisciante: non possono essere sostituiti da prestazioni alternative o private, non hanno quindi alcun carattere di sussidiarietà positiva (volontaria ma utile), non stanno in un regime di concorrenza, non corrispondono o sottostanno ad alcuna regola di funzionamento.
    Esistono (e talvolta – se Dio vuole – qualcuno di essi combina anche qualcosa di decente)

    3. Degli EB è politicamente scorretto parlare male: ai Convegni, o nella letteratura specializzata o di categoria, sono un argomento che passa via con affermazioni di rito e di stile, intrise di affermazioni tutto-niente.

    Il politicamente scorretto è spesso eticamente corretto: favorisce dialogo e confronto sui problemi veri e non dibattiti di facciata.

    Aspetto, con il consueto grado di “scorrettezza etica” altre preziose e gradite opinioni…

  7. Alberto scrive:

    Senza voler entrare in argomentazioni giuridiche e/o politiche debbo Nell’articolo, e nei vari commenti, non appare la considerazione che il contributo individuale è assolutamente irrisorio e che il loro funzionamento è di tipo mutualistico. Le imprese private che volessero offrire prestazioni analoghe a quelle degli E.B. dovrebbero richiedere importi ben più sostanziosi. E’ vero anche che queste prestazioni potrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere nettamente migliori, ma a che costo?
    Il ccnl del terziario stabilisce il contributo a favore dell’E.B. nella misura dello 0,10% a carico azienda e dello 0,05% a carico lavoratore su paga base e contingenza. Un 4° livello, che è quello più diffuso, ha un importo di paga base + contingenza pari a € 1.405, per cui il contributo mensile a carico azienda è di 1,4 euro e quello a carico lavoratore di 0,7 euro. Quali prestazioni pensate che si riescano a trovare sul libero mercato a questo prezzo?
    Solo per fare un esempio, cito due prestazioni fra quelle offerte dall’E.B. del quale faccio parte: 1) premio di 500 euro per ogni nascita; 2) premio di 3.000 euro per ogni part-time post maternità concesso.
    Per il momento mi fermo qui.
    Cordiali saluti.
    Alberto Petrera

  8. dario montanaro scrive:

    Ciao a tutti, è la prima volta che intervengo e l’argomento EB mi ha così stuzzicato tanto da dedicarci una minima riflessione.
    Io credo che sia arrivato il tempo di discutere delle questioni partendo dal fondo, ritorna di estrema attualità il tema della rappresentanza e della concreta applicazione dell’art. 39 della costituzione. Possiamo immaginare tutto ed il contrario di tutto ma il punto fondamentale rimarrà irrisolto rimarremo con il dubbio circa la obbligaotrietà dell’iscrizione agli EB. Stranamente noi CdL ci siamo battuti come leoni contro gli EB combattento una guerra non nostra sostenendo che sono inutili e che rappresentano costi aggiuntivi per le imprese…. peccato che gli EB sono creati dai rappresentati delle imprese (quasi sempre il presidente e di espressione datorile).. Per cui, immaginando che la discusssione relativa all’art. 39 non si aprirà mai e che le imprese ed i lavoratori non saranno mai rappresentati veramente, forse sarebbe più utile affiancare le imprese in un’azione che costringa i “carrozzoni” a funzionare ed inoltre sarebbe utile costringere il “sistema” a comprendere che se le prestazioni degli EB sono aleatorie e condizionate ai fondi disponibili allora probabilmente anche l’adesione può rimanere aleatoria e condizionata alla volontà di assicurare alla propria impresa ed ai propri lavoratori le possibili prestazioni rese dall’ente. In buona sostanza potremmo pretendere che gli EB funzionino e quindi passare da una “costrizione” all’adesione ad una “convenzienza all’adesione.

  9. Andrea Asnaghi scrive:

    Sento l’esigenza di ringraziare il dr. Petrera per la sua discesa in campo personale, che apprezzo molto non solo per i contenuti del suo intervento ma perchè permette la possibilità di un confronto, non limitandolo solo a qualche professionista perplesso o arrabbiato.

    Sarebbero molti gli spunti che mi offrono le Sue parole, che però lascio al proseguo del dibattito.
    Per ora mi limito ad osservare che chiedere “poco” significa avere poco da offrire: con 2 euro circa pro-capite quante mamme si possono sostenere ? Se tutte, allora perchè non estendere l’obbligatorietà di questo contributo a tutti e fare una politica seria alivello nazionale o territoriale ? Se poche, allora quali, come, con che criteri, con quali dispersioni di risorse ?
    In particolare trovo alcune criticità nella destinazione delle risorse: non rischiano di andare con criteri preferenziali (ovviamente non espliciti e codificati ma che risentono, ad esempio, dei limiti dei canali di domanda/offerta) ?
    E anche di spreco delle risorse: se 8 settori applicano la medesima funione di sostego, perchè avere 8 sportelli diversi (moltiplicazione dei costi di gestione) con risorse distribuite in manoera disomogenea ? Forse la mamma della fabbrica metalmeccanica ha meno bisogno di sostegno della commessa del terziario ?

    Anch’io mi riservo di dire altro, più avanti; in ogni caso grazie della Sua cortese e competente attenzione.

  10. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Dario, c’è sempre una prima volta … (anche per me, questo è il mio secondo “articolo” qui, per cui il primo è solo di pochi giorni fa…).

    Il tuo pensiero corrisponde, ti confesso, in buona parte al mio (lo espressi anche diverso tempo fa su riviste della ns. categoria).

    Il problema non sta negli EB e/o in una ipotetica battaglia da combattere pro-contro.
    Si tratta di capire se e come questi Enti funzionino e chiedere che fuzionino, se sono utili, in maniera corretta e trasparente, il che non è certo impossibile ma ad oggi è reso difficoltoso (a volte, forse spesso)dalle parti che li gestiscono e dgli interessi che hanno in gioco (ma è una ipotesi su cui ogni smentita è gradita e mi renderebbe solo felice).

    Continua a seguire l’evoluzione del post, se ritieni (PS: a me farebbe molto piacere).

  11. claudio.B scrive:

    Visto che potrei anche far parte dei CDL arrabbiati, intervengo un’altra volta.

    Partendo dall’assunto che alcune mie aziende sono iscritte alla cassa edile artigiana/piccola industria e che quindi mensilmente partono dal mio studio le comunicazioni telematiche, constato un fatto:
    La CEVA ogni anno mi invia come cadeaux natalizio un pacco raccomandata (che ha un costo), l’anno scorso conteneva un set da tavolo righello, forbice e metro (che hanno un costo), quest’anno ricevo una penna parker con refil di riserva e custodia (che hanno un costo).

    Questi gadget che vengono inviati ai professionisti e chissà a chi altri hanno dei costi.
    Questi costi da chi vengono sostenuti ?
    Per quale fine ?

    Sarebbe interessante chiedere alle aziende e ai dipendenti se è questo il tipo di spese che si aspettano vengano sostenute da questi enti a seguito dell’esborso mensile ….

  12. ornella scrive:

    Scusate se mi indigno, ma ci sono lavoratori di serie A e di Serie B ! Ho cercato sul WEB il sito per scaricare il modulo per la richiesta di rimborso per spese sostenute per acquisto di protesi (lenti), e casualmente sono entrata nel sito dell’ente bilaterale veneto e ho scoperto che i rimborsi per chi lavora nel territorio veneziano ammontano a 350 eur per anno, mentre l’EBICOM di Padova rimborsa 100 ogni 2 anni (quindi 50 eur per anno). Immagino che i sussidi rispecchino in proporzione le adesioni che giungono dal territorio di ciascuna provincia, però non trovo giusto queste ifferenze per uno che lavora a Padova anzichè a Mestre! Scusate se mi indigno. Ma non è una novità : ci sono lavoratori di serie A e di Serie B !

  13. Andrea Asnaghi scrive:

    I due interventi di Ornella e di Claudio evidenziano a mio avviso il problema della destinazione e ripartizione delle risorse.

    Non v’è nulla di male o di strano – a mio avviso – che un ente faccia attività promozionale, diffonda pubblicazioni o informazioni attraverso riviste periodiche, convegni, eventi etc. etc.
    Quali e quante di queste attività sono davvero propedeutiche alle finalità dell’ente e quali invece hanno il “sapore del carrozzone”, la supremazia dell’immagine sulla sostanza ?

    Le differenze così sensibili fra territori vicini non dovrebbero far nascere esigenze di ottimizzazione, coordinamento, razionalizzazione ?

    Io credo tuttavia che il cuore del problema non sia intorno a queste cose, che possono essere semmai sintomi secondari o effetti collaterali.

  14. claudio.B scrive:

    Mi spiace che tu Andrea pensi che non abbia centrato il cuore del problema, mi pare di aver messo sufficiente carne al fuoco in senso negativo.

    Apprezzo l’intervento di Alberto Petrera è ovvio che sottolineare solo i punti deboli e negativi non giova affatto, ma quando si pesa sulla bilancia se da una parte si mette un negativo di cento non si può pensare di pareggiare contrapponendo un positivo di dieci.

    Sennò a questo punto non posso far altro che prendere atto che le mie affermazioni siano molto più convincenti e pesanti, portando all’inevitabile conclusione che gli EB siano carrozzoni.

  15. Andrea Asnaghi scrive:

    PS per Claudio e non solo: quando nella risposta ad Alberto Petrera salutavo con favore il fatto che il post non si limitasse a “professionisti perplessi o arrabbiati” ovviamente non era per manifestare un disvalore verso i suddetti (professionisti) e i loro interventi.

    Mi sembra comunque positivo che gli EB accettino un confronto su questi temi: di solito si chiudono in un silenzio sdegnato oppure fanno arrivare messaggi trasversali su cosa è il caso (di dire e di scrivere) e cosa no.

  16. Andrea Asnaghi scrive:

    Perbacco Claudio, abbiamo scritto in contemporanea e mi sono perso il tuo ultimo.

    Non fraintendermi: credo che nei tuoi precedenti interventi tu abbia davvero colto alcuni punti importanti (che, ammetterai, non sono quelli del righello e/o del cadeau natalizio).

    Ricordo che questo non è un processo e non emette alcun “verdetto”, ma è un mero confronto.
    Certo è che se la giustificazione (nel senso di ragione ultima) degli EB fosse solo quella che “fanno anche delle cose buone”, beh … forse sarebbe un motivo un po’ deboluccio.

  17. Maurizio Rossi scrive:

    Saluto i partecipanti alla discussione.
    Dobbiamo sorvolare sull’efficienza e sulla costo/benficio di queste strutture. Dobbiamo invece focalizzare l’argomento sulla utilità di queste sovrastrutture che vengono estese erga omnes a tutti i lavoratori. Ma perchè, se io applico un CCNL devo necessariamente versare dei quattrini a chi non conosco per prestazioni che spesso sono solo sulla carta? Sono stati costruiti dei castelli di nulla con a capo sindacalisti ed amministratori locali trombati, o persone inefficiente delle Associazioni datoriali per fornire servizi a lavoratori ed imprese che nemmeno sanno di essere iscritte. Io ritengo che in molte situazioni si debba semplificare e garantire a tutti i lavoratori gli stessi trattamenti. Es. estendiamo a tutte le imprese il contributo CIG, artigiani e commercianti compresi, ed eliminiamo i versamenti agli EB.
    E’ importante una riflessione sul tema, visto che si è già aperta la partita sui fondi sanitari e lì i numeri saranno rilevanti.

  18. Andrea Asnaghi scrive:

    Ringrazio Maurizio, che approfitto per salutare.
    Continuando con un metodo per favorire la discussione, fisso alcuni punti del suo intervento.

    1. Gli EB sono finanziati da aziende e/o dipendenti ch non si sentono rappresentati e pr prestazioni che spesso rimangono poco conosciute ai più.
    (osservo però che la cattiva informazione non può essere sempre imputata agli EB, anche se ce ne sono diversi che non fanno molto per ucire dall’area d mistero.

    2. Assistiamo spesso (peraltro non solo nel mondo del lavoro) alla formazione di enti, commissioni, comitati, organismi, gestiti da persone non al massimo della capacità e più con meriti politici che con reale competenza.
    (questo però, Maurizio, inevitabilmente vuol dire parlare anche di costi, sprechi ed inefficienze; non possiamo prendere per principio che tutto ciò che sa di sindacale sia automaticamente un carrozzone).

    3. Tu tocchi infine, Murizio, il tema della semplificazione e corretta distribuzione delle risorse esemplificando con un tema molto importante, quello degli ammortizzatori sociali.
    Questa crisi, ma non solo, ci ha fatto capire quanto sia importante una estension di diritto a tutte le categori di lavoro di certe protezioni e della facilità del loro accesso: non è possibile che una CIG in deroga per una ditta artigiana con 3 dipendenti sia più complicata da ottenere di una CIG per 150 dipendnti !

    A mio avviso se gli EB devono avere una funzione sussidiaria, ad essi non possono esere affidati compiti strategici che potrebbero più convenientemente essere risolti con le normali risorse in atto.

    Nota di metodo: le osservazioni che rendo di volta in volta servono a condurre e, spero, favorire la discussione senza alcuna condizione di “superiorità o senza la pretesa di dover per forza far eergre ciò che voglio.

    Le riflessioni, graditissime, fin ora ricevute fano emergere una sostanziale diffidenza (se non peggio) del mondo professionale verso gli Enti Bilaterali. Se davvero non se ne può fare a meno, mi chiedo, perchè non limitarne le competenze e non regolarne un corretto e trasparente funzionamento ?

  19. GiuDeBe scrive:

    Buongiorno !
    Sono ancora qui !!!

    Volevo dire una cosa semplice, molti clienti dello studio in cui lavoro non vogliono pagare i contributi a questi Enti, ed anche il mio boss dice che non sono obbligati.
    Per cui dove è il problema ?
    Chi vuole paga se vuole i servizi degli Enti, chi non vuole non paga.
    Se non sono validi basta che non li paghi nessuno e questi Enti moriranno da soli, se li pagheranno in tanti vuol dire che sono utili.

  20. claudio.B scrive:

    Faccio una valutazione al contrario, cioè per un attimo considero l’EB uno strumento corretto e necessario:
    In un sistema efficiente si suppone che le entrate coprano i costi e i servizi erogati.
    La prima cosa che allora devo fare per ottenere l’efficienza del sistema EB è calmierare i costi: un unica struttura su tutto il territorio, un direttivo ridotto al necessario, un numero limitato di dipendenti, e così via…

    Se pertanto identificassi un EB con una sede INPS, avrei tutto ciò che mi serve, una struttura già presente sul territorio, già strutturata, con tutte le risorse lavorative già presenti : nessuna nuova assunzione, nessun direttivo politico ulteriore, nessun costo di sede aggiuntiva.
    A questo punto mi potrei ipotizzare che l’INPS sia un EB efficiente.
    Perchè un sistema efficiente sia anche necessario, bisogna che gli utenti che da una parte compartecipano al costo, dall’altra sappiano i benefici che li attendono.
    Allora ipotizzo che l’EB INPS trovi strumenti efficienti per pubblicizzarne i servizi, magari utilizzando risorse sul territorio chiamate consulenti del LAvoro da una parte ed Ispettori dall’altra.

    Perchè quindi darlo in gestione “politica” ai sindacati ?
    Perchè prevedere tanti EB quanti sono i ccnl ?
    Perchè ogni EB in primis ha pensato a trovarsi una sede, a nominare un CDA, ad assumere dipendenti ?
    Perchè non divulgare ad alcuno i servizi offerti ? (forse, risposta maliziosa, perchè così tutti pagano ma nessuno li richiede…)

    Allora se il concetto di efficienza non è quello a cui hanno puntato gli EB, quale altro concetto ? …. risposta semplicistica …

  21. Andrea Asnaghi scrive:

    Anche se a Milano è S. Ambrogio (e quindi festa) su due assist così non riesco ad esimermi.

    Comincio con GDB (che ringrazio per la presenza nuovamente gradita).
    Effettivamente sarebbe bello se fosse così semplice: gli Enti Bilaterali come semplici organismi volontari che raccolgono adesioni sulla semplice base privatistica dell’ineresse dei servizi offerti.
    In tal caso che problema ci sarebbe ?
    Il problema nasce dal fatto che a partire dalla metà degli anni 90 si discute animatamente sulla obligatorietà degli EB.
    Essi vengono assunti a discriminante di varie attività, dalla fruizione di agevolazioni all’imponibile contributivo, dalla possibilità di accedere all’apprendistato all’ottenimento di asseverazioni in campo sicurezza, per arrivare all’accesso a froem di ammortizzatori sociali (ho mischiato coscientemente insieme 10 o 20 problematiche diverse). In tutte le salse ed in tutti i modi vi sono tentativi legislativi ed orientamenti di prassi che tentano, per ora senza un risultato definitivo, di IMPORRE gli Enti Blaterali erga omnes, cioè a tutta la platea di un determinato settore o ccnl.

    Allo stato attuale gli EB non possono essere considerati obbligatori, ma ignorarli potrebbe essere un esercizio ischioso e pagato caro prezzo.
    Per questo i cdl se ne occupano con un certo accaloramento e con un certo cruccio.

  22. Andrea Asnaghi scrive:

    E qui non posso non prendere al volo la seconda palla lanciata da Claudio: EB “obblgatori” ma razionali ed utili ? E quelli attuali lo sono ?

    Ecco, io confesso che, con tutti i distinguo di cautela e senza voler fare di ogni erba un fascio, ai perchè di Claudio (intervento n. 20) NON riescco a dare una risposta che non sia la sua (implicita, ma non tanto..).

    Seocndo la legge dei grandi numeri, infatti, gli EB possono funzionare solo con un vasto bacino di utenza (contribuente) : questo però vorebbe dire rendere trasparenti e partecipativi (ed anche oculati ed economici)i meccanismi di formazioni e gestione degli EB.

    Allora io giro la domanda di Claudio in questo modo: perchè a tutt’oggi si preferisce restare in un nebuloso e poco chiaro tiro alla fune (EB sì, EB no) in cui ciascuno tira l’acqua al suo mulino (che è il miglior modo per premiare furbi e scorretti) invece di porre il problema su cosa sono e come funzionano gli Enti Bilaterali ?

    Si ha quasi l’impressione che questo “torbido e nebbioso orizzonte” dia la possiilità da una parte di lamentarsi per ciò che non funziona però al tempo stesso non ponendo le basi perchè le cose funzionino … ognuno si gestisce alla meno peggio la sua tortina/tortona e gli EB non riusciranno mai a perseguire un solo obiettivo decente (costituendo però un bel convoglio di risorse …. utilizzate come ?).

    Questo va anche al legislatore, che proponendo continuamente il riferimento agli EB non può assumersi la responsabilità di questi interrogativi, altrimenti continuerà a puntare su un cavallo zoppo…

  23. Alessio.V scrive:

    Personalmente la penso come Claudio.

    Per portare il discorso ad un punto di vista del principio se è vero che c’è libertà di associazione e anche vero il contrario… perchè un obbligo di associarsi in maniera perdi più onerosa?
    Inoltre perche un CCNL come quello edile deve essere costruito in chiave Casse Edili e perchè le norme di fatto la rendono obbligatoria se non altro ai fini DURC?

    Enti di natura privatistica e sindacale imposti dall’alto per di più frammetnati per settore di CCNL non possono che far presagire confermato in alcuni casi il solito carrozzone all’italiana.

  24. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie Alessio delle tue riflessioni, che aprono anche il fronte “Casse Edili”.
    Le Casse Edili, che sono un esempio della bilateralità più affermata, sono emblematiche: mi piacerebbe sapere cosa ne pensa un brasiliano (tanto per fare un caso) di un territorio (Italia) grande, se va bene, come la sua regione più minuscola e che da provincia a provincia cambia le regole di gestione della contribuzione e retribuzione (ciò che avviene in estrema sintesi con le CE) … probabilmente sentirebbe di non essere lui il … terzo mondo !
    Un sistema (dispendioso e farraginoso) di gestione inutilmente complicato e suddiviso secondo competenze provinciali e differenze che non hanno alcun senso.

    L’altro tema che tocchi, invece, va trattato con cura. Conosco Claudio quel tanto che basta per capire che i suoi interventi estremizzano per provocare (una sana discussione).
    Credo che dobbiamo stare attenti a non generalizzare.

    Mi spiego. E’ probabilmente lecito sospettare di “carrozzonismo” ciò che viene organizzato dai nostri amici delle OO SS (sia dei lavoratori che delle imprese), per come li conosciamo e li vediamo spesso intervenire nella realtà giornaliera.
    D’altronde questo sarebbe anche obiettivamente talvolta ingeneroso: non è razionale nè essere animati dal pregiudzio nè fare di ogni erba un fascio.
    Così, respingiamo per un attimo la (forte) tentazione dell’equazione EB=carrozzone.
    Nello stesso tempo aspettiamo a bollare gli EB come inutili.
    Cioè, non facciamo un’operazione attiva contro gli EB, limitiamoci a chiederci, e a chiedere a loro e a chi li sostiene, COME HANNO INTENZIONE DI FUNZIONARE.

    Io credo, e scusate se mi ripeto, che il vero scandalo sia tutto in questo teatrino prettamente italico, per cui laddove si cerca di imporre alcunchè agli EB (magari dei criteri di funzionamento, delle razionalizzaizoni, delle trasparenze) ci si sente rispondere che sono enti privatistici, che c’è l’autonomia delle parti, il ruolo sociale etc etc.
    Salvo poi invocare la loro valenza erga omnes, anzi ancora più subdolamente innescare meccanismi sociali, politici, pratici ed economici per cui non aderire agli EB diventa fortemente penalizzante (C Edile è un esempio ma da tempo non è più il solo).
    Questo, ovviamente, perchè a dettare i criteri dei sudetti meccanismi sono ancora – guarda caso -proprio le parti sociali che promuovono gli Enti Bilatrali , e da essi si fanno a loro volta promuovere.

    Insomma, a me non interessa “far fuori” gli Enti Bilaterali, mi interessa poterne dettae un funzionamento corretto e trasparente. Non mi interessa portare il discorso sul fatto che le partoi sociali oggi in Italia di corretto e trasparente hanno ben poco … argomnto troppo gande, meglio misurarsi sul piccolo e sulle cose concrete…

    per cui ….

    questi Enti Bilaterali possono funzionare ed essere realmente utili o continuano ad essere al servizio non della colletività ma, come ora, di chi li costituisce ????
    A questa domanda, credo non sia utile che risponda qualcuno di diverso da queste figure:
    - chi li costituisce e li fa funzionare;
    - chi li propugna come soluzione di diversi problemi;
    - ed anche chi, nelle realtà professionali e non, con gli EB stipula accordi ed individua “percorsi comuni”.

    Terreni minati, mi rendo ben conto … Pertanto, se qualcuno si sente provocato, sappia che non è casuale, ma soprattutto che è comunque il benvenuto in questa discussione,

  25. claudio.B scrive:

    Andrea Andrea Santanbroeus ti ha reso più buono ? ….
    Certo io provoco, ma avrei avuto piacere nel sentirmi dare una risposta in merito al perchè affidare ad enti terzi la gestione di “servizi ai dipendenti previo pagamento mensile” lì dove esiste già un ente statale preposto ed organizzato, l’INPS.

    Dò per certo che oramai con gli EB dovremo conviverci, ma vi chiedo: che tipo di convivenza sarà ? sopratutto lì dove gli enti stessi stanno facendo azioni coercitive legali per rendere obbligatorio erga omnes l’EB ? (Vedasi azioni legali del fondo est contro le aziende non iscritte ad alcuna associazione)…

  26. Andrea Asnaghi scrive:

    Claudio Claudio … la considerazione della figura di S. Ambrogio, che passa dalla passione e serietà verso la cosa pubblica alla passione nella fede darebbe spunti non secondari a questo discorso, non credi ?

    Ma tornando sul tema … non mi pareva di essere stato così tenero, anzi !
    Sugli EB come doppione di servizi meglio fruibili attraverso Inps la penso come te (poi sai … io, come te, più che dare risposte sto facendo domande ).

    E’ proprio la tua constatazione-domanda il cuore del problema: che tipo di convivenza con gli Enti Bilaterali ?
    Non stanno ad altre regole che non quelle dettate da loro (un po’ cone se il derby Inter-Milan fosse arbitrato da Mourinho) però vogliono imporsi a tutti ( e magari ci fossero solo azioni legali alla luce del sole …).
    E noi (professionisti) che facciamo ?
    E lo Stato dov’è ?
    E gli Enti Bilaterali cosa hanno da dire a loro fondamento/ragione ?

    Credo che chiunque esperto del mondo del lavoro, che non ragioni “di parte”, possa condividere (almeno parzialmente) queste riflessioni a ruota libera.
    Il vero problema è che nessuno vuole affrontare in modo serio queste questioni, rimandandole a meri rapporti di forza.

    Come si diceva, ritornando a Santambroeus, alle vecchie fiere milanesi: chi vùsa pùseè, la vaca l’è sua (traduz. per i non meneghini: chi urla di pìù conquista la mucca … ovvero il sinonimo della prepotenza ottusa).

  27. claudio.B scrive:

    Ti rispondo riportando quanto prevede la piattaforma di rinnovo del CCNL turismo 2009 :

    “Il sistema della bilateralità nel settore del turismo è caratterizzato da una significativa frammentazione, che ne limita l’efficacia sul versante dell’erogazione delle prestazioni, moltiplicando invece i costi derivanti dalle spese di gestione. Si propone di avviare un tavolo congiunto con le tre associazioni datoriali per verificare la possibilità di un unico ente bilaterale del settore. Questo è indispensabile se si vuole essere credibili se si intende avviare un progetto di reale mutualità. Nessuna esperienza di mutualità potrà essere avviata se non si ha un unico soggetto erogatore. L’esperienza del sostegno al reddito ha dimostrato, a fronte di una crisi dell’intero settore, e non sono di singola azienda, la propria incapacità a rispondere alla benché minima richiesta. Tale esperienza dovrà essere profondamente rivista al fine di indirizzare le risorse in direzioni più consoni alla bilateralità. In questo quadro occorre incrementare la quota di competenza delle aziende a favore della previdenza integrativa. In questo quadro dovrà essere pensate forme di sostegno a quei contratti di lavoro stagionali o frammentati per i quali l’ente bilaterale potrà avere un reale ruolo di erogatore di salario differito. Nel contempo andrà avviata un’indagine approfondita sul reale funzionamento degli enti bilaterali territoriali al fine di ricondurre la propria attività in sintonia con la propria missione di erogatori di servizi ai lavoratori e lavoratrici.!

    Direi molto significativo ….

    PS A far il Vin pensaghe ti che a far la vaca ghe pensa to mojer …

  28. Alessio.V scrive:

    Be che le strutture siano troppo frammentate ed in alcuni casi facciano cartello oppure ne nascano altre non allineate alle norme vigenti è un problema. Però il problema non è degli EB ma del DL a cui affida i denari suoi e dei lavoratori.

    Mi viene in mente il caso della edilcassa della regione Siciliana e dalla recente sentenza che la esclude dalla possibilità di rilasciare DURC per mancanza di rappresentanza e controllo a livello nazionale con tutte le ripercussioni sulle gare d’appalto.

    Se le prestazioni devono essere erogate in base a delle norme ritengo anche io che l’ente erogatore deve essere di emanazione statale e non privatistico per la tutela di entrambe le parti.

  29. Alberto scrive:

    Mi sembra opportuno precisare che gli enti bilaterali non sono nati con il fine di supportare chi
    resta senza lavoro, per questo ci sono gli ammortizzatori sociali, anche se quest’anno c’è stato
    un tentativo in tal senso. Il loro fine Principale era quello della formazione; in seguito si sono
    aggiunte prestazioni destinate ad alleviare costi di vario genere, quali: l’asilo, le tagesmütter,
    la formazione degli apprendisti, la malattia oltre il 180° giorno, ecc.
    Per quanto riguarda la trasparenza, l’E.B. del quale sono consigliere di amm.ne e non faccio,
    perlomeno ancora, parte dei trombati, su mia proposta, nominò all’atto della costituzione, e lo
    è tutt’ora, quale presidente del collegio sindacale, l’allora presidente prov.le dei consulenti del
    lavoro. Questo perché non c’erano, e non ci sono, riserve o retropensieri. Nel momento in cui
    abbiamo deciso di aderire alle richieste delle organizzazioni sindacali di costituire l’ente, ci
    siamo attivati, con tutte le migliori intenzioni di renderlo operativo e conveniente per tutti i
    relativi contribuenti, aziende e lavoratori.

    Cordialità.

    Dott. Alberto Petrera
    Capoarea Servizi sindacali – Consulente del lavoro
    Unione commercio turismo servizi Alto Adige
    Via di Mezzo ai Piani 5, 39100 Bolzano
    T 0471 310 501, F 0471 310 595
    apetrera@unione-bz.it , http://www.unione-bz.it

  30. Alberto scrive:

    Il sostegno è concesso a tutte le mamme che lo richiedono, come tutte le altre prestazioni sono
    concesse a tutti gli aventi diritto che le richiedessero. Ovvio, che l’E.B. opera su base mutualistica
    e se tutti gli aventi diritto chiedessero contemporaneamente tutte le prestazioni ci sarebbe un grosso
    problema finanziario.

    Cordialità.

    Dott. Alberto Petrera
    Capoarea Servizi sindacali – Consulente del lavoro
    Unione commercio turismo servizi Alto Adige
    Via di Mezzo ai Piani 5, 39100 Bolzano
    T 0471 310 501, F 0471 310 595
    apetrera@unione-bz.it , http://www.unione-bz.it

  31. Andrea Asnaghi scrive:

    Scusate l’assenza per motivi di lavoro.

    Direi che il brano riportato da Claudio è davvero molto significativo e non necessita di ulteriori commenti: anche chi opera negli EB comincia a porsi delle domande utili ed efficaci.

    Alessio sottolinea un problema che non tarderà a farsi strada: il visto degli EB sui Durc (che si aggiunge ad altri visti di legittimità che gli Eb pretenderebbero di apporre qua e là).
    Da questa pretesa di legittimazione e di applicabilità erga omnes nasce il problema fondamentale: perchè in tal caso il problema non si può dire, a mio avviso, che sia solo del DL che affida i suoi denari ad organismi “sbagliati”, il rpoblema è che tali organismi vengono per legge o per prassi individuati a prosi come criterio di legittimazione (di regolarità, anche contributiva o retributiva), ed è proprio lì che nascono i problemi.

    Alberto (ho scoperto che è un collega, passo al confidenziale) descrive una realtà che è particolare e, da quanto dice, funziona (evviva, lo dico con il cuore). Confesso che spesso ho avuto l’idea che alcune realtà(l’Alto Adige ad esempio) vivessero condizioni privilegiate per l’attenzione, la cura e la peculiarità del territorio e dei suoi abitanti (ma forse mitizzo io …).
    Come già dicevo, non si può bollare genericamente gli EB nè si può negare che esistano terreni fertili di azione mirata e concreta.
    Però Alberto non potrai negare nel contempo che vi sono in parallello situazioni ambigue e contraddittorie, che probabilmente non ti riguardano ma che nemmeno ti sono così lontane.

    Mi permetto di fare un piccolo esempio. A Milano (non Castelbello al mare, Mi-la-no) l’Ente Bilaterale del Commercio (i cugini di Alberto) dichiara irricevibile (IRRICEVIBILE) il piano formativo dell’apprendista stilato secondo le modalità canoniche previste dall’Ente Bilaterale e presentato da un’azienda iscritta all’Ente Bilaterale stesso, se la stessa azienda non è contemporaneamente iscritta anche all’Unione Commercio (con il pagamento della quota Ascom-Covelco).
    Lo ritengo un abuso di potere (per non stare a pesare le parole) significativo di un modo di essere Ente Bilaterale che forse (mi auguro) non appartiene ad Alberto, ma che sta prendendo piede.

    Se vogliamo fare un confronto su queste cose, io credo, caro Alberto, che chi come te ha a cuore un lavoro fatto con dedizione e passione non può non porsi a livello generale il problema di trasparenza, regole e razionalità a livello generale.
    Altrimenti non si capisce come mai a Bolzano i cdl saranno (immagino, spero …) fortemente innamorati del tuo Ente, come in altre parti d’Italia perplessi, se non addirittura adirati.

    Altro esempio: la gestione a dir poco clientelare che è stata fatta sugli ammortizzatori sociali (specie in deroga) da parte delle parti sociali, talvolta passando dagli EB.
    Nessuno nega che lo strumento degli EB non fosse nato per gestire gli ammortizzatori sociali, nè che non ci si poteva aspettare miracoli nel fronteggiare una crisi così vasta, ma che le risorse disponibili e l’attenzione degli operatori sindacali sia andata prevalentemente agli “iscritti” è innegabile… ci sono addirittura associazioni professionali (dei cdl) che hanno avuto la bella pensata di accordarsi con organizzazioni imprenditoriali per delegare loro i servizi di assistenza alle imprese per cig e mobilità, non perchè fossero impazziti ma (evidentemente) per la impossibilità del professionista normale di poter assistere convenientemente le proprie aziende in tal senso in settori “contingentati” …

    Non si tratta di schierarsi fra favorevoli e contrari …
    Ripeto, credo che ciascuno che abbia a cuore i problemi e non le rappresentazioni di parte non possa che desiderare regole serie e diverse dalle attuali.

    Ringrazio per la Vs. attenzione.

  32. AndreaS. scrive:

    Quello che dice il mio omonimo è molto grave.
    Questo Blog (Postilla) mi sembra molto serio, tuttavia, mi chiedo, è possibile che le cose che sono state dette siano vere ?
    Se così fosse, sarebbero gravissime e bisognerebbe denunciarle ad ogni angolo di strada !
    Dove opero io (Veneto) la situazione è differente, anche se non è tutto chiarissimo. Ecco perchè questo mio senso di incredulità.
    Grazie e scusate se non sono stato chiaro ma non sono molto pratico di come si interviene.

  33. claudio.B scrive:

    Gentile Andreas, io sono un professionista del nord est operoso. Seguo delle realtà lavorative del triangolo treviso venezia padova, quindi da quello stesso veneto da cui operi tu…
    Sarei curioso di conoscere la “situazione differente” che rilevi tu, per confrontarla fatti alla mano con le mie affermazioni.

  34. Alberto scrive:

    Chiedo scusa per l’assenza che mi porta a questo intervento fiume, per commentare i vari interventi succedutisi.
    1) Ritengo che trattandosi di un contratto collettivo, le parti stipulanti hanno l’autonomia, nel rispetto della legge, di stabilire ciò che ritengono giusto.
    2) condivido che il legislatore debba prendere una chiara posizione.
    3) Non c’è nessun obbligo di associarsi all’E.B., ma se ci si avvale del lavoro fatto da altri, devono essere valutati gli aspetti positivi e quelli negativi. Se dovessero prevalere quelli negativi, l’azienda ha la possibilità di non applicare quel certo ccnl e di redigerne invece uno proprio.
    4) E’ vero che chi gestisce gli E.B. sono terzi, ma è anche vero che sono terzi “particolari”, nel senso che sono anche i fondatori e che rappresentano sia le aziende che i relativi dipendenti e hanno, conseguentemente, la pretesa di conoscerne le problematiche ed i desiderata. Alle volte si riesce, sindacalmente, ad ottenere per le aziende dei vantaggi, soprattutto di carattere organizzativo, difficilmente raggiungibili, attribuendo all’E.B. delle prestazioni a supporto. Per es. a fronte del lavoro domenicale, la prestazione del rimborso totale o parziale dell’asilo (o Tagesmutter).
    5) L’esempio di Mourinho non è calzante. Più corretto sarebbe Campana, presidente dell’Associazione Calciatori. Infatti, i gestori dell’E.B. sono pariteticamente sia i rappresentanti della stragrande maggioranza delle aziende, e non di una sola, che dei lavoratori.
    6) Comunque faccio fatica a capire perché le associazioni, sia datoriali che dei lavoratori, non possono prevedere contestualmente agli aumenti retributivi anche degli obblighi di costo esiguo. Anche gli attacchi al Fondo Est non li capisco. E’ un tangibile aiuto ai lavoratori, ai quali, per contro, non costa nulla. Come non è un costo aggiuntivo per le aziende. La quota mensile è stata detratta dall’aumento che fu accettato di concedere durante le ultime battute della trattativa che ha portato al rinnovo del ccnl nel 2004. Infatti, quando si era chiusa la partita dell’aumento retributivo, i sindacati sono ritornati alla carica con la richiesta di costituzione del fondo di assistenza integrativa. La richiesta fu posta come propedeutica alla chiusura del ccnl. A quel punto fu accolta, ma alla sola condizione che il relativo costo fosse defalcato dagli importi già concordati. E così fu fatto.
    7) Debbo fugare immediatamente il dubbio di Andrea A. Anche a Bolzano le prestazioni sono subordinate alla correntezza contributiva dell’Ascom-Covelco. Per quanto riguarda l’appassionato trasporto dei CDL di Bolzano verso l’E.B., debbo ammettere che non c’è, anche se sono sempre più numerosi i CDL che lo fanno pagare. Probabilmente perché stimoltati dalle aziende e dai dipendenti che ritengono interessanti le sue prestazioni.
    Suggerisco di visitare il suo sito per avere un’idea più concreta: http://www.ebk.bz.it
    8) Avete mai sentito di una società di assicurazioni che offre risarcimenti a “non clienti”? Perché mai, allora, gli E.B. che vivono, su base mutualistica, dei contributi degli associati, dovrebbero erogare le prestazioni a chi non ha contribuito? Se così facessero, in un mese, e forse anche meno, dovrebbero chiudere. Ed al momento della chiusura gli iscritti, aziende e dipendenti, chiederebbero conto delle ragioni della chiusura, volendo anche sapere che diritto aveva di dilapidare i loro soldi, erogando le prestazioni a terzi. Anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che è un ente privato.
    Cordiali saluti.

  35. Andrea Asnaghi scrive:

    Sono anch’io particolarmente impegnato in questo periodo e quindi chiedo scusa se do l’impressione di interventi frammentari (d’altronde facilito la discussione).

    Senza intervenite nella domanda di Claudio ad AndreaS, nella mia minuscola esperienza (una soltanto) un Eb del Veneto non mi ha chiesto la prova del versamento della quota Ascom per dare parere positivo ad un profilo per apprendistato.

    Non sono d’accordo con Alberto, che vuole d’accordo una chiara posizione del legislatore (come me) ma che, per ciò che dice, vorrebbe probabilmente che questa posizione fosse nel senso di rendere obbligatori gli EB erga omnes.

    La mia posizione l’ho già espressa (e mi pare di trovare lo stesso “sdegno” in AndreaS , sia pure in forma “dubitativa”, ed in Claudio).
    Ritengo GRAVE che un Ente che si pone come sostegno e riferimento per le aziende che applichino un certo Ccnl pretenda come condizione preliminare che le aziende siano associate.
    Se mi permettete il paragone, e come se potessero usufruire della Cassa Edile (pur pagandola) solo gli associati ai firmatari del Ccnl edile.
    Se EB funzionasse come una “assicurazione” dovrebbe assicurare il proprio intervento a chi paga l’EB, e basta !!!

    Caro Alberto, la “libertà” di Ccnl – tanto dibattuta sui nostri Forum – è una BUFALA, che permette contemporaneamente:
    - di considerare i ccnl come base di riferimento per una serie di adempimenti essenziali (non ultimo, l’imponibile contributivo !)anche per i non aderenti;
    - di considerare intoccabile l’autonomia delle parti, che pertanto sul ccnl possono scrivere ciò che vogliono e condizionarvi anche i non iscritti.
    Cioè si permette alle parti sociali di girarla come si vuole: in caso di abuso, è autonomia, se qualcuno oppone la propria autonomia, c’è la “funzione sociale” (e nomofilattica, se vogliamo rischiare un termine) del ccnl.
    A me han sempre insegnato che “la botte piena e la moglie ubriaca” è un concetto in cui qualcuno rimane fregato.

    Le parti sociali sono per lo più dei banali fornitori di servizi che “conoscono le problematiche ed i desiderata” dei propri aderenti non di più (spesso anche di meno) dei LIBERI professionisti che li seguono, i quali peraltro , essendo liberi (nomen omen), non hanno nessun legame, convenienza, orientamento sponsorizzazione di tipo politico (quantomeno nella loro attività).

    Infine, Alberto, se mi consenti un’osservazione, è una CONTRADDIZIONE IN TERMINI dire che l’Est è gratis (“non costa nulla”) per i lavoratori ma che il suo importo è stato detratto dagli aumenti già previsti dal rinnovo arrivato in fase di definizione (“defalcato dagli importi già concordati”).
    (le virgolette sono le tue esatte parole)

    Ti ringrazio comunque, Alberto, perchè le tue parole sincere ci aiutano ad evidenziare le molte contraddizioni latenti nel nostro sistema, di cui gli EB sono probabilmente la punta dell’icebereg.

  36. claudio.B scrive:

    Senza volersi nascondere dietro un dito sappiamo tutti che la dichiarazione a verbale del Fondo EST sul fatto che è stato detratto dai futuri aumenti è un escamotage nemmeno tanto raffinato per cercare di considerarlo a tutti gli effetti parte normativo/economica e quindi obbligatorio anche ai non iscritti.
    Vedasi le cause pilota fatte dall’ente stesso !!!

    Siamo tutti d’accordo che in futuro dovremo fare i conti con gli EB, pertanto volenti o dolenti dovremo conviverci.

    MA partendo da questo presupposto allora si dovrebbe iniziare (come coraggiosamente stà facendo andrea con questo blog) ad affrontare i problemi e le contraddizioni e le prevaricazioni e gli errori che contraddistinguono gli EB per migliorarli e renderli maggiormente utili.

  37. Andrea Asnaghi scrive:

    Ecco Claudio , io questo sull’Est non volevo dirlo per gentilezza, ma l’hai detto tu e mi associo.
    La convinzione di aver fatto una bella cosa con il Fondo Est si fa con le cause pilota che si stanno intentando in alcune zone d’Italia (oppure con lettere giuridicamente minatorie, oppure con dichiarazioni capziose) o con una informazione capillare sui vantaggi dell’adesione al Fondo ed un’opera di convincimento di lavoratori ed aziende ?

    Ed ancora, abbiamo tutti una certa esperienza e ragionevolezza per comprendere che non tutto ciò che è fatto generciamente “a favore” dei lavoratori o delle aziende è bello, buono e giusto.
    Lo è se contemporaneamente è anche economico, razionale, funzionale, utile. E se è così, ha le armi al proprio interno per essere convincente (che non sono quelle dell’avvocato).

    Gli Eb ci sono, volenti o nolenti ( o dolenti, come dice Claudio …)
    Io VOGLIO convivere con gli EB, però mi pare che siano loro a non voler convivere (più che con me) con regole e logiche di trasparenza ed efficacia.

  38. dario montanaro scrive:

    Ciao a tutti,
    condivido pienamente la riflessioni dalle quali scaturisce il concetto che gli EB farebbero meglio a “convincere” piuttosto che a “costringere” di conseguenza, una volta verificata la convenienza così tanto “palese ed ovvia”, sarà altrettanto ovvio che chi rintraccerà nell’adesioni convenienze individuali (lavoratori) o collettive (aziende) naturalmente (e magari volontariamente) aderirà agli EB. Inoltre, non vorrei fare polemica ma francamente non vorrei neanche essere considerato uno sciocco, mi riferisco a chi sostiene candidamente che l’adesione agli EB (fon ter in particolare) non costa nulla perchè la quota sarebbe stata concordata in luogo di un aumento contrattuale! se questo è vero allora mi chiedo perchè si è scelta questa “discutibile strada” attraverso la quale si è affidato al datore di lavoro l’onere di “stornare” questo denaro nell’adesione agli EB! forse si poteva più semplicemente far corrispondere l’aumento contrattuale (che tutti i DL erogano senza fare questioni) e poi chiedere ai dipendenti stessi di aderire spontaneamente e volontariamente agli EB!!!!! a mio parere le adesioni sarebbero state infinitivamente più basse di quelle che ad oggi sono arrivate al sistema degli EB, questo perchè, sempre a mio parere, un’altra grossa bufala e quella che: “le parti sociali intrpretano i bisogni essenziali della base e ne conoscono i desiderata”, se questo corrispondesse anche solo parzialmente al vero allora questa discussione non esisterebbe. La verità è che le parti sociali non rapprentano nessuno! sono ASSOLUTAMENTE autoreferenziali e si pongono obbiettivi e finalità che nulla hanno a che fare con lavoratori ed aziende “reali”. Purtroppo alla fine il problema generale del paese e, particolare degli eb e della validità dei ccnl, rimane l’efficacia del sistema di rappresentanza e delega delle parti sociali. Il malfunzionamento del sistema di rappresentanza fa comodo a tutti e nessuno si preoccupa di valutare i disastrosi effetti che, la lontanza tra chi stabilisce le regole ed i soggetti che dovrebbero applicarle, sta generando a danno del sistema economico del paese. Ancora una volta non riesco a comprendere come mai le organizzazioni più importanti non facciano il passo più logico contare i numeri dei propri iscritti, farsi riconoscere e di fatto applicare l’art. 39 della costituzione! ma questa forse è un’altra storia!
    buona domenica a tutti

  39. dario montanaro scrive:

    dimenticavo, l’esempio delle assicurazioni può anche calzare, ma aggiungerei che il sistema assicurativo dell’inps rappresenta la RC obbligatoria, mentre il sistema degli eb rappresenta le polizze Kasko che notoriamente sono volontarie ed io reputo anche convenienti ed opportune…ma non obbligatorie…

  40. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie Dario, sono contento di vedere che hai seguito l’argomento e dell’apporto che continui a dare.

    Avviso ai naviganti. Per quanto possa essere lungo scorrere gli interventi, non sarà possibile seguire il filo del discorso senza leggerne alcuni davvero significativi.

    Sulle osservazioni di Dario, mi permetto di agganciarmi per sottolineare un pallino mio, quello della AUTOREFERENZIALITA’ delle parti sociali.

    Anch’io, e forse non siamo pochi, penso che sia questa la radice del problema di cui stiamo discutendo, insieme alla voluta disapplicazione del famoso art. 39.

    C’è un’impalcatura sociale in cui vengono scritte regole e istituiti organismi più utili a se stessi e a chi li promuove che non alla collettività.
    E da questo punto di vista, che non riguarda solo gli gli Enti Bilaterali ovviamente, il problema non è di una determinata categoria (ad esempio, i consulenti del lavoro), magari da cooptare in qualche iniziativa in modo da “aggiungere un posto a tavola”, ma della intera SOCIETA’CIVILE.

  41. GiuDeBe scrive:

    Il discorso sta diventando molto complesso ma di una cosa sono certa, Dario Montanaro ha ragione !

    Se avessero chiesto a me, che sono una semplice dipendente, avrei preferito un aumento all’assicurazione, così non ho avuto ne l’uno nè l’altro perchè il mio boss dice che non è obbligatorio !

    Una mia amica che invece ce l’ha dice che solo una sua collega ha avuto un rimborso ma misero.
    Vedo spesso nel lavoro regole senza senso e tutto questo mi è incomprensibile.
    Ornella che è intervenuta all’inizio aveva propio ragione !!!

  42. AndreaS. scrive:

    Ho riletto alcuni interventi e sento il bisogno di precisare: non volevo essere dubitativo.
    Lavoro in provincia di Verona e con alcuni enti ho sviluppato una certa collaborazione.
    Capisco che la situazione generale è di conflitto, ma credo che una buona collaborazione può risolvere molti problemi.
    Comprendo e in buona parte condivido quello che è stato scritto qui, comunque mi sembra che il conflitto sia più che altro di principio.

  43. Andrea Asnaghi scrive:

    Cara Giu (Giulia …Giuditta… Giustina …?)DB,
    simpatici i tuoi interventi-spot (da cdl e datore: mi complimento vivamente per il fatto che arrivino sempre in giorni/orari non lavorativi !).
    Il problema non è chi ha ragione e chi no (purtroppo non è così immediato) ma comunque il tuo parere è prezioso (anche perchè rappresenta un punto di vista qui non usuale). Grazie.

  44. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro AndreaS, puoi essere dubitativissimo ed anche contrario, ci mancherebbe !

    Premesso che, coem detto, non ho visibilità sul Veneto, sulla collaborazione con gli EB (che anch’io in alcuni casi ho mandato avanti) c’è un discorso molto chiaro da focalizzare, a mio avviso.

    Gli EB ci sono, i nsotri clienti a volte vi aderiscono, a questo punto si cerca di utilizzarli al meglio (magari supplendo a qualche loro carenza di informazione: siamo abituati da decenni in cui facciamo lo stesso con lo Stato e la Pubblica Amminstrazione ! :-) ).

    Smessi i panni di servizio prfoessionale, anzi forse con ancora addosso gli stessi panni, il problema della reale utilità e del funzionamento degli EB dovremmo invece porcelo, non “di principio” (credo che intendessi come una specie di battaglia ideale) ma per questioni molto pratiche, che sono quelle già a vario titolo descritte nel corso degli interventi: inutile onerosità, abusi di potere, rallentamento e ostacolo dell’attività delle aziende, concorrenza sleale, adempimento scorrettod i compiti istituzionali.

    Con questo non si dice che gli EB siano il Male, solo che presentano diversi punti di estrema criticità.
    Che pur permettendo, nell’immediato, anche una collaborazione, ci/mi spingono a pensare che una decisa virata di tendenza da ogni punto di vista (legale, istituzionale, organizzativo, istitutivo) sia necessario.

    Non so se tu sia un mio collega, ma non a caso è un problema molto sentito dalla nostra categoria(a giudicare dagli interventi a livello di confronto nazionale , rilevabili sia dai notiziari sindacali che da quelli istituzionali).

    D’altronde credo che sia proprio il livello fiduciario che ci lega ai nostri clienti ciò che ci fa affiancare alle loro preoccupazioni ed ai loro problemi, oltre che ai nostri e a quelli, ripeto, della società civile in cui viviamo.

  45. DavideB scrive:

    Ciao Andrea, ciao Claudio e ciao a tutti quanti (belli e brutti!).
    In passato ho avuto esperienze alquanto negative circa gli enti bilaterali. Non entro nella problematica relativa al diritto di libera associazione, piuttosto che alla parte economica o normativa dei CCNL, ma vorrei raccontare quanto successomi:
    Azienda Artigiana metalmeccanica NON iscritta a CNA. Visita ispettiva. Contestazione da parte degli ispettori INPS e recupero della fiscalizzazione relativa ai Contratti di formazione, in quanto l’azienda non ha versato la contribuzione agli Enti Bilaterali (!!!). Ricorso in varii gradi sinchè l’INPS si ritira dalla causa in quanto le argomentazioni portate dall’azienda sono fondate ed un’ulteriore causa sarebbe costata troppo senza dar loro la sicurezza di recuperare tutti quei soldoni che avevano contestato (sono passati ben 9 anni!!!).
    A parte il fatto che gli ispettori INPS avrebbero potuto tener conto di quanto dichiaratogli in sede di ispezione (e qui altro problema, ovvero il raggiungimento del “budget” che fa diventare inique le contestazioni mosse, n.d.r.), ma l’aver inserito nei CCNL – senza chiarezza – l’obbligatorietà dell’iscrizione agli Enti Bilaterali, conduce su una strada tortuosa e piena di insidie che una volta imboccata, non sai mai quanto ti potrà costare e quanto potrà erogare. In Toscana l’ente bilaterale del turismo, organizza corsi di qualificazione professionale della durata di tre mesi con frequenza di due giorni alla settimana quando va bene. Orbene una persona che ha frequentato un simile corso, si avvale della qualifica di Barman 4° livello (ad esempio) senza sapere cos’è uno Spritz o come si fa un Bellini, piuttosto che un Kir Royale (!) ottenendo il risultato che le aziende non li assumono perchè costano troppo. D’altronde una cosa positiva ce l’hanno ………. o no?

  46. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Davide, ricambio il saluto non solo personalmente ma anche per la categoria a cui appartengo (i brutti).

    Parlando di EB, che è un argomento cruciale (ovvero un crocevia di considerazioni) inevitabilmente si intersecano altri temi, come quelli che tu tocchi: un certo metodo oppressivo e formale di fare verifiche ed ispezioni e la scarsa e velleitaria qualità della formazione professionale.
    Grandi argomenti, che non è detto non verranno trattati prima o poi , ma che qui amplierebbero troppo il nostro dibattito (e di cui non possiamo imputare – obiettivamente – ogni “colpa” agli Enti Bilaterali) .

    Se però mi permetti, le tue osservazioni mi danno lo spunto per evidenziare due cose, nel solco delle tue esperienze.

    1. Una politica aggressiva e di forzatura riguardo agli EB ha trovato non poca sponda in alcune posizioni della P.A., come quelle che tu, Davide, hai ricordato.
    Dall’esterno, senza retropensieri, sembra quasi che siano state mosse tutte le pedine strategiche per cercare di chiudere un cerchio, fortunatamente ancora non chiuso ad oggi.
    A chi giova tutto ciò ? E’ utile, ragionevole, intelligente ?

    2. Se c’è un argomento su cui gli Enti Bilaterali potrebbero offrire un efficace contributo, sicuramente è il campo della formazione professionale.
    Ma se poi questo contributo si limita ad un lavorìo per capire chi è associato o no ad Ascom (così è stato nei pareri favorevoli finora ottenuti, del resto il progetto formativo era uno standard, a cui, in un caso, non ci siamo nemmeno attenuti) beh allora non stento a credere a quel che dici.
    Del resto di corsi di pseudo-qualificazione professionale ne vediamo a iosa, e perpetuano quel senso di non-competenza che deriva dalla scuola e che è il male maggiore del nostro modo di intendere la formazione.

    (comunque, non amo i cocktail e se proprio devo il mio preferito rimane il Bronx).

  47. claudioB scrive:

    Senza troppo tediarvi vorrei citare una parte dell’intervento, che trovo molto significativo di un certo modo di pensare, della dott.ssa Staiano rocchina avvocato dell’Adiconsum, della Cassa Edile e della Filca-Cisl di Salerno e Responsabile Sportello Mobbing Cisl di Salerno, Membro del Collegio dei Probiviri della Cisl Regionale, docente di medicina del lavoro università di teramo:
    …omissis…Sulla base del quadro normativo, si sono creati due opposte opinioni: la prima, considera gli enti bilaterali “come una sorta di frontiera del futuro, come il modo specifico con cui i sindacati possono ri-valorizzare la loro funzione” e la seconda, invece, li considera come “strumento di … corruzione delle stesse funzioni naturali della rappresentanza sindacale”. A mio avviso, la bilateralità, con la sua istituzionalizzazione nella l. n. 30/2003, può rappresentare un sistema di implementazione della partecipazione diffuso in tutti i settori e in tutti i territori.

    e vorrei aggiungere altri due spunti
    1- la bilateralità rappresenta un contributo efficace ed una risposta adeguata al bisogno di consolidare una democrazia pluralista in cui l’espletamento delle funzioni sociali (in senso ampio) non può essere riservato all’apparato pubblico e alla mera amministrazione – centrale o periferica che sia – ma deve coinvolgere direttamente le rappresentanze sociali che nelle società avanzate sono costituite innanzitutto (anche se non solo) dalle grandi organizzazioni sindacali. Questo naturalmente è tanto più vero per le materie economico-sociali riguardanti il lavoro, i diritti sociali e le condizioni di vita dei lavoratori, e soprattutto non significa certamente che si riduca lo spazio della libera negoziazione, che anzi così si accresce, dal momento che gli enti bilaterali e le loro stesse competenze traggono radici e sostentamento dall’azione contrattuale tra le parti (Acocella, Biz e Lai 2002).

    2- rappresentano lo strumento di attuazione ed amministrazione del contratto collettivo in aree e settori produttivi nei quali la parte datoriale è frammentata ed è soggetta ad un alto tasso di variabilità, con conseguente frammentazione e variabilità della rappresentanza dei lavoratori (Cester 2003, 212)

  48. Andrea Asnaghi scrive:

    Spunti molto interessanti Claudio e che permettimi di valorizzare in senso positivo, per cominciare a tirare alcune somme del discorso, senza con questo volerlo in alcun modo concludere ma lasciandolo APERTO come è stato finora.

    La demonizzazione degli Enti Bilaterali (e attraverso essa delle parti sociali) non è costruttiva; anche se spesso le parti sociali svolgono un ruolo autoaffermativo ed autoreferenziale sicuramente dannoso del sistema(ai militi del parassitario) , senza di esse non si va comunque molto lontano: la segmentazione e l’individualismo rimangono comunque problemi che attanagliano il mondo del lavoro almeno tanto quanto il concertativismo.

    Nemmeno lo svilimento pragmatico-utilitaristico degli Enti Bilaterali appare un atteggiamento realista: nella cruda realtà italiana ogni cosa per mettersi in moto ed affermarsi pare (purtroppo) abbia imprescindibilmente bisogno di un certo coefficente di inefficenza inerziale, di burocrazia pseudo-rappresentativa e di dispersione di risorse.

    Pure un atteggiamento di concorrenza contro gli Enti Bilaterali rischia di non essere efficace, innanzitutto perchè il servizio del professionista si muove su un altro piano e poi perchè ormai è innegabile l’orientamento del legislatore verso la gestione attraverso gli EB di alcuni fenomeni di importanza sociale.

    Ciò detto, proprio i problemi sopra evidenziati devono essere in qualche modo risolti attraverso un confronto serio rivolto agli Enti Bilaterali e a chi ne propaganda la positività.

    1. l’autoreferenzialità si deve trasformare in un fenomeno di collaborazione positiva verso il bene comune, che non sempre corrisponde al bene della propria organizzazione (il concetto è di stampo vetero-marxista ma anche liberista: ciò che fa bene “al progetto ideale” fa automaticamente il bene delle persone – mica vero, e le prove sono evidenti, soprattutto quando il progetto ideale perde il riferimento con la realtà diventando fine a se stesso).

    2. l’efficenza e l’economicità devono rimanere un fine imprescindibile, altrimenti rischiamo che tutto finisca, come spesso, in mille commissioni e iniziative discutibili ed autocelebrative: siamo nell’epoca della comunicazione ma dovremmo ricordare che non esiste solo ciò che viene rappresentato, anzi è in fondo vero l’esatto contrario.

    3. la sussidiarietà dei servizi è un bene se si afferma con obiettivi di reale servizio ed in un clima di leale e corretta competizione, altrimenti è solo una prepotenza ed una imposizione che fa rimpiangere (per sprechi, effetti ed abusi) il peggior statalismo e centralismo.

    4. la collaborazione fra professionisti ed Enti Bilaterali si realizza efficacemente (cioè per il bene comune) solo con queste premesse: altrimenti è soltanto un’unione che fa la forza dei contraenti – ovvero rafforza le posizioni ed i privilegi (veri o presunti) di ciascuno – e che assomiglia più che altro ad una tregua armata in cui ciascuno crede di essere più furbo dell’altro.
    In questo senso prima di parlare di ogni possibile “alleanza” con gli Enti Bilaterali si dovrebbe porre la pregiudiziale di un loro corretto funzionamento ed inquadramento.

    Queste potranno sembrare parole dure ma sono in fondo solo posizioni chiare che hanno come proiezione ed obiettivo lo sviluppo della società civile (ed oggi si parla di Enti Bilaterali ma domani potremmo affrontare altri argomenti più scomodi, per la categoria di chi scrive, con lo stesso spirito).

    Mi scuso infine per il coefficente di eventuale utopia di queste riflessioni.
    Io non vorrei essere scambiato per un idealista, e coltivo l’ambizione (magari non riuscendoci) di essere un realista positivo e progettuale. Cioè uno che guarda in faccia alla realtà per quello che è ma non perde l’esigenza di vederla migliorare.

    L’idealista parla (anche) di Enti Bilaterali confrontandosi solo con ciò che idealmente rappresenterebbero e non con quello che essi sono oggi e che i problemi che presentano.
    Il realista cinico pensa o al modo di abbatterli o al modo di trarne profitto e protezione.
    Il pessimista pensa che tanto non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole.

    E a me non immaginate quanto secca dover constatare che, magari anche solo indirettamente, han ragione i pessimisti …

  49. ugo fonzar scrive:

    Leggo ora questo bel post che collegherei (scusa l’antipatica autocitazione) con i poteri dati agli OP con l’ultima modifica del 81 effettuata con il 106 (il link del mio intervento si chiama D.Lgs. 106/09 e modifiche all’art. 30 del D.Lgs. 81/08: cosa cambia?)

    grazie Andrea Asnaghi!

  50. I quesiti sul decreto 81/08: la formazione con gli organismi paritetici | studioFonzar's Blog scrive:

    [...] Segnalo infine questo post su postilla molto interessante e comunque collegato! http://andreaasnaghi.postilla.it/2009/12/01/enti-bilaterali-sono-utili-veramente/ [...]

  51. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie a te Ugo !

    Ora tocca a me dire : “ci siamo capiti” ! :-)

  52. Al scrive:

    Gli integratori alimentari sono utili a chi si alimenta male o in modo insufficiente …
    L’assistenza sanitaria integrativa è utile quando quella statale di base non funziona …
    La previdenza integrativa è utile quando quella normale non basta …

    perchè in Italia non si riesce a ragionare nel senso di aggiustare ciò che non funziona, anziché creare altre “macchine” imperfette ? …

  53. Andrea Asnaghi scrive:

    Hmmm Un Alberto curiosamente lapidario …
    che si prende una risposta lapidaria.

    Se gli Enti Bilaterali fossero solo una integrazione, avresti (quasi) ragione; essi però sembrano più acquisire il ruolo di “declinazione”, ovvero ad essi sembra destinata l’individuazione di modalità concrete su grandi temi(formazione, organizzazione territoriale di servizi, ammortizzatori, sicurezza, partecipazione economica dei lavoratori) attraverso cui prendano corpo quelle buone prassi partecipative che sono il cuore delle relazioni industriali.

    E proprio in funzione di questo ruolo strategico bisogna che funzionino bene, equamente e con trasparenza.

    Altrimenti è come creare cose inutili su cose inutili, e su questo (integrativa o costitutiva che sia la loro funzione) non posso darti torto …

  54. ClaudioB scrive:

    Riprendo il post perché l’argomento mi stà particolarmente a cuore e lancio una NON provocazione, nella fattispecie concreta riferita al fondo EST e al famigerato art.95:
    Ogni azienda, associata o meno all’associazione di categoria, aderendo al fondo est, dovrebbe contestualmente inviare una raccomandata al fondo quali responsabili e riservandosi di chiedere il danno, se sul mercato si trovino assicurazioni private concorrenziali rispetto alle prestazioni offerte dal fondo stesso, in quanto trattasi il loro di monopolio illecito.

    “Art.95 CCNL …Non è, inoltre, consentito ai datori di lavoro stipulare polizze, a favore dei dipendenti,
    alternative a quella prevista dall’art. 95 del presente CCNL e deve ritenersi irrinunciabile ed
    inderogabile il diritto del dipendente a detta Assistenza Sanitaria Supplementare.”

  55. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Claudio,
    ho meditato un po’ se e soprattutto come risponderti.
    La piccola battaglia che personalmente conduco non certo contro gli Enti Bilaterali o le parti sociali, ma contro una attuale marcata degenerazione dell’uso dei primi e dello strapotere delle seconde, non mi provoca particolari simpatie, anche dentro la nostra categoria, in cui molti sono pronti a scandalizzarsi e un minuto dopo all’inciucio (come ho avuto modo di sottolineare, spesso a vuoto, in altre sedi più appropriate).

    La tua non è una provocazione ma una seria riflessione che potremmo chiamare “una finestra sul futuro”.

    Sul Fondo Est bisogna anzitutto osservare una questione di metodo: aperte le polemiche sulla obbligatorietà del Fondo o meno (la solita querelle su parte economico-normativa e parte obbligatoria dei ccnl…) ecco che interviene puntuale una rettifica dell’art. 95 del ccnl (goffamente mascherata sotto il nome di “versione definitiva” o di “puntualizzazione”) che cambia finalità e scopo del fondo, facendolo così diventare un trattamento economico, da cui discenderebbe l’obbligatorietà dello stesso.
    Il fine giustifica i mezzi: se per esser obbligatorio si fosse dovuto dichiarare che il Fondo Est era … che so … … una rondine, una chiave inglese, un mobile antico … beh che problema c’era ? le parti sociali si radunavano e stabilivano “autenticamente” che l’Est era una di queste cose …
    A Roma mi sembra si dica ” se le suonano e se le cantano”, cioè fanno e disfanno le regole del gioco a loro piacimento.

    Certo, un intervento del garante della concorrenza non ci starebbe male, anche se (ne sono sicuro) tutto verrebbe fatto passare sotto l’egida della libertà sindacale ed associativa.

    Il problema è che le risorse del Fondo est, così come quelle destinate alla bilateralità in genere, sono poi utilizzate (leggi: sprecate) secondo logiche che conosciamo molto bene; si organizza l’osservatorio X,il convegno di sensibilizzazione Y, la mostra Z, la commissione Zip, il tavolo di concertazione Zap, la linea editoriale Zup, i corsi di formazione Zop(pi), cioè si distribuiscono cariche, incarichetti e prebende varie, riservandosi poi di gestire le briciole per i fini reali. D’altronde perchè stupirsi ? io è che quello che ho visto fare pressocchè da quando sono nato ( e non è esattamente ieri). Ovviamente la conquistata posizione di monopolio (anzi peggio, di obbligo normativo) non favorisce certo una gestione accorta.

    Chiudiamo la finestra sul futuro con una osservazione lapidaria: se è vero che la bilateralità è il futuro, QUESTA bilateralità è il ritorno al peggior concertativismo e corporativismo ed uno schiaffo ad una reale modernizzazione del nostro Paese.

    Non so se detta così farà più effetto … spero solo che un giorno ripescando queste righe qualcuno non dica “era tutto vero” ma … “si sbagliava”,

  56. ClaudioB scrive:

    Già, però ci tengo a sottolineare che ho lanciato una FORMA CONCRETA di tutela delle aziende, contestualmente altra FORMA CONCRETA potrebbe essere una richiesta ufficiale di BILANCI TRASPARENTI E PUBBLICI e soprattutto di INFORMAZIONE DI COME VENGONO DESTINATE LE RISORSE al fine di capire finalmente a chi vengono e secondo quali percentuali ridistribuiti i fondi (quanto a questo sindacato, quanto a quello, quanta parte alle aziende iscritte all’associazione e quanto alle aziende non iscritte…)

    Non mi sembrano due azioni impossibili, ma anzi le ritengo di carattere garantistico e democratico.

    Parafrasando: “Se non puoi combatterli almeno puoi CONTROLLARNE L’OPERATO…”

  57. Andrea Asnaghi scrive:

    Sul Fondo Est già Dario Montanaro, nel precedente post n. 38, faceva una affermazione di assoluta coerenza logica: se si fosse voluto creare un fondo utile per i lavoratori per l’assistenza sanitaria integrativa (con costi e prestazioni competitive ed interessanti) , sarebbe bastato riconoscere l’aumento reale in termini retributivi, e promuovere adeguatamente le prestazioni del fondo, lasciando poi ai lavoratori la libertà di adesione o meno al fondo o di scelta di altri strumenti.
    Qui invece si profila una sorta di “sussidiarietà obbligata” che non fa bene a nessuno.

    Claudio, tu vieni dalla mia parte: se leggi tutti gli interventi qui vanno in un’unica direzione e cioè che GLI ENTI BILATERALI FUNZIONINO IN MODO CORRETTO E TRASPARENTE, il che vuol dire, tanto per fare due idee.
    - bilanci pubblici e trasparenti, corredati da nota integrativa sulla destinazione delle risorse;
    - criteri di gestione sottoposti a regolamenti normativi;
    - divieto di operare in senso promozionale verso le associazioni di categoria e le OO SS ed i loro servizi (o verso i servizi di altri associati).

  58. ClaudioB scrive:

    Rimarrebbe fuori il discorso del MONOPOLIO ILLEGITTIMO ….

    Ora, a fronte di tutti gli spunti indicati, sempre parafrasando : non chiediamoci cosa gli enti bilaterali possono fare per noi ma cosa noi possiamo fare per (migliorare) gli enti bilaterali? …

  59. amabile scrive:

    Buondì..
    chi mi conosce sa che sono il direttore di un ente bilaterale.. ovvero di un ente a statuto unificato, che riassume la storica scuola edile e lo storico cpt della mia provincia friulana. Mi permetto di dire che non so se – per dire che funzionano in modo corretto e trasparente siano sufficienti
    - bilanci pubblici e trasparenti, corredati da nota integrativa sulla destinazione delle risorse;
    - criteri di gestione sottoposti a regolamenti normativi;
    - divieto di operare in senso promozionale verso le associazioni di categoria e le OO SS ed i loro servizi (o verso i servizi di altri associati).

    Si sono elementi utili e interessanti, ma credo che ci siano altri indicatori, ovvero banalmente qualità, quantità ed affidabilità dei servizi erogati, livello di conoscenza da parte di utenti e territorio, relazioni utili con lo stesso, capacità di intervento..
    I bilanci sono una cosa che pochissimi sono in grado di leggere e anche le relazioni o le certificazioni.. insomma sono contributi che si possono pagare.. perchè ci sono professinisti eccezionali sul mercato capaci di far dire ai numeri…quello che la loro voce non sapebbe dire.
    Io credo ancora nel buon senso, e nelle cose realizzate.. Certo per migliorali, bisogna cominciare a cercarli.. e a stimolarli, provocarli .. e quindi rendere trasparente quello che rischiano di fare solo tra le loro mura..che non hanno voce possono anche nascondere… tante carte, consigli di amministrazione, incarichi e …. gran poca efficacia

  60. Andrea Asnaghi scrive:

    Dunque, anzitutto permettetemi una presentazione.

    “amabile” dovrebbe essere (se la perspicacia non fallisce a quest’ora) la d.ssa Turcatel del cefs friulano, di cui ad un post (qui su Postilla) di Andrea Rotella del 4.1. 2010 (ovvero non ci conosciamo assolutamente ma ne ho sentito parlare – e bene) .
    Un intervento particolarmente qualificato, non perchè tutti gli altri non lo siano ma perchè mettersi in gioco in prima persona è stimabile ed apprezzabile.

    Devo dire che questo intervento mi piace e mi sembra molto costruttivo.
    Se ne interpreto bene il senso, ci invita a a guardare lo spessore e la attività di un ente bilaterale (quale è anche un cpt a tutti gli effetti) e quindi ad operare un confronto sul suo indice di utilità (posso esprimermi così ?) e di incidenza sul territorio.
    Osservazioni che ritengo centrate e che condivido (anzi, che mi inducono a riflettere).

    Nel porgere alla new-entry il benvenuto a questa accesa discussione di cuori appassionati (così siamo, pur nei nostri limiti non vi sono difese di steccati e di esclusive ma solo sane e documentabili preoccupazioni di onestà intellettuale e di senso e passione civile e professionale) mi permetto di rivolgerle questa domanda: cosa pensa ( a partire dalla sua esperienza “interna”) della diffidenza – qui manifestata a piene mani – verso gli enti bilaterali ?

    c’è ragione di credere che, senza nemmeno lontanamente pensare di poter fare a meno di una sana bilateralità, una buona parte di essi, senza colpevolizzare nessuno, allo stato dell’arte di oggi siano dei meri carrozzoni – contenitori di pseudorisorse e traino alle organizzazioni ?

    la storia (ventennale, trentennale ?) dei cpt edili (perlomeno di alcuni, ben funzionanti) forse risulta essere un concetto a parte
    ma anche in questo caso, siamo sicuri che le (obiettivamente) ingenti risorse a disposizione del settore edile vadano per la maggior parte a buon fine ?

    aggiungo una considerazione personale in particolare (e mi scuso anticipatamente se l’ora non mi consentisse una maggior lucidità…): un ente (qualsiasi) che offre servizi e che nel contempo contribuisce a definire le regole (o le condizioni di legittimità/fattibilità, il che è anche peggio) non si pone nella difficilmente sostenibile posizione dell’ “arbitro-giocatore” ?

    Grazie in ogni caso dell’intervento (spero di essere stato abbastanza ospitale e concreto) e di quelli futuri che vorrà regalarci.

  61. amabile scrive:

    Ebbene si, sono io..
    Vengo alle cortesissime domande..

    a. Cosa penso (a partire dalla mia esperienza “interna”) della diffidenza – qui manifestata a piene mani – verso gli enti bilaterali ?
    Penso che sia spesso motivata.. se non altro dal fatto che ve ne sono molti, percè tutti riferiti a diversi comparti e tutti spesso declinati dal livello nazionale – solo politico, poi Regionale – diciamo intermedio, fino al livello provinciale – usualmente e finalmente livello tecnico e quindi operativo..

    b.Concordo sul fatto che c’è ragione di credere che una buona parte di essi, senza colpevolizzare nessuno, allo stato dell’arte di oggi siano dei meri carrozzoni – contenitori di pseudorisorse e traino alle organizzazioni ?
    Portroppo non sta a me dirlo.. ma reputo, che utilizzando il criterio che ho proposto, chi contribuisce alla loro esistenza – appunto con contributi di natura finanziaria, potrebbe a buon titolo esercitare un ruolo attivo e ottenere le risposte dovute. Ovvero i carrozzoni.. e non solo quelli degli Enti bilaterali, ma un pò molte situazioni.. faccio riferimento agli Ordini Professionali, per esempio.. spesso esistono e rimangono sopiti organismi pieni di cariche e di poca attività effettiva, perchè gli iscritti accettano la situazione.. pinguemente.

    c. In merito alla storia (si circa trentennale) dei cpt edili (non pochi dei quali garantisco sono ben funzionanti) è effettivamente un concetto a parte.. In relazione alle
    risorse a disposizione del settore edile.. beh non sono convinta che siano sempre andate a a buon fine.
    Ritengo però che visto che tutti noi abbiamo un bilancio vero, con un collegio dei sindaci, che è tale e che nei prossimi anni saremo in dovere anche di certificare.. beh, noi no.. non avremo più scusanti.

    In merito al ruolo di “arbitro-giocatore”.. lasciami pensare.. anch’io ho molti molti dubbi..e alcune idee.

    Sei stato ospitalissimo. Tornerò a breve

  62. ugo fonzar scrive:

    con una persona così dentro un ente bilaterale io ci metto la firma che funziona alla grande! :)

  63. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie , amabile di nome e di fatto.

    Parto dalla osservazione di Ugo: la storia è fatta dalle persone. Che lavorano con passione, tenacia, competenza e dedizione ce ne sono parecchie in Italia e ovunque si trovino … seminano bene.

    Tuttavia, bastasse questo pensiero, staremmo dibattendo da “predicatori” (cosa che talvolta ci capita…) e non da tecnici e professionisti quali cerchiamo di essere (per riguardo verso Ugo, non uso la parola “consulenti” verso cui lui ha pubblicamente confessato più volte di avere qualche remora :-) ).

    Il problema, peraltro, non è nemmeno dibattere sulla “liceità ontologica” degli enti bilaterali, che ci sono, esistono, e se Dio vuole, prima o poi (e qualcuno anche già da un po’ …) potranno concorrere al miglioramento ed alla modernizzazione del sistema Italia.

    Il problema è proprio sulle regole e modalità di funzionamento, da cui (come sottilmente sottintende Amabile) si evince l’utilità e l’efficacia di tali enti.

    A cominciare dalla loro dipersione e frammentazione, che fa più ipotizzare un sistema di commissioni, carichette ed incarichi che non una reale preoccupazione operativa – e siamo al punto a.
    E a continuare con la funzione promozionale e di traino di servizi delle organizzazioni costitutive degli enti, e siamo al punto d, che in alcuni settori rischia di rappresentare un vero e proprio disturbo della concorrenza.
    E non è tanto, mi permetto di aggiungere, un dispiacere a questo o quel consulente che perde qualche affare: la mia vera pèreoccupazione (sarò un idealista) è verso una gestione “un pochino” clientelare di temi ed argomenti (formazione e sicurezza per dirne due) troppo importanti per essere risolti con il motto italiota “se c’hai la tessera giusta va sempre bene tutto”.
    E su questo argomento spero di ritornare con vari esempi su Postilla.

    Il discorso del bilancio, dei carrozzoni e delle risorse mal utilizzate potrebbe cominciare – e ne convengo decisamente – con un “chi è senza peccato scagli la prima pietra” …
    Non possiamo pretendere di licenziare gli enti bilaterali solo quando e qualora fossero “così bianchi che più bianchi non si può”.
    Tuttavia … est modus in rebus. Se in un bilancio si scopre che il 5 % delle risorse viene destinato alle attività effettive (ed in ritorno concreto verso i destinatari delle attività) e tutto il resto si disperde in altro, mi sembra che vi sia un problema evidente.

    Qualcuno (Andrea Rotella, tanto per non far nomi) ha affermato su Postilla che la bilateralità è un valore assoluto.
    Concordo con la frase ma mi sento di riscriverla in questo modo: la Bilateralità è un valore assoluto, la piccola, spicciola, micragnosa bilateralità a cui assistiamo di giorno in giorno è invece ancora ben lontana, a mio avviso, non da un modello ideale presunto (pretestuoso in quanto irraggiungibile) ma da normali criteri di funzionamento e trasparenza e (aggiungo facendo mie le osservazioni di Amabile) efficienza e concretezza.

    Quando si sviluppano questi discorsi, l’argomento forte (l’asso di briscola) di chi si oppone a queste considerazioni sono spesso i cpt edili, di cui concordo in pieno – in linea generale – sull’efficacia.
    Mi piacerebbe tuttavia avere un riscontro ed un confronto obiettivo sulle risorse che vengono destinate a tal fine (e questo, vorrei precisare, non certo perchè penso che Amabile o qualche suo collega facciano “sfracelli o magheggi contabili”): il settore edile è per tanti motivi (fra cui anche il finanziamento delle Casse Edili ed enti connessi) quello con il costo del lavoro decisamente più alto (guarda caso, è anche quello con i maggiori problemi di elusione).
    Se (ipotizzo) il buon funzionamento dei cpt fosse realizzato con un profluvio di risorse senza termini di concorrenza con un analogo servizio privato, beh allora forse ci sarebbe anche lì qualcosa da ridire. Per fare un paragone calcistico è come se paragonassi i risultati del Milan con quelli dell’Atalanta: con il centuplo delle risorse mancherebbe pure arrivare ai medesimi risultati (poi, lo dico da interista, magari si arriva lo stesso ai medesimi risultati, ma questa è una mera cattiveria da cugino :-) ).

  64. ClaudioB scrive:

    Faccio una domanda banalissima mqa molto concreta:

    SENZA GLI ENTI BILATERALI IL LAVORO IN ITALIA SAREBBE MIGLIORE O PEGGIORE ?

    L’EDILIZIA FUNZIONA MEGLIO O PEGGIO DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?

    I LAVORATORI SONO PIU’ O MENO SODDISFATTI E PIU’ O MENO TUTELATI DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?

    Si si sono tre domande ma in realtà è una e trina ehhehe

  65. Andrea Asnaghi scrive:

    Se permetti, Claudio, anche se qualche risposta ce l’avrei, lascio spazio a chi vorrà rispondere al tuo quesito molto pragmatico e un po’ provocatorio (ma siamo tutti maggiorenni e vaccinati …).

  66. ugo fonzar scrive:

    primo: NON nominare il nome di CONSULENTE INVANO
    secondo: NON commettere atti impuri con gli ENTI BILATERALI

    :)

    scusate, sono un po’ così stasera…

  67. amabile scrive:

    SENZA GLI ENTI BILATERALI IL LAVORO IN ITALIA SAREBBE MIGLIORE O PEGGIORE ?
    mi sembrano questiti troppo grandi.. non so cosa significhi migliore.. rispetto a cosa.. e poi..Italia.. l’Italia che lavora è tanto diversa se quello che chiamiamo Italia..è nei campi di pomodoro intorno a Caserta a Luglio.. o quella della aziende che assemblano Sedie a Manzano di Udine.
    Quei lavoratori di Manzano, grazie all’ente bilaterale, possono percepire, in periodo di crisi, nonostante abbiano scelto di non avere rappresentanza sindacale interna, un accordo per la Cassa Integrazione in Deroga, e le loro famiglie mangeranno.
    I lavoratori di Caserta, anche quando sono in regola, finiti i opomodori sono in strada.. ed hanno diritto a qualche ammortizzatore sociale solo e se hanno fatto un certo numero di settimane di lavoro.. E’ migliuore o peggiore la condizione?

    L’EDILIZIA FUNZIONA MEGLIO O PEGGIO DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?

    L’edilizia adesso è in crisi.. e quindi come tale Tira i denti.. i lavoratori edili però con due digitazioni al pc di un consulente del lavoro o di una segretaria capace possono veder attivata la cassa integrazione. se piove possono strare a casa e percepire l’80§% della retribuzione della giornata.. è peggio o meglio? Se hanno un figlio a scuola ricevono un sussidio, e man mano le necessità di quel figlio crescono, cresce anche il contributo.. è meglio o peggio?

    I LAVORATORI SONO PIU’ O MENO SODDISFATTI E PIU’ O MENO TUTELATI DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?

    Gli edili difficilmente rinunciano a certe tutele, rinunciano coloro che vanno dal Dentista in nero.. e quindi non godrebbero comunque di alcun contributo, coloro che non mandano i figli a scuola dopo quanto è obbligatorio, coloro che accettano di non lavorare regolarmente, visto che le ore non denunciate non producono benefici..

    Sinceramente queste domande pur essendo complesse.. non toccano ancora i punti chiave..

    Gli Enti Bilaterali nascono dai contratti stipulati a livello nazionale, i quali poi, in Italia hanno accordi locali.. Regionali, Provinciali.. ma qualcuno.. controlla ciò che accade?
    Posso affermare che il Contratto Edile si era un pò dimenticato cdegli Enti Bilaterali, ma che dal 2008 invece ha chiesto e opreteso una fortissima revisione organizzativa.. e non sono affatto richieste formali quelle che abbiamo ricevuto.
    Non sono le parti del contratto che finiscono sui giornali.. sono quelle più scomode da leggere.. Sono però arrivate lettere e richiami a Presidenti e Vicepresidenti. Ci sono state convocazioni a Roma di fronte ai Probi Viri.. sono saltati consigli di amministrazione.

    Beh, se e dove esiste questo interesse e questo coinvolgimento delle “parti”.. qualche risultato c’è.. Ma Gli Enti Bilaterali che hanno un Consiglio di Amministrazione e non hanno dipendenti.. e ce ne sono…non sono palesi dichiarazioni di inefficienza?

  68. Andrea Asnaghi scrive:

    Claudio (ma lascio a lui l’interpretazione autentica di se stesso…)parte dal principio che gli EB non siano particolarmente utili, e pone delle domande “a contrario” : chi pensa che siano utili dica se e come.
    Amabile ( che non è in posizione antitetica a Claudio) parte da un altro principio (visto oltretutto “dal di dentro” degli EB): gli enti ci sono e funzionano, o comunque valutiamoli sul loro funzionamento ed efficacia invece di disperderci in una questione filosofica se sia giusto o meno che esistano.

    Parto sempre dal presupposto che in un dialogo vanno cercate prima le analogie e poi le differenze Le due posizioni non sono antitetiche in quanto partono da una medesima onestà intellettuale e da un’ esigenza: CHE LE COSE FUNZIONINO. BENE. E per il bene comune.

    Questa è una linea da cui partire per un primo ordine di discorsi, in cui da un lato (dall’esterno) questa funzionalità spesso non si perpecisce, e corrispettivamente anche chi dall’interno lavora e costruisce in maniera propositiva rileva una serie di problemi.
    Ciò non porta a “calare il sipario” sugli EB ma sicuramente a riconoscere che problemi ben al di là del fisiologico ci sono; e mi permetto di aggiungere che se non si risolvono preventivamente i problemi di fondo si finisce per poggiare una costruzione su pilastri insicuri – (visto che si parla di edilizia ..).

    Siccome il dibattito è apertissimo e non mi sogno assolutamente di chiuderlo, invece di porgere risposte pongo a mia volta alcune domande : gli EB agiscono in condizione di sussidiarietà, il concetto con cui si suole individuare una serie di iniziative strutturali che invece di partire dallo Stato o dalle sue emanazioni partono dalla base (fra i valori della sussidiarietà ci sono la vicinanza ai problemi reali, l’economicità, il passaggio diretto fra utente e servizio, l’autonomia, l’indipendenza, il controllo etc.).
    Ecco, forse questi concetti potrebbero essere utili per il vaglio di cui si diceva: gli EB rispecchiano più o meno queste caratteristiche o finiscono per replicare a livello locale o di parte le stesse deficenze degli apparati pubblici ?

  69. Andrea Asnaghi scrive:

    Sulle osservazioni e gli esempi concreti di Amabile mi seto però di fare a mia volta dei rilievi

    1. La gestione degli ammortizzatori sociali (in deroga e non)per lo meno dalle mie parti deve ben poco agli Enti Bilaterali.
    In compenso la riforma degli ammortizzatori sociali in senso logico, trasparente e diretto non ha potuto esser convenientemente attuata ad oggi per la resistenza (a mio modesto avviso) delle parti sociali che fanno dell’argomento una propria prerogativa e si pongono come pregiudiziale di controllo ; detto per inciso: se negli accordi – più o meno TUTTI – che ho fatto nella mia attività al posto del funzionario sindacale ci fosse stato un funzionario Inps o Dpl non sarebbe cambiato molto … anzi in parecchi casi sarebbe stato molto meglio PER TUTTI).

    2. Amabile ricorda correttamente tanti interventi del settore che segue (edile) però ancora una volta le chiedo il suo parere sulla proporzione fra le risorse investite ed i benefici ricevuti.

    Grazie per i contributi ricevuti e per quelli che interverranno.

  70. ClaudioB scrive:

    La ridistribuzione di servizi e di sussidi già avviene da illo tempore per il tramite di un ente pubblico: l’INPS.

    Strumento che è diramato sul territorio, garantito dal servizio pubblico, e in linea di massima funziona razionalmente.

    Quale è il motivo di creare rivoli semiprivati definiti EB per gestire servizi che potevano benissimo essere svolti con uno strumento ben funzionante e capillare come l’ente pubblico ?

    Che cosa possono dare in più gli EB rispetto all’INPS ?

  71. Andrea Asnaghi scrive:

    Risposta teorica (che sta sempre nel tema della “sussidiarietà”, vedi sopra) alla domanda di Claudio: gli EB sono più vicini ai fruitori,riescono a governare ed intercettare esigenze di base, ottimizzano i passaggi, etc.

    Risposta (molto) pratica: nella realtà dei fatti, la gestione degli ammortizzatori (in deroga e non) è risultata molto più veloce, lineare, professionale, chiara e sicura (risorse a parte) se gestita dall’Inps (perlomeno dalle mie parti).

    Risposta che sembra maliziosa ma è meramente sincera: ad oggi sul tema degli ammortizzatori sociali la gestione degli Enti Bilaterali si è dimostrata abbastanza deludente, così anche sulla sicurezza e sulla formazione. Sono tutti temi cruciali su cui in Italia siamo in mostruoso ritardo e su cui ad oggi la funzione effettiva degli EB – che avrebbe dovuto essere ampiamente proattiva – sembra essere stata (molto obiettivamente) più quella di un mantenimento di potere e di gestione che non quella di una promozione effettiva di utilità.
    Siccome non si può fare di tutta l’erba un fascio, ci saranno pure diverse eccezioni … ecco, per quanto eccellenti rimangono appunto “eccezioni”.

    Un argomento su cui riflettere è invece quello della RESPONSABILIZZAZIONE delle parti sociali rispetto agli strumenti di gestione del lavoro.
    Ritorniamo al tema degli ammortizzatori sociali: fin quando, prima dell’esplosione della crisi, le deroghe erano gestite direttamente dagli EB, si assistevano ad una serie di distinguo ed approfondimenti che, tornati a gestione pubblica, non si sono più visti …
    Come dire, ad oggi le parti sociali, il cui ruolo (tanto per non essere fraintesi) rimane UNICO ed INSOSTITUIBILE, non sono coinvolte, a partire dai loro stessi meccanismi di funzionamento, in un processo razionale ed economico di gestione e di responsabilità.
    Decidono senza limiti, concorrono senza regole (e con molte riserve), concludono senza oneri (che restano a carico della collettività), se non “politico-morali” (no comment).

    cosa si può fare, ritorno ad una precedente domanda di Claudio per gli E B ?
    combatterli ? no …
    delegittimarli ? nemmeno …
    affidarsi fiduciosamente a loro ? neppure, e poi perchè ? forse se e quando saranno affidabili …

    si deve cominciare una strada in cui passo dopo passo e stabilendo regole ben precise, siano finanziati ed uitilizzati per promuovere i temi (e solo quelli ) per cui sono stati ideati

    che strano … molti qui storcono il naso ed invocano la libertà di azione ed associazione (proprio quella che invece non vorrebbero ci fosse quando si parla di adesione/finanziamento degli EB …)

    insomma, ad oggi siamo alla solita storia della botte piena (gli EB obbligatori, compreso il relativo finanziamento) e la moglie ubriaca ( ma gestiti senza regole, se non quelle “interne” …)

  72. GCarlo scrive:

    Gli Enti Bilaterali sono solo un carrozone !!!

    Guardate cosa è successo recentemente con il Fondo EST, che vorrebbero far passare obbligatorio per tutti.

    Dietro ci sono le organizzazioni sindacali, a cui probabilmente mancava qualche sedia dove sistemarsi.
    Non ci vedo nulla di positivo o di necessario, e non c’è nessun ruolo unico o insostituibile, perchè sono semplicemente i-nu-ti-li-

  73. Alessio scrive:

    Sono totalmente contrario nel pagare una quota all’ente bilaterale nazionale turismo, in quanto non ho mai usufruito di nessuno dei loro cosidetti corsi e/o dei loro sbandierati servizi inesistenti. Senza considerare che vieni iscritto a tua insaputa, senza il tuo consenso ledendo i diritti individuali del lavoratore.
    Tempo fa (giugno 2009) mandai lettera A.R di disdetta con richiesta restituzione somme versate dal summenzionato ente bilaterale sito in Roma Via Locullo 3, spiegando che non avevo mai usufruito dei loro ridicoli servizi, documentando l’avvenuto pagamento delle quote all’ente con le buste paga comprovanti i versamenti prelevati senza il mio consenso…….Risposta ad oggi NESSUNA.
    Sono senza parole …….. sindacati CGIL, CISL, UIL FIRMATARIE DEL CONTRATTO turismo,sanno come assaltare la diligenza dei lavoratori. VERGOGNA.
    Invito tutti a prendere visione della lettera di disdetta della CUB confederazione unitaria di base al sito http://www.cub.it/article/?c=&id=1929

  74. Andrea Asnaghi scrive:

    Il tema E.B. sopiva … ma evidentemente è sempre caldo, prima o poi ci si imbatte e si rischiano spesso posizioni comunque “poco tranquille”.

    Riguardo agli ultimi due interventi, sulla inutilità degli Enti Bilaterali abbiamo già raccolto diversi pareri, diciamo che sicuramente è attesa una bella “smossa”, se non da tutti, da una gran parte di queste istituzioni.

    Per quanto riguarda la testimonianza diretta di un lavoratore, Alessio, è comprensibile ma probabilmente un po’ troppo “schierata”: nella (poca) esperienza che ho avuto non constato logiche così differenti fra le varie organizzazioni sindacali Forse chi è meno rappresentativo scalpita e sgomita di più , agevolato da uno status quo un po’ incartapecorito; ma se gli EB spesso sono un tentativo maldestro (o che manifesta logiche consociative note e non particolarmente virtuose), non mi trovo nemmeno a mio agio con forze con cui spesso si fa un’estrema fatica a dialogare e costruire positivamente.

    per finire: qui si cerca – magari faticosamente -un dialogo ed un confronto.
    per la mera propaganda ci sono altre occasioni ed altri luoghi più consoni …

  75. Alessio scrive:

    P.s. non sono iscritto ad alcun sindacato.
    “per la mera propaganda ci sono altre occasioni ed altri luoghi più consoni “

  76. Andrea Asnaghi scrive:

    Alessio, non volevo essere nè offendere nè insinuare.
    Tu puoi anche essere iscritto ad un sindacato e ad un partito e ne avresti tutti i diritti e non vi sarebbe niente di male ad intervenire dovunque (compreso qui) con la forza delle tue idee, ancorchè condivise con altri.

    Diciamo che il concetto “sindacati CGIL, CISL, UIL FIRMATARIE DEL CONTRATTO turismo,sanno come assaltare la diligenza dei lavoratori. VERGOGNA” mi suonava un po’ come propagandistico e poco argomentato.
    Se noterai, nella mia risposta e ben più nel corso del post, è stata sottolineata, fra le altre cose, anche una carenza di rappresentatività
    reale delle OO SS. da qui all’affermazione che ho riportato, peroò, ci passa però la differenza fra uno slogan ed un ragionamento.

    Se vorrai argomentare (anche con parole semplici, anzi ancora meglio !) senza evocare immagini da Far West, credo che qui farai un miglior servizio alle tue idee ed esperienze, rispettabilissime.
    Tutto qui

    grazie dell’attenzione che riterrai di dedicarci ancora

  77. ClaudioB scrive:

    Alessio, con una dialettica un pò “forte”, hai toccato un tema interessante…

    In tutta questa faccenda nessuno ha parlato dal punto di vista dei lavoratori, i quali possono benissimo essere soddisfatti dei servizi ricevuti dal fondo, ma possono anche NON ESSERE INTERESSATI e quindi ben pretendere di vedersi pagata mensilmente la quota.

    Quello che si continua a dire è che questi fondi DEVONO AVERE NATURA VOLONTARIA affinchè possano INIZIARE ad avere un senso.

  78. Alessio scrive:

    visto la scarsa credibilita’ dello stesso e.b.n.t. sono totalmente contrario ad un versamento pari allo 0,20% di paga pase e contigenza per il suo finanziamento. Vi ricordo, con il sistema degli eb sono di fatto istituite le gabbie salariali, in quanto all’interno degli stessi la contrattazione prende forme di 2 livello territoriali e locali, da me non condivisibili.

  79. Andrea Asnaghi scrive:

    Claudio, il dovere di ospitalità mi impone di ricordare che prima di Alessio ci sono già stati qui altri due o tre interventi di lavoratori, anzi di lavoratrici.

  80. Andrea Asnaghi scrive:

    Scusate, mi è scappato l’enter …

    Claudio, la volontarietà a mio avviso è un palliativo e probabilmente non risolve il problema: sulla volontarietà si possono incontrare disinteresse, pressioni, elusioni varie.

    Oggi come oggi molto spesso volontario significa semplicemente “da non pagare” senza nemmeno entrare nel merito. Così, qualora si riconoscesse agli EB uno scopo utile, il finanziamento sarebbe a zero.
    Questi Enti non li vuole pagare nessuno: è la prova di una scarsa sensibilità sociale o di uno scarso appeal degli Eb (o di tutte due le cose insieme ?).

    Alessio parte da un concetto, a mio avviso, estremamente radicale: la contrattazione non è credibile, la concertazione nemmeno. Questa è una sua opinione, ma che non lascia molto spazio ad argomenti contrari: una volta delegittimata in radice la questione, non ha più senso girarci intorno (è come se stessimo parlando di recupero dei carcerati con qualcuno che invoca l’ergastolo perchè tanto i delinquenti non cambieranno mai…).

    Mi piacerebbe sapere da te, Alessio, non come domanda provocatoria ma proprio come confronto, come vedi realizzabile (se lo vedi) nel nostro Paese qualcuno dei temi che più sono caratteristici degli EB (la formazione professionale, la cerificazione, la sicurezza): pensi che si possano (e che si debbano) istituire delle buone prassi e dei modelli di collaborazione fra e con le parti sociali ?

  81. GCarlo scrive:

    Ma quale radicale, Alessio ha ragione dal suo punto di vista !
    Continuo invece ad avere l’impressione che si perda tempo, lei Asnaghi da che parte stà , pro o contro gli enti bilaterali ?
    Io sarò poco delicato ma concreto mentre mi sembra che lei dia un colpo al cerchio e uno alla botte !

  82. Alessio scrive:

    Caro Andrea, voglio ricordarti che gli EB sono un fenomeno esclusivamente Italiano, sono un sistema macchinoso che non puo’ funzionare.
    Ti ricordo inoltre che non si puo’ essere contollore e controllati allo stesso tempo, gli organi di controllo sono gia presenti nel sistema del tessuto italiano, bisogna far funzionare e/o potenziare chi e’ gia’ preposto in tal senso, non creare una struttura parallela.

  83. Andrea Asnaghi scrive:

    GCarlo, (diamoci pure del tu) non credo che il mio parere sia sostanzialmente la cosa più interessante del mondo, ma certo ritengo di non essermi risparmiato in questo post…
    Però credo che non sia particolarmente logico (ha il sapore di un criterio “televisivo”) argomentare al fine di stare da una parte o dall’altra.

    Se devo riassumere in due parole, tendenzialmente nutro uno spiccato scetticismo verso gli EB, però non posso fare a meno di notare che diventano sempre più uno strumento priivilegiato, sia per via legislativa che per via contrattuale.

    Da questo punto di vista non posso fare a meno che tramutare la diffidenza (o il rifiuto) non in una mera pregiudiziale ma nell’esercizio critico sull’analisi del loro funzionamento, in modo che essi (forse) migliorino la loro utilità.
    Può darsi che questo appaia come “cerchiobottismo”, credo che sia piuttosto una posizione di equilibrio (ovviamente difficile da mantenere in una situazione poco chiara).
    Senza una battaglia (sterile) contro i mulini a vento e senza nemmeno una tentazione di “liason” di alcune categorie (fra cui la mia, ma di cui ritengo più corretto parlare in altra sede, interna alla categoria).

  84. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Alessio, confesso di non essere particolarmente erudito sul punto, ma dal poco che so mi sembra che la bilateralità sia ben lungi dall’essere “un fenomeno esclusivamente italiano” ma sia all’estero una modalità di gestione ricorrente di fatti ed argomenti ben impegnativi di carattere sociale (assicurazioni sociali, ammortizzatori, formazione, etc,).

    Posso concordare con te sul fatto che gli EB abbiano di “italiano” quel tanto di macchinoso che fa perdere tempo (e risorse) in commissioni, funzioni, documenti e quant’altro di poco utile e di molto fumoso: per lo meno ho questa impressione, che in parte è confortato anche dal confronto con chi vi lavora all’interno.

    Sul controllore-controllato sfondi una porta aperta (io ho usato la metafora dell’ arbitro-giocatore, ma il concetto è quello) ed è uno degli elementi di maggiore criticità, a mio avviso.

    Per quanto riguarda il “controllo che già c’è”, individuo una tendenza nel legislatore a costruire un tessuto di buone prassi per cui il controllo non sia solo esterno e cogente (in termini di vigilanza, per intenderci, che comunque nessuno si sogna di togliere) ma interno ed endemico, inserito nel processo stesso di costruzione, decisione ed affronto dei problemi.
    In questo senso mi pare vadano molti tentativi, non solo gli EB ma anche la certificazione dei contratti, la conciliazione, l’arbitrato etc.

    Ecco, io questa tendenza la ritengo idealmente positiva (poi si deve valutare come si sviluppa in concreto,ovviamente).

  85. Alessio scrive:

    Andrea da come posso capire sei di parte ad essi collegato traendone dei vantaggi.
    Le certificazioni dagli eb sono pilotate, in quanto il lavoratore ricattabile di fronte ad un contratto di lavoro firma tutto anche le dimissioni in bianco.
    “In questo senso mi pare vadano molti tentativi, non solo gli EB ma anche la certificazione dei contratti, la conciliazione, l’arbitrato etc”.
    QUI Parliamo di gabbie salariali piu’ che di quello che scrivi sopra.Grande sfruttamento del lavoro, queste certificazioni non hanno alcun senso in quanto la busta paga risulta regolare ma le ore che io lavoro sono quasi il doppio, Lei questa la chiama certificazione tutto risulta regolare.
    Non si puo’ pensare una cosa scriverne un altra e farne un’altra ancora, pensi troppo Italiano , ma non siamo fessi!

  86. amabile scrive:

    mi scuso.. i pareri è giusto siano fantasiosi e personali, ma sulle affermazioni, cerchiamo di essere u8n pochino informati.
    Per esempio non corrisponde3 a realtà che gli Organismi Bilaterali siano un “fenomeno tutto italiano”.
    Parlo per il mio settore, l’edile: in Francia, in Germania, per non citare praticamente tutti gli stati euroipei, gli organismi sono presenti e talmente forti da condizionare i governi. Ricevono fondi ulteriori dal Ministero del Lavoro e non solo.
    Sulla questione delle ore e quindi sull’arbitrato.. beh.. non intendo fare un trattato di diritto del lavoro. Ma tutto ha unj suo perchè. Abbituiamoci ad approfondire prima di pronunciare affermazioni che.. risultano essere.. se non altro generiche e da Bar Sport.
    Postilla si merita di essere un blog per informati in cerca di confronto.
    Altrimenti togliamo addirittura valore allo strumento.
    Non so se parteciperò ancora con il fervore e l’impegno che ho posto alla discussione, perchè sono scoraggiata dal livello limitato della discussione.
    A questo punto mi pare che la discussione sia prendendo una piega del tipo: e’ utile la trasmissione “il grande Fratello”? E nel frattempo per il 25 aprile a Udine non sanno dove contenere gli aspiranti alla selezione…
    buon fine settimana. E speriamo ci sia il sole. Almeno.

  87. Alessio scrive:

    Non mi piace la trattenuta ebnt ad opera di un ente, perche’ di questo si tratta, al quale io non ho mai dato mandato a nessuna delle ooss firmatarie del contratto di disporre dei miei diritti individuali.
    Non mi piace tanta ipocrisia su questo, su chi decide senza aver mai lavorato nel settore senza conoscere le probblematiche vere del settore.
    La Bulgaria viene danoi per lavorare e….noi andiamo da loro.
    sembra un po’ la storia della bialetti per certi versi.

  88. Andrea Asnaghi scrive:

    Guarda Alessio, se mai stessi traendo un solo vantaggio dagli EB sarei veramente un bell’allocco a … non accorgermene (idem per il collegamento)!!! Noi non ci conosciamo, ma chi mi conosce sa bene la mia posizione (che non è certo quella del cointeressato, ed in qualche caso mi aliena pure “simpatie” utili nel mio lavoro …).
    Poi, che metodo è quello di squalificare come “inciuciato” chi non ti da ragione ?

    La certificazione non è o strumento per far apparire bianco ciò che è nero e viceversa …
    Certo, determinati accordi di vario genere e titolo, vedono tutte (ma proprio tutte, insieme oppure una volta una una volta un’altra) le OO SS coinvolte nella sottoscrizione di clausole che a volte si giustificano con le esigenze di regolazione/salvaguardia di un settore critico, a volte … non si giustificano – e basta.
    In tal senso, apprezzo sedi di certificazione che in modo molto semplice e meno coinvolto affrontino da un punto di vista tecnico-giuridico determinate questioni (compresa l’eliminazione della capacità di certificazione alle entità che si dimostrino “meno rigorose”).

    Fare di tutta l’erba un fascio e buttare via il bambino insieme con l’acqua sporca non ha mai fatto bene a nessuno … lavoratori in testa Alessio.

    La costruzione di strutture di garanzia e di affronto dei molti problemi in ballo può essere faticosa e piena di difficoltà ed anche inconrguenze, la critica allo sfascio è semplicissima e non costa nulla (ma non risolve alcun problema).

  89. Andrea Asnaghi scrive:

    Scusate, mentre scrivevo sono stato interrotto e quindi il mio commento si è sovrapposto ai vostri.

    Alessio, ti prego davvero ancora una volta di dar conto e trattenere le tue affermazioni ad un dato di ragionamento: chi “dispone dei tuoi diritti individuali” a volte ha anche fatto delle conquiste (e guarda che mi costa ammetterlo…) a tuo favore a cui ora non rinuncieresti mai solo perchè “non hai delegato” nessuno …
    La concertazione (positiva) è un fatto di civiltà, a gridare son capaci tutti.

    Grazie Amabile di seguire ancora il discorso, che si è un po’ interrotto dal tuo ultimo intervento.
    La domanda sulla utilità degli EB e sui meccanismi di funzionamento e sulle risorse ivi destinate non mi sembrava così banale … e nemmeno l’approcciio di confronto sin qui tenuto. Certo il discorso rimane un po’ fine a se stesso se quelle stesse domande non vengono svolte.
    Ritorniamo agli interventi dal 60 al 71-72 e ripartiamo da lì …

  90. Alessio scrive:

    Andrea questi tuoi amici non mi tutelano.
    Come possono chiedere una trattenuta dello 0,20% dalla mia busta paga quando i loro corsi non sono neanche legali. Ti riccordo che non e’ neanche obbligatorio il libretto sanitario, per la manipolazione dei generi alimentari, io non vedo tutta questa sicurezza, quando manca una cosa di base elementare.(magari certificano anche questo senza che io faccia le analisi sanitarie).Ad un certo punto!
    Hai mai visto una manifestazione dei lavoratori del turismo…..Io NO.
    Hai mai visto uno sciopeo in un albergo……Io NO.
    Hai mai visto un rappresentante sindacale in un azienda alberghiera (anche di grande dimensioni)…..Io No
    Fungono come cani da guardia dei padroni.
    Tutti pagano l’EBNT nel turismo ma nessuno sa che sia, qual’e’ la sua funzione……certificare C****te.
    Non e’ credibile in nessun senso, io come lavoratore del settore posso confermarlo.
    Dimenticavo di dire che stanno diventando anche come uff. del lavoro, visto che alcuni pubblicano anche quelle.

  91. Andrea Asnaghi scrive:

    Alessio, ti devo pregare ancora una volta (e non vorrei ripetermi più) di moderare i toni e di esplicitare i contenuti.
    A parte che credo tu non abbia colto il senso di quanto ho scritto prima, i “miei amici” sono quelli con cui gioco a carte o vado a cena ed in ogni caso mi suona un po’ strano dover rendere conto a chicchessia delle mie amicizie o simpatie. Per cui ti prego di cessare qualsiasi tono allusivo, magari involontario, personale e stare sui contenuti.
    Relativamente ai contenuti, ti consiglio di riflettere su un argomento alla volta, altrimenti finisce per essere incomprensibile ciò che vorresti dire.

    Sulla parte che ho compreso, magari ti sorprenderà ma sono discorsi che riconosco e capisco, già sentiti da amici, parenti, conoscenti.
    Ogni settore ha la sua particolarità (comunque, anche se non è il settore di maggior attività da parte mia, di azioni sindacali nel turismo ne ho avuto nozione, eccome …), certo ci sono realtà più delicate e/o particolari: anche l’arruffapopoli che arriva a pontificare come se fosse arrivato da Marte farà (forse) un figurone iniziale ma anche una miriade di danni che (curioso …) non pagherà lui. Gli operatori sindacali che apprezzo di più sono quelli che sanno muoversi con equilibrio ed intelligenza entro le situazioni che incontrano (e non tengono la parte padronale, assicuro …).

    Tutte considerazioni che non tolgono valore a questa discussione: se mai si tratterà di verificare i contenuti di determinate certificazioni (che non sostituiscono o ledono i diritti individuali)

  92. Alessio scrive:

    Caro Andrea Asnaghi penso che le nostre divergenze di pensieri di fatti, opioni non possano piu’ trovare sbocco in questa pagina.
    In quanto Lei troppo di parte, direttamente e/o inderettamente coinvolto.
    Nel riccordarle che io sono parte interessata e coinvolta in prima persona nella discusione nonche’ lavoratore del settore la pregherei di non interferire in tal senso.
    Ringrazio per lo spazio concesso.
    Cordiali saluti

  93. Andrea Asnaghi scrive:

    “Nel ricordarle che io sono parte interessata e coinvolta in prima persona nella discussione nonche’ lavoratore del settore la pregherei di NON INTERFERIRE in tal senso.”
    (???)
    “io sono parte interessata ”
    “In quanto Lei troppo di parte, direttamente e/o inderettamente coinvolto”

    Alessio … decisamente criptico e contraddittorio. Non aggiungo altro e ti saluto.

  94. Paolo scrive:

    Penso che gli enti bilaterali siano una grande truffa, un sistema per controllare i lavorattori farli iscrivere con modi ricattatori un po’ estorsivi allo stesso ente bilaterale, insomma un meccanismo diabolico che non aiuta nessuno, forse solo le aziende che eludono i controlli da parte degli organismi preposti in tal senso.
    Viene autocertificato che il CCNL applicato sia quello nazionale ……ma: lavorano per il doppio delle ore non retribuite con busta paga sindacale,
    Per i lavorattori stagionali e non loro malgrado sono costretti dal loro padrone al momento della stipula del controtto ad accettare tutte le condizioni anche senza il loro volere, (pena……. vai a casa.)
    Per la gioia dei sindacati che vedono nuovi iscritti temporanei, a loro insaputa, e…….tanti soldi da gestire per la formazione,
    QUALE FANTAGGIO E PER CHI!?
    Un sistema diabolico nel nome degli operai, a vantaggio dell’Ente bilaterale Turismo.
    Non capisco come nessuno dia disdetta.
    Manca il fiammifero, poi i sindacati gettano tanta acqua sul fuoco.
    Concordo pienamente con quanto scritto da Alessio, Forse l’unico che almeno sa che violano i diritti individuali del lavoratore.

  95. Paolo scrive:

    “ad ogni azione repressiva che il padrone tenterà di mettere in atto nei confronti dei lavoratori a seguito della lotta che stiamo conducendo, sarà risposto secondo il principio: per un occhio due occhi, per un dente tutta la faccia.”

    Poco dopo un nostro compagno, é stato licenziato. Così:

    - ******** dopo essersi trovato la macchina abbrustolita NON SI É PIU’ FATTO VEDERE IN Albergo. Lo spione sembra aver accettato “disciplinatamente” la sentenza emessa dal Tribunale del Popolo.

    Se é così, gli faremo grazia. Intanto gli ricordiamo che di questi tempi stare coi padroni, contro gli operai, costa sempre di più.

    Poi é stata la volta di:

    - ********* il boia che ha firmato per conto della direzione la lettera di licenziamento del compagno ********, che pur avendo parcheggiato la sua Auto lontano da casa, non é sfuggito all’applicazione del verdetto che, anche per lui, il Tribunale del Popolo aveva emesso.

    Alle ^^.^^ di martedì ^ di quel po’ po’ di macchina non é rimasto che un rottame.

    £££££££ andati in fumo.

    A questo personaggio, nuovo “duro” delle trattative, non é la prima volta che gli operai, a modo loro si intende, gli esprimono “riconoscenza.”

    Infatti, già quando era capo del personale in seguito ai grandi meriti “proletari” acquisiti, i nostri compagni, dopo avergli messo al collo un bel cartello lo hanno caricato su un docile asinello e lo hanno portato a “visitare” il paese, scortandolo però, perché non gli succedessero incidenti, con un lungo corteo.

    Una bella festa proletaria insomma, che solo quelli come lui non hanno capito, visto che, presi dal terrore, mormoravano: “ma questa é la gogna!”

    Ora all’^^^^, intendiamo dare un consiglio. Se dovesse incontrare difficoltà a recarsi al lavoro a guadagnarsi il panettone, c’é sempre l’asinello verso il quale garantiamo clemenza.

    Mentre per l’asino…!

    Ed ora due notizie. La direzione ha proletarizzato le macchine dei dirigenti. Infatti recentemente ha consigliato a tutti i dirigenti di fare uscire dai parcheggi interni i loro preziosi macchinoni e posteggiarli vicino alle scassate utilitarie degli operai, lungo i vialoni.

    Come aveva promesso la direzione nel “comunicato a tutti i dirigenti” ecco qui le “opportune misure”! Un’ulteriore prova del fatto che il capitale garantisce solo i suoi profitti.

    La seconda notizia riguarda “il secondo della lista”, lo spione , che da un po’ di tempo é “caduto in malattia.” Gli auguriamo una pronta guarigione.

    Infine due parole su questioni di fondo. La lotta attiva contro la repressione padronale, intesa come attacco diretto alla struttura personificata del potere, non deve farci dimenticare che il potere, oltreché sui suoi servi, si regge anche sulle “cose” e sulla “produzione.”

    Vale la pena cominciare a riflettere.

  96. Andrea Asnaghi scrive:

    “vale la pena di cominciare a riflettere”

    ecco, Paolo, questo è un posto di riflessione e confronto, i tuoi proclami (peraltro astrusi) valli a fare da un’altra parte.

    per quanto riguarda il giudizio sugli Enti Bilaterali (ancora del Turismo), anche in questo caso se vuoi stare qui ti prego di argomentare le affermazioni.

    è gradito il confronto ed il ragionamento .
    in caso contrario d’ora in poi chiederò alla struttura di Postilla di bloccare soggetti ed interventi scomposti.

  97. Paolo scrive:

    Tirava le lotte. Lo hanno licenziato. Lo hanno fatto in due: i padroni prima, i sindacati poi. Questo licenziamento ci riguarda tutti. Non é un fatto privato, É UNA LINEA POLITICA vigliacca che tende a colpire tutti gli operai.

    Se passa senza una decisa risposta di tutta l’ azienda unita, se passa su una resa a basso prezzo dei sindacati e sulle nostre spalle, allora ^^^^^^^ e soci avranno via libera, d’ora in poi, per sbarazzarsi di chiunque alzi la testa per affermare i suoi diritti.

    Nel primo comunicato che abbiamo diffuso, si diceva: “per ogni compagno che colpiranno durante la lotta, qualcuno di loro dovrà pagarla.”

    Un compagno é stato colpito.

    E così uno di loro, precisamente “il primo della lista” (come hanno suggerito molti operai ) si é trovato la macchina distrutta.

    Ma non é finita.

    Abbiamo detto infatti che “per un occhio, due occhi…” e la ^^^^ dello spione … é per noi molto, ma molto meno di un occhio. Senza contare poi che la sua vera macchina é una ^^^^^ che da un po’di tempo “inspiegabilmente” tiene gelosamente custodita nel suo garage.

    Ma noi abbiamo pazienza…!

    A meno che lo spione ********* SI LICENZI e allora può essere che il Tribunale del Popolo gli concederà grazia. Comunque ******* deve rientrare, rientrare al lavoro per continuare la lotta di tutti gli sfruttati contro i padroni.

    Collette, avvocati gentilmente offerti, solidarietà, non bastano. Perciò fino a che ********* non tornerà con noi, la partita tra noi operai tutti e i servi e gli aguzzini del padrone non si deve chiudere e non si chiuderà. La lista é lunga, la fantasia non manca.

    NO AGLI ENTI BILATERALI NAZIONALI TURISMO.

  98. ClaudioB scrive:

    Paolo se è vero quello che scrivi, mi auguro che il tribunale (quello vero) faccia giustizia contro questo pseudo tribunale del popolo.
    L’ignoranza che dimostri nelle tue affermazioni è sinonimo del vuoto assoluto delle tue idee che viene stupidamente riempito da gesti imbecilli ed ignobili.
    Non sei capace di pensare con la tua testa e portare avanti le idee con le parole ed i ragionamenti, pertanto agisci da brigatista vigliacco.
    Si VIGLIACCO, perchè nella tua stupidità dimostri solo vigliaccheria, invece di affrontare le persone di persona per spiegare le tue ragioni ed i tuoi pensieri, ti nascondi dietro atti vandalici.

    Questa è la differenza tra persone sociali (perchè fanno parte di una società) e civili rispetto gli animali, e tu non sei altro che un animale, un ratto di strada che merita di essere calpestato dalla forza delle idee e del pensiero libero.

    Non credevo che nel 2010 esistessero ancora dei pseudo brigatisti ignoranti.
    E qui con te mi fermo !

    Andrea, partendo dal presupposto che entrambi non abbiamo una valutazione positiva degli Enti bilaterali, mi chiedo e ti chiedo quale ragionamento possiamo fare inerente la fattibilità di una alternativa concreta agli stessi.
    Se esistono dei carrozzoni “bilaterali” è perchè prima si è percepita la necessità di integrare pensioni e sanità statale con una nuova ulteriore forma di sostegno, ecco, qui potrebbe nascere lo spunto, e cioè come sopperire a questa necessità con strumenti che non siano gli enti bilaterali, o che siano enti bilaterali ma comunque strutturati su principi diversi.

  99. Alessio.V scrive:

    Come direbbe un americano stupito “Oh my god!” leggevo il seguito del discorso interessato tramite notifiche mail ma questo è troppo. Spero che il gestore del sito intervenga a rimuovere simili frasi e quoto Claudio. La lotta sindacale non ha nulla a che vedere con il vandalismo gratuito giustificato da pseudo idee sindacali estreme. A mio modesto parere se il sindacato non riesce a fare il suo lavoro (anche perchè ne fa altri e molti) e per problemi interni e di persone al loro interno le proteste dei lavoratori andrebbero in quella direzione.
    Lavoratore forte in sindacato forte. La violenza non è fare sindacato.
    Sugli enti sono daccordo anche io della non positività dell’esperienza preferirei risposndendo alla domanda di Claudio ad Andrea che le funzioni contrattuali degli enti bilaterali fossero spostate su enti statali già esistenti (INPS e INAIL) riorganizzati e resi adatti allo scopo.
    Il mio sogno utopistico è che esista un unico ente statale che gestisca le funzioni prevvidenziali e assicurative oltre a forinire quei servizi formativi e di sicurezza che l’azienda è costretta a procurarsi da enti bilaterali o aziende esterne.

  100. Andrea Asnaghi scrive:

    Chiudiamo in modo definitivo, lo spero vivamente, la parentesi farneticante (non ci sono molte parole da spenderci sopra: l’idiozia è meglio ignorarla, salvo impedirle di far danno, quando si può).
    Sono particolarmente affranto dai contenuti: quante altre persone dovranno morire e quanti altri danni tremendi dovranno essere fatti a uomini, cose e situazioni, prima di realizzare una volta per tutte l’infinito potenziale negativo di certe ideologie ?

  101. Andrea Asnaghi scrive:

    La domanda di Claudio e di Alessio, in un certo senso già infilatasi nelle pieghe di questo dibattito, è particolarmente puntuale.

    Gli Enti Bilaterali non funzionano in modo positivo, quantomeno diciamo che “non convincono”: cosa ci può essere di alternativo ?
    Ed in particolare, non sarebbe meglio strutturare servizi STATALI per rispondere a determinate esigenze ?
    Alessio sembra puntare più sullo Stato- direttamente, Claudio su una diversa strutturazione degli EB…

    Riprendo un discorso già abbozzato in precedenza, vorrei non chiuderlo ma lasciarlo aperto ad ulteriori spunti di dibattito, dando in questa fase solo alcuni concetti.

    > Il nostro Stato si basa in molti campi su un duplice binario: accanto allo stato sociale, dalla Costituzione stessa in poi si pone un considerevole accento sulle iniziative sussidiarie.
    Non è solo lo Stato (sia pure con un impianto notevole in molti settori) a rispondere a determinati bisogni sociali (scuola, salute, sicurezza, formazione, assistenza, previdenza etc.) ma vi sono anche iniziative private (a scopo di lucro e non) che si affiancano alle strutture statali.

    Grande fonte di dibattiti e di opinioni pro e contro: lo Stato non arriva dappertutto però si rischia che il privato privilegi il business, l’azione sussidiaria è più mirata e ad hoc mentre lo Stato è più lontano e generico, si rischiano i c.d. “carrozzoni” sia nella gestione pubblica (elefantiaca) che in quella privata (frammentazione delle risorse) …
    Insomma: siamo nel pieno centro di un dibattitto politico-sociale non indifferente sull’argomento.

    Stando sempre all’interno di un discorso generale, la sfiducia verso gli Enti Bilaterali è spesso in realtà la sfiducia verso i soggetti gestori: in realtà non sarebbe male, per fare un esempio, pensare che la formazione e la sicurezza (due argomenti che vanno a braccetto) di un settore potrebbero essere perseguite con azioni unitarie e mirate per quel settore.

    proviamo a buttare lì un concetto:
    tutte le volte che un Ente (Bilaterale) si pone come un’inutile duiplicazione o complicazione di qualcosa che già c’è o potrebbe esserci con un minimo sforzo senza EB , si dimostra la natura burocratica e di controllo sociale (in senso negativo) dell’EB.
    Tuttavia, pur condividendo una visione generale negativa sul versante dell’attuale efficacia e gestione, riesco ad immaginare argomenti e contenuti su cui un Ente Bilaterale a buon funzionamento potrebbe risultare molto utile .

    Così, a braccio: integrazioni salariali, assicurative e previdenziali direi che non sono pane degli EB
    formazione, sicurezza, regolazione contrattuale, sì.

    Tutto sta – ancora una volta, e banalmente – nel come sono gestiti, nello scopo e nelle modalità con cui queste funzioni vengono attuate.

    TUTTO QUESTO POST IN FONDO SI POTREBBE RIASSUMERE IN QUESTO CONCETTO DI FONDO: nessuna pregiudiziale, ma parliamo in concreto di cosa si vuol fare e di come lo si sta facendo.
    Cari EB, dimostrateci che non siete meramente carrozzoni o veicoli di potere e saremo i primi a sposare i vostri contenuti e ad indirizzarvi le nostre aziende.

    Però, lo ripeto, c’è una ambiguità di fondo nel nostro Paese DA CUI NON SI VUOLE USCIRE, e consiste nel coinvolgimento e nella funzione riconosciuta alle parti sociali senza alcuna regola o condizione.

  102. SindacatoLavoratori scrive:

    No agli enti bilaterali previsti dalla controriforma del “mercato del lavoro”
    Certificazione dei nuovi contratti di lavoro precario. Opera di conciliazione sui contenziosi tra lavoratori e padroni. Potere di registrare trattamenti peggiorativi in deroga alle norme vigenti
    Così il sindacato cambia natura e diventa un’appendice del governo (la critica della CGIL)
    Del decreto attuativo della legge 30/03, ossia della controriforma del governo del neoduce Berlu….. sul “mercato del lavoro” (vedi il n.33/03 de “Il Bolscevico”) c’è un punto che merita una trattazione a parte per le conseguenze nefaste che può provocare nel prossimo futuro per la rappresentanza e la tutela dei diritti dei lavoratori. Si tratta degli enti bilaterali composti da padroni e da sindacalisti collaborazionisti, costituiti, recita la legge, nell’ambito territoriale di riferimento ovvero a livello nazionale e quando la commissione di certificazione sia costituita nell’ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale. Cosa sono, come agiscono e quali compiti hanno?
    Il compito principale che la legge sembra assegnare loro è la certificazione dei numerosi contratti precari e flessibili introdotti, onde ridurre al minimo gli inevitabili contenziosi che genereranno. “Al fine di ridurre il contenzioso – si legge nel testo – in materia di qualificazione dei contratti di lavoro intermittente, ripartito, a tempo parziale e a progetto di cui al presente decreto, nonché dei contratti di associazione in partecipazione di cui agli articoli 2549-2554 del Codice Civile, le parti possono ottenere la certificazione del contratto secondo la procedura volontaria”. Sono organi abilitati a questa certificazione le Commissioni di certificazione istituite presso gli enti bilaterali, oltreché nelle Direzioni provinciali del lavoro e le Università pubbliche e private.
    Le sedi di certificazione, in particolare gli enti bilaterali nelle intenzioni del governo, delle associazioni padronali e di quei sindacati che si sono resi disponibili, “sono altresì competenti a certificare le rinunce e transazioni di cui all’articolo 2113 del Codice Civile a conferma della volontà abdicativa o trasattiva delle parti”. In pratica diventano sedi per dare “legittimità” ad accordi tra il datore di lavoro e il lavoratore che stabiliscono trattamenti e condizioni di lavoro peggiorative rispetto alle norme contrattuali e legislative vigenti.
    Le suddette Commissioni e i suddetti enti bilaterali sono presentati come un elemento di garanzia, di controllo e di correttezza, specie per i prestatori d’opera che nella definizione del contratto di lavoro sono i soggetti più deboli, nell’applicazione della normativa di legge. In primis per gli “atipici”, i parasubordinati, i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) che in quanto tali dovrebbero sparire per diventare lavoratori (autonomi) a progetto. Niente di più falso. Intanto perché il prestatore d’opera, ricattato dal bisogno di lavorare, è probabile che firmerà qualsiasi cosa che il datore di lavoro gli proporrà. Inoltre, vi è da notare che in caso di contenzioso e di regole violate dal datore di lavoro, fallita la conciliazione in sede di ente bilaterale e aperta una vertenza in sede giudiziaria, il lavoratore può rivendicare i suoi diritti solo per il futuro e non per il passato.
    E non è tutto. La normativa approvata permette agli enti bilaterali di svolgere anche “funzioni di consulenza e assistenza effettiva alle parti contrattuali, sia in relazione alla stipula del contratto di lavoro e del relativo programma negoziale medesimo concordate in sede di attuazione del rapporto di lavoro con particolare riferimento” alla qualificazione dei contratti di lavoro. In questo si intravede uno stravolgimento del modello della contrattazione sindacale.
    Di fronte a questi lavoratori ai quali viene proposto un sistema di contratti individuali, di fatto, per tutelare i loro interessi viene proposto di rivolgersi agli enti bilaterali anziché al sindacato.
    Gli enti bilaterali non rappresentano una novità introdotta dalla controriforma sul “mercato del lavoro”. Essi esistono già e operano in settori per lo più caratterizzati dalla prevalenza di imprese di piccole dimensioni e da alti tassi di stagionalità (edilizia, agricoltura, commercio, artigianato,turismo). Con funzioni mutualistiche e solidaristiche, di sostegno al reddito e più di recente anche per svolgere funzioni di formazione professionale. Sono enti introdotti nel tempo e istituiti per accordo tra le “parti sociali”, con contratti collettivi stipulati unitariamente dalle associazioni padronali e dai sindacati più rappresentativi, a cui le stesse parti affidano funzioni e risorse, per lo più corrisposte dalle aziende e in alcuni casi dai singoli lavoratori per specifici servizi percepiti. E dove è praticata la rigorosa separazione dei ruoli tra i rappresentanti sindacali e gli amministratori che gestiscono i fondi.
    Ma tra questi e gli enti previsti nella legge 30 ci sono differenze sostanziali. I primi sono organismi costituiti contrattualmente a cui padroni e sindacati attribuiscono funzioni e risorse frutto di accordi sindacali. I secondi sono soggetti a cui la legge affida un insieme di funzioni pubbliche e parapubbliche di normale competenza dello Stato e delle amministrazioni pubbliche.
    La fisionomia di questi nuovi enti di stampo cogestionario e neocorporativo prese corpo con la sigla del “patto per l’Italia”, da noi denunciato come patto della capitolazione e del tradimento, firmato dalla Cisl e dalla Uil di Angeletti, dalla Cgil. Ad essi infatti venivano attribuiti compiti abnormi e del tutto impropri in materia di “mercato del lavoro” e di “ammortizzatori sociali”, di formazione professionale e di sicurezza sul lavoro, con il conforto di lauti incentivi pubblici. E in prospettiva l’attribuzione di ulteriori funzioni di gestione sul campo del welfare, previdenza e sanità integrative in testa. Cosicché sindacati e imprese si potrebbero trovare a braccetto a gestire funzioni pubbliche e prestazioni universalistiche con rischi molto concreti di malversazioni e il passaggio verso un sindacato parastatale e di regime in quanto appendice del governo.
    Che Cisl, Uil e cgl ma anche la Confindustria, intendono procedere in questa direzione è dimostrato anche dall’accordo separato, del marzo scorso, per il contratto nazionale dei metalmeccanici, non firmato dalla Fiom. Dove tra l’altro si legge che “Le parti stipulanti concordano di istituire un Gruppo di lavoro che entro il mese di settembre del 2004 presenti alle parti medesime un progetto operativo per la creazione di un Ente bilaterale nazionale per il settore metalmeccanico avente l’obiettivo di essere interlocutore attivo e supporto alle attività degli Osservatori e delle Commissioni nazionali e territoriali previste nel presente contratto”.
    Enti bilaterali in sostituzione dei sindacati indipendenti dal governo e dai padroni? No grazie!

  103. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro “sindacatolavoratori”, qui amiamo esprimere delle opinioni, se sono sorrette da un nome anche meglio – nessuno (sottoscritto in testa) ha paura di esporsi.
    Inoltre l’approccio vuole essere riflessivo, non ideologico o proclamante- e quindi ti invito in tal senso a ragionare e non a fare “volantinaggio”.

    Le tue esternazioni mi costringono (quasi) a dienfendere gli EB.

    a. i sindacati autonomi/indipendenti sono quelli puri e che-non-fanno-sconti-a-nessuno ? Ma va laaaaaaaa, chiunque ha un minimo di esperienza nel campo vede (in genere e con le dovute e confortanti eccezioni) i sindacati, anche autonomi, muoversi su basi di interesse e di rappresentanza/consenso, con le stesse logiche. Forse con potere diverso, ora, ma con la sensazione che in ogni caso cambierebbero solo i suonatori e NON la musica(come si usa dire a Milano).
    I sindacati “magggiormente rappresentativi” hanno (a mio modesto avviso) le loro colpe, anche pesanti, ma non hanno molto da imparare dagli “indipendenti”.

    b. quando elenchi i settori in cui “ammetti” l’esistenza e la particolare efficacia/sensatezza degli EB (“edilizia, agricoltura, commercio, artigianato,turismo”) forse non ti rendi conto di aver citato circa il 75 % del mondo del lavoro attuale in Italia…

    c. Una soluzione per percorsi di prassi condivise non è immaginata dal legislatore per fare a pezzi i diritti dei lavoratori, ma per fare del diritto del lavoro un diritto (positivo) della organizzazione e della produzione e non solo un diritto (negativo e bloccante) difensivo.
    Cito Paolo Stern, blogger Postilla, in un suo intervento in qs. giorni sul post: non ha senso un diritto del lavoro senza … il lavoro.

    d. Le perplessità qui esposte sugli EB riguardano il loro funzionamento e la loro funzione – ma gli stessi interrogativi si riproporrebbero in una eventuale azione dei sindacati “indipendenti”, i quali, al pari dei loro cugini più rappresentativi, si battono per una “libertà” sindacale che appare ai semplici come me come un terreno di totale anarchia e di (voluta) assenza di regole.
    Gli Enti Bilaterali, nella considerazione più critica e con tutte le lodevioli eccezioni del caso, perpetuerebbero in sede istituzionale quel fare a mezzo, quella gestione del potere, quel condizionamento (anche sterile ed ideologico) delle scelte, quella commistione con il … business che talvolta (purtroppo) sono patrimonio comune di organizzazioni di categoria e dei lavoratori (anche “autonomissime”) …

    questo se non si vuole fare propaganda ma dire le cose con chiarezza

    poi siamo in un momento di passaggio in cui bisogna convogliare le forse e le energie per arrivare a risultati positivi – partendo da eredità pesanti e da un empasse da cui bisognerà uscire prima o poi …

    in alternativa, si può fare anche del propagandismo alla “duri e puri”, se si vuole
    tanto normalmente si lascia un conto da pagare a qualcuno – e sugli errori delle proprie idde si incolpa qualcun altro, a cui (talvolta) si spara anche …

  104. SindacatoLavoratori scrive:

    Asnaghi: un colpo al cerchio uno alla botte.
    Non funziona cosi’, il parere delle persone che lavavorano, qui non viene neanche considerato, vedi Alessio.
    Noi siamo contro pratiche estorsive ed illegali comesse dai padroni, nei confronti di quelle persone che non vogliono aver nulla a che fare con gli eb^ iscritti loro malgrado violando i diritti individuali delle persone, sotto ricatto contrattuale.
    Una pratica Alla Pari delle dimissioni in bianco.
    Questo il punto, eludere i controlli in autocertificazione, in cambio di una dubbia formazione di nessun valore legale.

  105. ClaudioB scrive:

    Visto che ti definisci “sindacatodeilavoratori”, incapace di mettere il tuo nome e bravissimo a nasconderti dietro una sigla che significa tutto e niente, visto che parli di violazione dei “diritti individuali delle persone sotto ricatto contrattuale”, partiamo dal tuo sindacato:
    - perchè le adesioni vengono AUTOMATICAMENTE rinnovate con trattenuta fissa in paga ?
    - Perchè la trattenuta SINDACALE sulle pensioni è automatica e a vita per chi ignaro è andato al patronato a farsi preparare la documentazione ?
    - perché i sindacati si prodigano tanto a VENDERE SERVIZI e a batter cassa presso lo stato per farsi pagare fior di miliardi di euro ?

    Se vuoi fare DEMAGOGIA da quattro soldi parti da dentro il tuo sindacato, inizia a proporre l’obbligo di comunicare ESPRESSAMENTE e anualmente la volontà di esserne iscritto, senza il silenzio assenso, inizia con il chiedere il pagamento diretto degli iscritti e non per il tramite della busta paga, inizia ad eliminare le tonnellate di SERVIZI A PAGAMENTO (CAF, patronati, sedie a gettoni nelle varie organizzazioni bilaterali…) e ricomincia a fare il sindacato dei lavoratori !!!!

    Spiegaci, dove era il tuo sindacato quando c’era da firmare gli accordi ‘per la nascita degli enti bilaterali ? era in prima fila con tutti gli altri per cercare una poltrona dove sedersi…

    Ti lamenti su questo blog facendo accuse farneticatorie, dove invece chi si espone è un OPERATORE del diritto, che non guadagna stando seduto su una sedia parastatale, che non riceve quote di iscrizione automatiche, che i servizi che fa non vengono pagati dallo stato, chi scrive in questo blog non guadagna niente dagli Enti Bilaterali ed è pertanto il più titolato a poterne parlare, nel bene e nel male.

  106. Andrea Asnaghi scrive:

    Non mi scatenate il Claudio, che è bravissimo ed esperto e quindi con fatica riesce a sopportare i discorsi che puzzano di fumo, ma senza arrosto …

    a SL
    non è vero che non consideriamo il parere di chi lavora: abbiamo dato conto (su interventi che ragionavano ed esponevano) del problema della scarsa rappresentatività ed “appeal” degli EB verso le categorie che vengono investire dalla loro azione (i lavoratori ma anche gli imprenditori).
    è più difficile rapportarsi verso chi fa solo una esposizione ideologica e autopromozionale (anzi, personalmente questo livello non mi interessa proprio)

    il mondo del lavoro ha bisogno di prassi condivise (e di cose che funzionano)- già detto in tutte le salse e non sto a ripetere;
    abbiamo dato (stiamo dando) conto dei molti aspetti problematici e delle criticità degli Enti Bilaterali perchè mi interessa portare/offrire idee che possano migliorare queste prassi

    di un “SindacatoLavoratori” che con i suo 4 ( o 40 , o 400…) gatti pretende di rappresentare tutti i lavoratori ed i loro “veri” interessi, penso che ne ho già abbastanza di Enti Bilaterali a scarsa rappresentatività
    e, francamente, non colgo una differenza di atteggiamento

    se poi cercare di mantenere un atteggiamento equilibrato per favorire il dialogo, il confronto (ma soprattutto il ragionamento) è fare il cerchiobottista, beh questa è spesso l’obiezione di chi di solito è tanto convinto di aver ragione da non rendersi conto dei limiti di ciò che dice/scrive…

  107. gabriella scrive:

    Buongiorno a tutti, sono RSU ed RLS nell’azienda per cui lavoro e sono membro del Direttivo Regionale di un sindacato che non nomino volutamente perchè non necessario allo scopo del mio intervento.. permettemi di dissentire da “SindacatoLavoratori” portando la mia esperienza personale. Ho conosciuto molti lavoratori, iscritti e non al sindacato, che hanno usufruito di corsi di formazione degli Enti Bilateralie e che ritengono questo Ente prezioso ed utile. I lavoratori che ne parlavano male, dopo una discussione approfondita, esprimevano un malessere che faceva intravvedere una’aspettativa disattesa, una promessa non mantenuta (la richiesta di partecipazione ad un corso, ignorata), o semplicemente ignoranza. Con questo non voglio banalizzare l’argomento o semplificarlo ma credo che ognuno di noi debba “spendere” del proprio se vuole ottenere qualcosa e che siano gli uomini a fare le istituzioni e non viceversa! ed è sugli uomini che bisogna lavorare..
    Ringrazio Andrea per le spiegazioni e per le risposte.

  108. Andrea Asnaghi scrive:

    Sono io che ringrazio te per il tuo intervento e la tua esperienza, Gabriella.
    In particolare apprezzo (oltre al tono) l’espressione del principio che si debba lavorare sulle (e con le) persone, e non viceversa.

    Ti chiedo, se ritieni, di regalarci un po’ di tua esperienza in più, anche per vincere un mio personale scetticismo.
    L’esperienza formativa che ho relativamente agli EB (scamboiamoci le esperienze, oltre che le idee) non è esaltante, soprattutto in campo “apprendistato”; anche con la formazione obbligatoria per gli interventi “in deroga”, un iniziale interesse dei lavoratori (che magari da anni non venivano investiti da processi formativi) si è trasformato spesso in … delusione (o soddisfazione solo molto parziale).

    Da qui pongo tre domande (a te, ma anche a chiunque voglia) :
    - quali pensi che siano gli elementi ancora “deboli” degli EB, visti dall’interno (ed in prospettiva propositiva, immagino) ?
    - su un argomento decisivo come la formazione, pensi che ciò che è stato fatto dagli EB sia importante o che sia stato solo un intervento di natura superficiale ?
    - non pensi che la natura “volontaria” degli EB, cioè un consenso conquistato sul campo e non imposto, sarebbe la miglior prova della loro utilità ?

    Grazie anticipatamente se riterrai di rispondere o comunque di partecipare (anche senza sentirti vincolata alle mie domande…) ancora alla discussione.

  109. Andrea Asnaghi scrive:

    “SindacatoLavoratori” (quale? giusto per sapere dove NON andare mai…), PIANTALA.
    Sei stato messo negli sgraditi, polemici, scorretti e quindi “spammato”.
    Ti riproponi ora con una nuova e-mail, che verrà ri-spammata.
    Vai a fare danni dove ti riesce, non qui, te lo chiedo per favore anche se dubito la tua comprensione rispetto alla buona educazione (e a molte altre cose).

    (e non commento quello che scrivi perchè l’IDIOZIA si commenta da sola)

  110. margherita scrive:

    Mi permetto una provocazione perchè leggo con interesse gli articoli che pubblica.
    Da quanto espone rilevo che riporta casi e situazioni che vive nella quotidianità, come professionista, appassionato del proprio lavoro. Ciò che finora non ho, ancora, visto (rectius letto) è un Suo commento al “provvedimento” di sospensione che gli Ispettori del lavoro, irrogano ex art. 14 D.L.vo 81/08, per l’illeicità del 20% dei lavoratori non riportati nei documenti di lavoro, ovvero non conosciuti alla PA. Eppure il caso è di grande interesse, considerato che l’atto di sospensione è un provvedimento e non atto endoprocedimentale, come e quali sono gli illeciti amministrativi e l’organo ispettivo ha funzione di polizia amministrativa, responsabile -competente- solo del procedimento e non provvedimento.
    L’interesse che spero di suscitarLe è correlato al tipo di procedimento azionato e alla doppia veste dell’Ispettore del lavoro.
    Lo stimolo ad incuriosirLa mi sovviene alla pronuncia del T.A.R. Lombardia Milano, III, n. 2 del 9 gennaio 2009, che in merito ha esaminato la tematica, senza porre l’accento sulle diverse e complesse problematiche che si collegano al “PROVVEDIMENTO” di sospensione.
    La lettura che si riceve appare che Giudice amministrativo – forse – avrà considerato -o dato per scontato- esclusivamente il caso in cui
    l’Ispettore del lavoro agisce quale Organo di Polizia giudiziaria, in sede di sicurezza del lavoro, come tale adotta provvedimenti. Invero, l’Ispettore del lavoro è solo nel caso di Ufficiale di P.G. che può emanare un provvedimento.
    In tutti gli altri casi la competenza è solo di provvedere in fase endoprocedimentale, con illeciti amministrativi.
    Per questo motivo va considerato che l’Organo agente, nel caso di lavoro nero (20% dei lavoratori non conosciuti dalla P.A.) è Polizia amministrativa, come tale l’attivita’ che (per competenza) produce può e deve ascriversi solo ad atto endoprocedimentale, come tale agendo abusa del proprio “Ufficio”, ovvero potenzialmente recando un danno all’imprenditore.

    In attesa di leggerLa Con STIMA saluto

  111. Andrea Asnaghi scrive:

    Cara Margherita,
    grazie per la stima e per la curiosità (o interesse) che mostri (ci diamo del tu?) per le mie opinioni.
    Tuttavia siamo piuttosto fuori tema (magari per analogia avrei capito di più la domanda nel post sulla maxi-sanzione).
    Inoltre considera che argomenti di discussione a go-go possono essere postati su vari Forum (ad es. ci possiamo “incontrare” su quello di Adapt/C.S. Biagi http://www.adapt.it/forum/ ) ove la dialettica può essere a più voci ed è possibile una maggior interazione.

    Una risposta credo ti sia comunque dovuta.
    L’argomento è abbastanza dibattuto: interno (e consono) al procedimento amministrativo vi sarebbe solo l’eventuale irrogazione di sanzioni e non anche quello di emanazione di provvedimenti “proattivi”, l’intervento sui quali -anche in sede di contestazione – diventa problematico e laborioso e rischia di creare, in prospettiva, un danno all’imprenditore.
    (se non ricordo male, l’accento della nota sentenza del tar che tu ricordi verteva più che altro sull’argomento “discrezionalità o automaticità” del provvedimento di sospensione).

    In due parole – e con riserva di approfondimento e di ulteriore affronto in altre sedi (se ti va) – ti dico cosa ne penso, forse deludendoti per il taglio “pratico” della risposta.
    Non vedo particolari problemi sostanziali nella adozione di un provvedimento amministrativo di sospensione, quindi può essere applicato anche da parte di un Ispettore non UPG.
    Ritengo che il superamento del 20 % dovrebbe dar adito sostanzialmente sempre al provvedimento di sospensione (quale provvedimento di contrasto al lavoro nero, benchè sia stato “infilato” in un’altro tipo di norma) , unica discrezionalità dovrebbe applicarsi, in questo caso, per i rapporti riqualificati.
    Es: se ritengo che l’attività di tre “pseudo-artigiani” in un cantiere edile vada in realtà riportata ad un rapporto di lavoro subordinato, tuttavia non deve applicarsi il provvedimento di sospensione ( nel caso che superino il 20 % dei presenti). In altre parole, riserverei il provvedimento al nero “sostanziale” e non al nero formale (o grigio piò o meno scuro…).

    Ritengo altresì, che data la natura del provvedimento ed i suoi effetti, dovrebbero essere meglio messe a punto le procedure per la irrogazione, nonchè per la contestazione e la revoca, in modo da poter affrontare con tempestività ed equilibrio le relative problematiche.
    Infine, nella messa a punto dovrebbero essere correttamente definite le responsabilità, anche economiche, riguardo ad atti che risultino aver danneggiato ingiustamente l’imprenditore (ma è un principio di responsabilità diretta che vedrei esteso a molti altri argomenti…).

  112. ClaudioB scrive:

    La verità è che cè una necessità silente, pensata da molti ma non espressa: sarebbe ora di rivedere in italia il sistema sindacale nella sua globalità…

    Chiederci se il sistema basato sulla lotta di classe ha ancora senso. Se la contrapposizione padroni/operai rispecchia la verità dei fatti o se nella maggior parte delle realtà la forza capitale e la forza lavoro già da tempo ha cambiato indirizzo organizzativo all’insaputa dei Marchionne degli Epifani di turno.
    Capire quanto business stà nella gestione di “servizi” offerti dai sindacati e quanto è rimasto invece del sistema relazional sindacale.
    Chiederci se ha senso difendere il baluardo art.18 o se vada profondamente rivisto, senza prleclusioni iniziali.
    Chiederci quanto le “cadreghe politiche” dei sindacati incidano positivamente o negativamente sul sistema Italia.

  113. Andrea Asnaghi scrive:

    Se non ci fosse il sospetto di una “combine”, scriverei a mia volta: come si può non esser d’accordo con Claudio.
    Da quanto ci conosciamo e ci leggiamo, caro Claudio, abbiamo colto una assonanza personale e professionale su diversi temi (insieme a qualche distinguo, ci mancherebbe).
    Io credo che – purtroppo – “la lotta di classe” sia un tema ancora duro a morire, anche se ho la sensazione (riferibile anche all’art. 18 e ad altri temi analoghi) che si tratti più di una “bandiera” che di un concetto pienamente condiviso.
    Come detto in altri post – e qui ribadito in più occasioni, la critica non è tanto al sindacato in sè (o alla bilateralità in sè) ma quanto alla gestione praticamente autoreferenziale che le parti sociali ne fanno.
    Da questo punto di vista, credo che i lavoratori (quelli che dovrebbero essere i destinatari di certe azioni) siano i primi, in fondo, a rendersene conto.
    Tuttavia, da ogni parte, vi è un vizio tipicamente nostrano di essere affezionati, più che alla realtà effettiva, a ciò che si vuol credere e a ciò che ci fa piacere pensare (o sentire). Del resto la vera libertà non prescinde (anzi …) dalla assunzione di responsabilità, e la responsabilità comporta in primo luogo l’impegno e l’onesta individuale.

    Io continuo a credere che queste doti facciano ancora parte del nostro patrimonio etico-sociale e che si debba approntare un lavoro prima di tutto culturale, a cominciare dalla scuola e dalle istituzioni.

    Allora, ed in questo senso, anche gli Enti Bilaterali potrebbero essere una fucina di prassi buone e corrette… Tuttavia nell’attuale (giusto per non seguire a mia volta i pii desideri e ciò che mi/ci farebbe piacere pensare) mi sembra che al riguardo l’atteggiamento dominante sia lontano anni luce da tutto ciò e si avvicini mostruosamente al “cadreghinismo” ipotizzato da Claudio.

  114. Roberto Scorzoni scrive:

    Carissimo Andrea Asnaghi, grazie per la chiara analisi su gli Enti Bilaterali. Sono un ex delegato della Cgil dimessosi 4 anni fà per aver denunciato le troppe truffe a danno dei lavoratori che la connivenza dei sindacati confederali permette. Sono stato anche contrario, apportando le gran parte delle tue stesse pregiudiziali. Un ente che si frappone tra il capitale lavoro e i lavoratori è un ente parassitaria, vive succhiando il sangue dei lavoratori. I ruoli che ricopre l’Ente Bilaterale sono strategici per poter rapinare i fondi deatinati ai lavoratori. Nel blog orgogliooperaio.blogspot.com abbiamo scritto in merito agli Enti Bilaterali, alla truffa dei fondi per la formazione lavoro e a quella dei fondi del TFR. Condivido questo articolo che è molto esaustivo. Grazie ancora Andrea!

  115. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Roberto, quando scrissi questo articoletto volevo condividere una serie di dubbi senza nessuna velleità di denuncia/accusa, ma con una certa volontà di comprendere.
    Certo, non voglio offendere l’intelligenza di nessuno: già dal titolo si capisce che vi è una perplessità di fondo, che però non arriva ad una condanna.
    Ritengo che vi siano nel mondo del lavoro connivenze più o meno marcate verso diversi fenomeni “poco ortodossi”, ad ogni latitudine.
    Non addosserei tutta la colpa agli Enti Bilaterali, che ontologicamente, ai miei occhi, dovrebbero avere il merito di cercare strade condivise e prassi percorribili per l’affronto delle questioni di lavoro, nè penso alla automatica “connivenza” di quelli che vi operano(diciamo, giusto per chiarezza, che non sempre il manifesto programmatico di un blog “orgoglio-operaio” mi troverebbe d’accordo: ma è solo un’ipotesi, non son riuscito ad aprire il collegamento, per ora).

    I due argomenti che tocchi (grazie per la riflessione calibrata), cioè fondi tfr e formazione, spesso risentono di un approccio, come dire, un po’ “business-style” (si bada più a quel che “si porta in cascina” che non agli scopi da realizzare).

    Sono in una posizione di difficile equilibrio: gli Enti Bilaterali sono una necessità, ma è anche necessario che funzionino bene, che siano UTILI VERAMENTE (come dice il titolo-domanda del post), altrimenti sono l’ennesima occasione mancata per portare un po’ di giustizia e di buon equilibrio nel mondo del lavoro.
    Non lavoriamo per affossarli, gli E.B, ma per MIGLIORARLI: che in qualche caso vuol dire modificarli, in qualche caso (disperato) abbatterli, in qualche caso fortificarli (come per tutti i fenomeni di questo mondo complesso).

  116. Marius scrive:

    Vorrei conoscere il suo illuminato parere sull’ultima circolare, nel merito, del Ministero del Lavoro, la n. 43 del 15/12/2010.
    Mi sembra che dopo questa ultima uscita ci sia ben poco da dire, che senso ha interrogarsi ancora sulla obbligatorietà della contribuzione agli Enti Bilaterali, come lei sembra voler fare (seppur basandola su una loro criticità, vera o presunta che sia) ?

  117. Andrea Asnaghi scrive:

    Correva oltre un anno fa, caro Marius (diamoci del TU) , ed ancora siamo a parlarne …

    Cosa penso della circolare ministeriale (firmata dal Ministro Sacconi in persona) che citi ?

    Molte cose (senza la pretesa che siano “illuminate”) ma qui ne dico solo alcune lasciando spazio a chi vorrà intervenire sul tema.

    Nella circolare predetta viene ribadita – come già nel passato – la NON obbligatorietà della iscrizione agli Enti Bilaterali, in nome del principio costituzionale di libertà sindacale.
    Però viene anche detto che se la contribuzione agli EB individua un trattamento che ha valenza di tipo economico-normativo e se è lasciata un’alternativa a chi utilizza il ccnl (= se non aderisci all’Ente versa una retribuzione aggiuntiva e/o organizzati per assicurare al lavoratore prestazioni corrispettive) tutto ciò non può essere eluso e corrisponde adun diritto del lavoratore.

    da qui ricavo che:
    - qualora vi siano clausole contrattuali che non lasciano scelta (Est, Cadiprof … ne san qualcosa ?) queste sono (costituzionalmente) illegittime e a parere del Ministero non dovrebbe essere obbligatorio adempierle;
    - clausole contrattuali che invece propendono solo verso la mera adesione/FINANZIAMENTO alle parti contraneti (tipo l’art. 40 del ccnl terziario, il contributo ASCOM per intenderci) non sono nemmeno da prendere in considerazione.

    Io continuo a credere che fra la forzatura ed il coivolgimento il segreto stia tutto nella efficacia e trasparenza (nella CREDIBILITA’ …) che gli Enti Bilaterali sappiano costruirsi.

    Un’ultima annotazione: caro Ministro, ma se la alternativa costituzionalmente corretta costa 4-5 volte tanto l’adesione agli EB (come nel caso della nuova bilateralità artigiana) forse non è una alternativa REALE.

    E forse, se la libertà sindacale è in primis la libertà assoluta di certe parti sociali di poter dire/imporre ciò che vogliono senza regole o limiti di alcun genere, forse domani saremo ancora qui a parlare di dumping, di obbligo, di quisquilie … e la sostanza sarà quella di un’ingiustizia ed una difformità latenti e palesi.
    Tu che ne dici, Marius ?

  118. Federica scrive:

    Buongiorno a tutti,
    ho scoperto il blog qualche settimana fa …
    ma non scrive più nessuno?
    io sono molto interessata alla materia perchè devo scrivere una mini-tesi sugli enti bilaterali.
    Confesso che, dal pochissimo materiale che si riesce a recuperare in merito, mi ero fatta un’idea completamente diversa da quello che scrivete qui … molto più propositiva …

  119. Andrea Asnaghi scrive:

    Un doppio benvenuto, Federica:
    - ben arrivata in questo blog;
    - ben arrivata nel mondo dei problemi pratici, che spesso visto da vicino è un po’ meno ideale di quello letto sui libri (detto con tutta la simpatia e comprensione possibile).

    L’idea “teorica” degli enti bilaterali non può che essere positiva (vedi inizio del post), forse (come capita spesso in altri casi) si riscontrano nella prassi le principali criticità.
    Di cui credo sia utile considerare, anche da un punto di vista squisitamente teorico, i risvolti per due motivi:
    - l’ente bilaterale è sostanzialmente (absit iniuria verbis) un agglomerato di buone prassi, … se non sono buone, che utilità reale hanno ?
    – negli enti bilaterali si riflettono pari pari le medesime criticità che rendono difficoltosa qualsiasi riforma, cambiamento, evoluzione del mondo del lavoro in Italia (e qui forse ti ho dato una chiave di lettura che, se ritieni, apre fronti di discussione parecchio interessanti).

    auguri !

  120. Claudio scrive:

    Caro Andrea, la vigilanza su questi E.B. resta alta.

    Un primo commento come non può non esser speso sul nuovo passaggio da EBAV ad EBNA, che ci viene venduto come una utilità, una meraviglia l’utilizzo del modello F24 per il pagamento (a seguito di accordo tra inps ed EB), l’accesso diretto on line al sito per l’inserimento degli importi riferiti ai singoli lavoratori.

    Peccato che ci si dimentichi di sottolineare l’aumento complessivo di circa 5€ (aumento quasi del 30%) tra dicembre e gennaio, di cui ben 4€ destinati alle rappresentanze sindacali tout court !!!!
    E tutti tacciono di questo ENNESIMO finanziamento…

    Ma gli EB non dovrebbero essere costituiti per dare ristorni ai lavoratori in particolari situazioni ?
    Come giustificare questo aumento ???? La mia malizia si sfoga in viaggi pindarici di fantasia di fronte a questi abusi di potere sindacal/politico (già anche politico vista la circolare 43 di cui mi riservo qualche commento se necessario).

    Se la TRASPARENZA doveva essere la parola d’ordine per poter digerire il sistema EB, mi pare che più che una pillola stia diventando una supposta di grandi dimensioni…

  121. Andrea Asnaghi scrive:

    Carissimo Claudio,
    quando parli di “vigilanza”, intendi la nostra (tua e mia) , vero ? :-)
    Gradirei davvero un tuo commento sulla circ. 43/2010 del MinLav.
    La mia opinione già la conosci, credo: il Ministero ritiene imprescindibile il coinvolgimento delle parti sociali della riforma del lavoro (vedi EB, vedi collegato lavoro, vedi certificazione, vedi detassazione solo con accordo di II livello, etc.); io comprendo, ma ritengo altrettanto imprescindibile (mi scuso dell’esempio, ma vengo or ora dalla cucina …) che quando si individua uno strumento da usare, bisogna accertarsi “prima” che questo strumento sia efficace (e, almeno un minimo, PULITO …).

  122. claudio scrive:

    Eccomi, nn mi tirero certo indietro ad una analisi kantianamente critica della circolare 43, ma non ora perche dal cellulare faccio fatica a scrivere discorsi complessi.
    Mi chiedo pero perche di tutto il mio discorso non hai visto spunti se non il richiamo alla 43.

  123. Andrea Asnaghi scrive:

    Claudio, gli spunti sono tanti.
    Il passaggio all’Ebna ha guadagnato in facilità operativa e razionalità. Per la trasparenza vale già tutto quanto detto negli oltre 120 commenti postati, compreso il 121mo. L’aumento del 30 ?!?! ma tanto appena ne parli troverai qualcuno pronto a dirti: “non abbiamo aumentato gli importi dei minimi dei ccnl per finanziare la bilateralità”; che poi è finanziare le iniziative delle Corporazioni.
    Ma poi che ne parliamo a fare ? Abbiamo anche noi CDL un sindacato che quando può “si siede a tavola”: l’ultimo accordo Ancl-Confcommercio (in una provincia calabra) l’hai visto ?

  124. claudio scrive:

    Ciao andrea, sono stefania e rubo un centimetro di questo blog per mandarti un saluto personale

  125. Andrea Asnaghi scrive:

    Un carissimo saluto a Stefania, la compagna di Claudio, di cui non potrei che parlare benissimo (se non fosse che Claudio ne è – giustamente – gelosissimo :-) ).

  126. claudio scrive:

    Ciao Andrea sono isabella la figlia di Stefania la compagna di Claudio ti rubo un momento per chiederti quando vieni a Treviso? Mi parlano sempre di te…sono curiosa!

  127. Andrea Asnaghi scrive:

    Quando vengo a trovare i pazzi amici di Tv ? … prestissimo ! (relativamente parlando). Un caro saluto

  128. ClaudioB scrive:

    Ad majora.

    Richiamo l’attenzione sul protocollo ANCL-FISASCAT CISL in merito agli enti bilaterali e alle “future poltrone” che potranno essere destinate ai consulenti del lavoro all’interno di questi organismi….

    Di per sè non è ne positivo ne negativo, diciamo che si tratta di un passo per poter meglio valutare gli EB dal loro interno, maaaa….

  129. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Claudio,
    (sempre in attesa del tuo commento kantiano sulla circ. 43…), diciamo che l’accordo di cui tu parli lo iscriverei ottimisticamente nella categoria “cose positive”; ovviamente ciò che appare positivo “sulla carta” non sempre poi lo è nella applicazione concreta.
    Staremo a vedere.

    A me basta che la nostra categoria (Consulenti del Lavoro) abbia verso gli Enti Bilaterali una attenzione non pregiudiziale ma nello stesso tempo molto “accorta”.
    Non “contro”, ma nemmeno “invischiati mani e piedi”. Sicuramente abbiamo un gran contributo da portare in sedi di quel genere, ma lo possiamo fare egregiamente solo se manteniamo anche quella giusta distanza e quella libertà (economica ed intellettuale) che, in fondo, ci caratterizza quali “LIBERI professionisti”.
    Insomma, chi è davvero libero deve rischiare (senza eccessi o forzature, per carità) di risultare anche talvolta SCOMODO.

  130. ClaudioB scrive:

    Ussignur… te piase tirarmi per la giacchetta….

    Esimio, in merito alla circolare 43, mi sovviene ad esempio il passaggio finale lì dove il sistema EB potrà “essere adempiuto attraverso il riconoscimento di una somma o di una prestazione EQUIVALENTE”.
    Ecco, già quella parolina diventa pericolosa: chi decide cosa sia equivalente ? 10€ è equivalente ? €100, €1.000 ?
    In altre parole come tu stesso hai già sottolineato, i sindacati potrebbero prevedere soglie equivalenti che di equivalente hanno ben poco in quanto manca un parametro certo.

    Poi, prendiamo ad esempio l’accordo del 26 febbraio confcommercio, la CGIL non ha firmato (che strano….), a questo punto ci sono problemi di rappresentatività, ma senza addentrarci alle problematiche sorte con Mirafiori, mi chiedo se la CGIL non riconoscesse come “equivalente” la somma di 10€ che succede ?

    Ripeto, è un parametro pericoloso…

  131. ClaudioB scrive:

    Prendo l’occasione da questo blog, per allargare l’orizzonte e proporti Andry lo spunto per un nuovo blog, molto ambizioso, che parte dalla domanda, apparentemente semplicistica, se i sindacati ed i dirigenti sindacali sono veramente all’altezza della situazione?

    Provo a spiegarmi meglio, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un sempre maggiore potere sindacale, lentamente si stà tornando a dare ai ccnl quasi un potere erga omnes, verità assolute dei rapporti di lavoro.
    Lo si capisce dal fatto che dopo la legge 124, ribadita dall’interpello 21/2009 gli ispettori vigilano sulla corretta applicazione dei ccnl (ma chi vigila affinché gli ispettori siano veramente preparati sulla materia ?….)
    Lo si capisce dal DURC così intrinsecamente legato alla pedissequa applicazione del ccnl (vedasi ad esempio il necessario rispetto del numero di part time, o di lavori interinali…)
    Lo si capisce dagli stessi E.B. molto discussi in questo blog.
    I sindacati acquistano sempre più potere, anche economico (gestione dei secondi pilastri pensionistici, dei nuovi pilastri dell’assistenza sanitaria, e ora anche assistenza sociale con le CIG in deroga, i ristorni per i patronati e per i Caf…)).

    Un così grande potere ha riscontro in altrettanta capacità e conoscenza sindacale da parte di chi dovrebbe gestire questo potere ?

    Non sfugge a chi opera quotidianamente come i CCNL vengono scritti male, con errori macroscopici, grammatical lessicali, errori giuridici, con incompletezza e superficialità.
    Non sfugge come territorialmente spesso vige una autogestione che non fa le veci degli ideali concettuali del sindacato di appartenenza.
    Non sfugge ad esempio il caso della detassazione legata agli accordi aziendali/territoriali e la risposta totalmente a macchia di leopardo, scoordinata e “pericolosa” che c’è stata.
    Per non parlare dell’occasione persa in merito alla riforma nata con il collegato al lavoro, ottima occasione per poter riprendere in mano norme scritte 40 e passa anni fa, ed invece i sindacati hanno latitato…

    Mi fermo qua per ora e mi scuso se ho toccato qualche dente scoperto, ma spero di averti messo sufficientemente carne al fuoco da stimolarti un confronto…
    Ciao

  132. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Claudio, ho aspettato qualche giorno a risponderti per dare spazio ai tuoi interrogativi, che per me non sono un mistero, visto che organizzano in poche righe una serie di osservazioni che a vario titolo ed in vari ambiti ti ho visto fare.
    Curiosamente, o forse è solo un indizio di una profonda corrispondenza che ci lega, mi era venuta l’idea di un blog del genere, certo ambiziosa, forse pretenziosa, di sicuro politicamente “scorretta” (ma poichè odio il politically correct, questa è la cosa che mi preoccuperebbe di meno).
    Rimandando – per ora – il progetto (vedrai a breve il nuovo post a tema, dove spero di averti ancora come valido interlocutore (ormai siamo davvero “a 4 mani”, e non sai con quale piacere ed onore da parte mia), mi permetto di sviluppare alcuni punti delle tue riflessioni. (carne al fuoco ? ne hai messo una mandria intera….).

    1. i ccnl “quasi erga omnes”:
    è una fonte di diritto comune a cui viene demandata, siamo onesti, la gran parte della regolamentazione delle dinamiche del lavoro.
    diventano pertanto una fonte normativa ad ogni effetto.
    ti chiedi se gli ispettori sono preparati in tal senso ed io (se posso) “rilancio” ed amplio l’orizzonte.
    1.a non ci dovrebbero essere delle REGOLE (di forma e di contenuto) di un ccnl ?
    possibile che le parti sociali – che NON rappresentano IL mondo del lavoro, ma solo degli interlocutori, per quanto importanti e rappresentativi (non tanto…)- ci possano crivere letteralmente quel che vogliono ?
    peraltro in un italiano improbabile, e questo è ancor più grave perchè sappiamo bene che I DIFETTI DI STESURA E DI CHIAREZZA DI UN CCNL DIPENDONO IN MINIMA PARTRE DALLA POCHEZZA DELL’ESTENSORE MA SOPRATTUTTO DALLA INCAPACITA’ DI TROVARE UN ACCORDO COERENTE (per cui “scrivila così, poi ognuno la intende a modo suo secondo i criteri di forza di ciascuna situazione concreta”, quando non è il peggio, “scrivila così, poi l’interpretazione autentica la forniamo solo ai tesserati – datori o lavoratori che siano”).
    1.2 vista l’importanza dei ccnl, non ci dovrebbero essere delle regole certe (quantomeno) sulla loro pubblicazione / disponibilità ?
    Tu ti chiedi, caro Claudio, se gli ispettori sono preparati (che vuol dire se hanno anche delle buone banche-dati) all’esame dei ccnl, ma io ti chiedo: NOI consulenti possiamo dire di essere altrettanto preparati ? O dobbiamo anche noi, specie per gli accordi territoriali, “prostituirci” a destra e a manca, con conoscenze varie, per trovare i testi di riferimento ?
    Se il contenuto di questi ccnl ha una tale importanza (cone tu ricordavi) su molteplici aspetti cruciali della vita delle aziende e dei lavoratori, come minimo bisognerebbe pretendere regole certe di pubblicazione (a cura del Cnel ?) di ogni accordo PRIMA dell’efficacia dello stesso.
    Quando parliamo di leggi,parliamo di Gazzetta Ufficiale e di un certo normale decorso applicativo dalla data di pubblicazione (salvo diversa previsione).
    I CCNL arrivano – spesso – “di soppiatto” … quelli territoriali addirittura “de sfroos” (termine ormai sdoganato dopo l’apparizione a Sanremo del mitico Davide VanDeSfroos).

    2. tu parli di “capacità e conoscenza” sindacale – però credo che il problema sia un altro e ricalca le considerazioni appena fatte sui ccnl.
    In nome della libertà sindacale, non esiste ad oggi una “deontologia sindacale”, non esistono regole certe di funzionamento della attività sindacale.
    se queste regole esistessero, dovrebbero mettere a tema che non si può – obiettivamente – mettere a capo di certe trattavive critiche qualcuno che (al di là della “cultura” in senso lato) dimostra una scarsa conoscenza degli argomenti trattati (ma quante volte mi è capitato di discutere con un operatore sindacale perchè riteneva che quello che aveva deciso 10 anni prima nel suo “consiglio di fabbrica” non era legge – anche se lui la riteneva tale – e non poteva essere automaticamente applicato ad ogni azienda ?).
    Ma regole vuol dire anche, in caso dei NON POCHI intelligenti, modalità di comportamento e di posizione che siano trasparenti, corrette, coerenti, uniformi …
    Ed in particolare, e qui mi sto riferendo anche alle organizzazioni dei datori di lavoro, che non siano AUTOREFERENZIALI ED AUTOPROMOZIONALI.

    stiamo andando avanti da tempo (oltre un anno) a discuterne e ad oggi, mlalgrado vari interventi, anche interessanti e costruttivi, NON c’è stato UN solo sindacalista, UN solo bilateralista, UN solo rappresentante della nostra categoria che-fa- accordi-”illuminati”-sulla-bilateralità che abbia smentito questa autoreferenzialità, che a mio avviso è il male maggiore del sindacato oggi.

    (attendiamo fiduciosi oppure … è una conferma implicita ?)

    Vedi bene, Claudio, che sono temi su cui forse – da amico – non dovresti provocarmi … :-)

  133. Andrea Asnaghi scrive:

    ah dimenticavo:
    anche se con una vena, per fortuna, non polemico-critica come la mia, ho trovato interessantissimi spunti sul sindacato in questo Bollettino Speciale (n. 14 del 18.03.2011) degli amici di ADAPT qui reperibile http://www.adapt.it/acm-on-line/Home/BollettinoAdapt/Speciale.html dal titolo – appunto – “A tu per tu col sindacato”

  134. ClaudioB scrive:

    1.a non ci dovrebbero essere delle REGOLE (di forma e di contenuto) di un ccnl ?
    Affermazioni come queste fanno venire l’orticaria sui testicoli al 99% dei sindacalisti, li tocchi sul vivo, un po’ come se si parlasse di art.39 cost. o art.18 Statuto dei lavoratori…
    Dopo molti decenni, l’esperienza dovrebbe aver insegnato agli estensori dei ccnl stessi, che alcune parti normativo/economiche, dovrebbero essere scritte con linguaggio NON POLITICAL/SINDACALESE…
    Faccio un azzardo in più del tuo, la valutazioni su malattia/ferie/permessi/ratei/studio/oncologico/termine/apprendistato/… dovrebbero avere una base pseudonormativa e pertanto valida per tutti i contratti i quali dovrebbero solamente dire 30gg di ferie piuttosto di 24 piuttosto di 20, cioè intervenire sulla “quantificazione e sul metodo” non sulla “interpretazione” che dovrebbe essere chiara e comune a tutti.
    Non posso nel 2011 dover ancora disquisire con il sindacato se il periodo di prova (o di preavviso o di quel che si vuole) sia di calendario piuttosto che di giorni lavorativi piuttosto che di giorni effettivi, solo perché nel CCNL si sono “dimenticati” (???) da decenni di specificarlo, tali incertezze non giovano ne all’azienda ne al lavoratore, e anzi dann o più spazio ai furbetti…

    1.2 vista l’importanza dei ccnl, non ci dovrebbero essere delle regole certe (quantomeno) sulla loro pubblicazione / disponibilità ?
    I CCNL arrivano – spesso – “di soppiatto” … quelli territoriali addirittura “de sfroos” (termine ormai sdoganato dopo l’apparizione a Sanremo del mitico Davide VanDeSfroos).
    Penso siamo tutti d’accordo, in qualità di operatori del diritto, che i CC a qualsiasi livello dovrebbero essere pubblicati e disponibili e solo da tale momento esplicano i loro effetti (alla stregua di una norma), proprio per evitare “clientelismi” di basso rango a cui invece quotidianamente assistiamo

    “Tu ti chiedi, caro Claudio, se gli ispettori sono preparati (che vuol dire se hanno anche delle buone banche-dati) all’esame dei ccnl, ma io ti chiedo: NOI consulenti possiamo dire di essere altrettanto preparati ? O dobbiamo anche noi, specie per gli accordi territoriali, “prostituirci” a destra e a manca, con conoscenze varie, per trovare i testi di riferimento ?”
    La differenza però è lapalissiana, la mia competenza/incompetenza in qualità di professionista la fa il mercato ed i privati, l’ispettore è organo di vigilanza e quindi la preparazione deve essere pretesa a prescindere.

    2. tu parli di “capacità e conoscenza” sindacale – però credo che il problema sia un altro e ricalca le considerazioni appena fatte sui ccnl.
    In nome della libertà sindacale, non esiste ad oggi una “deontologia sindacale”, non esistono regole certe di funzionamento della attività sindacale.
    Se si parla di deontologia sindacale si rischia di dover parlare di deontologia politica (APRITI CIELO!!!!) hehehehe
    Predisporre dei codici di autoregolamentazione sindacale e di deontologia (ma poi chi viligerebbe???) dimostrerebbero una modernità sindacale che in questo paese non abbiamo o forse non abbiamo più…

    Ed in particolare, e qui mi sto riferendo anche alle organizzazioni dei datori di lavoro, che non siano AUTOREFERENZIALI ED AUTOPROMOZIONALI.
    stiamo andando avanti da tempo (oltre un anno) a discuterne e ad oggi, mlalgrado vari interventi, anche interessanti e costruttivi, NON c’è stato UN solo sindacalista, UN solo bilateralista, UN solo rappresentante della nostra categoria che-fa- accordi-”illuminati”-sulla-bilateralità che abbia smentito questa autoreferenzialità, che a mio avviso è il male maggiore del sindacato oggi.
    Non è un segreto che l’ambito sindacale ha ORAMAI pura valenza economica, troppi interessi in gioco fanno perdere i principi cardine per cui i sindacati stessi sono nati.
    Ora dirò una eresia che mo porterà la scomunica immediata : I sindacati vanno legittimati sindacalmente ma depauperati economicamente.
    Un sindacato se vuole essere tale deve essere privo di “servizi”, sia che vengano pagati dallo stato (patronati) sia che vengano pagati dal cittadino (dichiarazione dei redditi) , per tornare a quella purezza ideologica che negli anni che furono ha portato a conquiste giuste e moderne .

  135. gianni scrive:

    Salve sono un consulente del lavoro ed opero a Prato e solo oggi ho scoperto per caso questo blog e sono lieto di trovare qualcuno che abbia i miei dubbi sulla bontà degli enti bilaterali. In tutto il settore artigiano ad esempio le aziene che versano agli enti bilaterali spendono 125 euro più il 10% di INPS con un costo annuale a dipendente di 137,5 euro, mentre quelle aziende che non vogliono aderire devono spendere 325 euro più la contribuzione piena con un costo totale a dipendente di 412 euro circa, cioè il triplo.
    Senza contare il fatto che di quesi 125,00 euro circa 63 vanno alle OO.SS. e solo 61 restano per il fondo di sostegno al reddito, ma da questi 61 verranno tolte tutte le spese di gestione degli enti, che oltretutto nessuno controlla e quindi possono essere anche spese notevoli.Sono convinto che questa situazione sia ingiusta e che sia grave la circolare 43 del ministero del lavoro che avalla tali norme contrattuali di fatto obbligando le aziende a pagare un obolo ai sindacati. Credo che questo sia un argomento importante perchè riguarda la libertà, quindi non è una cosa da poco.
    Un saluto a tutti

  136. Andrea Asnaghi scrive:

    Un caldo benvenuto al collega Gianni ed alle sue riflessioni.

    Ho già detto che a mio avviso il Ministero cerca interlocutori per riformare le regole del lavoro ed è naturale che si rivolga alle Parti Sociali (che son quelle che pariteticamente fanno gli Enti Bilaterali, non è che gli stessi nascono per … “generazione spontanea”).

    E quando parliamo di partI non parliamo solo dei sindacati dei lavoratori, ma anche di quelli delle aziende.

    Ma mi concederete di osservare che sui temi
    - della libertà sindacale e di associazione
    - della serietà delle norme
    - della purezza ideologica delle parti sociali
    siamo qui a parlarne come “quattro amici al bar” fra consulenti del lavoro , ma non appena accenni a questi discorsi in una qualsiasi sede SINDACALE partono i “mal di pancia”… è CURIOSO, no ?

  137. C.Crapselli scrive:

    Uauh.. un post è il post dei post, dato l’argomento toccato, di quelli che se sei un pò connivente con gli intrugli di questo paese diresti, sì viva gli enti bilaterali ad ogni costo; se sei invece uno che non soffre di disonestà di pensiero, sà bene a cosa porta tutto ciò, nel bene e nel male.

  138. Aaron - Addetto amministrazione personale scrive:

    Concordo pienamente con tutto.
    Aggiungerei anche nel calderone degli enti “inituli/indesiderati – ma obbligatori per legge”, gli Enti di assistenza Sanitaria quali EST – ASTER……

  139. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Aaron, ci fosse al mio posto l’amico e collega Paolo Stern (che sull’argomento “Est” ha aperto un post specifico qui su Postilla) ti inviterebbe a non confondere gli EB ed i fondi (vari).
    In effetti, la genesi (contrattuale) ed i gestori (parti sociali) nonche l’alone (una certa … “fumosità” ?) e le conseguenze (soldi che escono sicuramente dalle tasche di aziende e dipendenti e vanno a finire in … “rivoli vari”) tendono a far omologare le fattispecie che, tuttavia, rimangono differenti.

    In particolare, se almeno ai fondi si potrebbe riconoscere una ipotetica (o magari effettiva) utilità, le domande sugli Enti Bilaterali permangono molteplici.
    Ma io vorrei ribaltare tale ultima affermazione dicendo che se sui fondi si può discutere, sugli EB no: ormai la bilateralità (gli ultimi passaggi legislativi lo rimarcano un’altra volta, a mio avviso) è una componente essenziale di regolazione del lavoro e delle sue dinamiche.
    Ma è proprio per questo che il tema di COME FUNZIONI la bilateralità diventa ineludibile: LA BATTAGLIA, lo sostengo da anni, SI DEVE SPOSTARE NON SULL’OBBLIGO O MENO (CHE ORMAI C’E’ E NON LO LEVERA’ NESSUNO – per cui è inutile continuare sula polemica inutili/indesiderati, a mio avviso: è come negare la pioggia e continuare a bagnarsi) MA SULLA PRETESA (coerente, “democratica” e seria, persino professionale) CHE TALI ENTITA’ ASSOLVANO IL LORO COMPITO AL MEGLIO (senza … “schifezze” varie).

  140. giulio scrive:

    Lavoro nel turismo, devo dire che questi enti bilaterali non servono ! personalmente in 15 anni di lavoro non mi sono presentato in nessuno dei loro corsi (presunti tali …visto che siamo al ridicolo !)sono solo degli enti con impostazione mafiosa, dove un sistema diabolico che non serve sicuramente al lavoratore, puo assaltare la diligenza ( gli unici che ci guadagnano sono i sindacati confederali cgil cisl uil ). Penso che tutto cio’ sia frutto di un grandissimo inganno alle spalle di tutti ! non sono iscritto in nessun sindacato , mi fanno solo girare le eliche per non dire altro quando ci ricatano, perche’ di questo si tratta, con l’iscrizione obbligatoria !… ma dove sono i tanto sbandierati diritti individuali !… un bel calcio in culo per certi enti sarebbe doveroso, giusto, indispensabile, visto che non servono assolutamente a nulla ! Con mezza africa che pressa per entrare in europa sarebbe piu’ opportuno ripristinare il libretto sanitario obbligatorio, visto l’avanzata della tbc, anche se penso che questo non voglia posto in essere in quanto i tanti troppi stranieri che lavorano nel turismo entrano in italia come clandestini, per alimentare un lavoro a basso costo con la grande complicita’ dei confederali. Se io non sono iscritto in nessun sindacato perche’ devo pagare questa grande truffa ? I contratti vengono di fatto blindati impedendo alle altre OOss di diffendere i lavoratori come possiamo cambiare le cose ? l’unica cosa regolare nelle buste paga e’ solo il contributo scipato da questi enti, mentre il resto … sfrutamento del lavoro ? Se non vogliamo aderire come si fa per dare disdetta ? Mi sono veramente rotto di pagare un ente inutile che… chi rapresenta chi?!

  141. giulio scrive:

    dimenticavo vedi anche ! http://www.life.it/?p=15

  142. Ma che casino! scrive:

    Caro Giulio, sono d’accordo con te, io avendo studiato lingue desideravo inserirmi nell’ambito turistico come guida nella mia città (Tivoli, che è una bella sittà storica) ma ho trovato un mare di ostacoli dovuti a questi accordi con enti bilaterali… sono un po’ seccata.

  143. Alberto scrive:

    Le affermazioni di Giulio mi sembrano un tantino volgari e poco, o per niente, riflettute. Sarà anche vero che il contributo è obbligatorio, ma solo nell’ipotesi che il contratto individuale, stipulato fra due parti non iscritte, richiami espressamente un certo contratto collettivo che prevede il pagamento del contributo all’ente bilaterale.
    Giulio che si vanta di non essere iscritto all’ente, che considera i sindacati degli assaltatori di diligenze, dei truffatori, nonché dei ricattatori, non si lamenta, però, dei vantaggi che gli derivano dalla loro attività, quali, in primis, gli aumenti retributivi. A me sembra veramente ridicolo che, a fronte di aumenti a regime di 100 / 120 euro mensili, un lavoratore urli allo scandalo se chi gli ha fatto ottenere quell’aumento gli chiede un contributo mensile dello 0,05% o anche dello 0,10% che mediamente si aggira su un importo che va da 70 centesimi ad 1,5 euro al mese!

  144. gianni scrive:

    Per come la vedo io è giusto e logico che le organizzazioni sindacali chiedano un contributo per la loro attività, ma dovrebbero farlo in modo diretto e trasparente ,così come fanno con la trattenuta sindacale in busta paga o con la quota associativa e non inserendo una clausola che obbliga a versare ad un Ente e poi prevedere nelle Statuto di questo Ente che buona parte dei soldi siano girati alle organizzazioni sindacali.
    Poi sgombriamo il campo da una eccezione teorica , ma non pratica: tutti i contratti individuali rinviano ai CCNL. E’ vero che chi non è iscritto alle OO.SS. (dei lavoratori e delle imprese) in teoria non è vincolato dai CCNL a meno che non li richiami,ma in pratica , per varie ragioni, tutti i contratti individuali, anche quelli di chi non è iscritto, rinviano ai CCNL. Conseguentemente tutti adesso devono applicare le norme relative agli enti bilaterali senza poter scegliere.
    Visto che ormai è un obbligo versare agli enti bilaterali non è giusto chiedere che essi utilizzino tutte le risorse per dare prestazioni senza “dispersione”, che minimizzino i costi di gestione, che rendano verificabili i loro bilanci, che siano organizzati su base democratica dove , anche chi non è iscritto al sindacato, ma versa il contributo, possa eleggere i propri rappresentanti ?
    Concludo, per come la vedo io :
    1) non dovrebbe essere obbligatorio versare agli Enti Bilaterali , ma facoltativo;
    2) gli Enti Bilaterali dovrebbero funzionare così bene, su base democratica, trasparente , finalizzati alla massimizzazione delle prestazioni, da indurre le imprese e i lavoratori ad iscriversi per scelta.
    un saluto a tutti

  145. Andrea Asnaghi scrive:

    pregando tutti di mantnere un tono civile, che saluto con sollievo negli ultimi interventi, devo ripetere cose già espresse:
    gli EB , o meglio la bilatelarità, sta sempre più prendendo piede, rafforzata anche da interventi legislativi che la mettono – come il prezzemolo – un po’ dappertutto …
    vedo che anche i lavoratori hanno vedute diverse; però una demonizzazione aprioristica mi sembra sospetta: in teoria, un buon funzionamento di prassi buone e condivise potrebbe essere una cosa egregia ed una fonte di opportunità

    non si tratta di discutere il ruolo e la funzione dei sindacati e delle Parti Sociali, che mi sembra indiscutibile ed imprescindibile, quanto di sorprendere meccanisi autoreferenziali e un pochino clientelari

    insomma, per fare un paragone azzardato, sarebbe come criticare i partiti a partire dalla situazioen politica attuale: non sono i partiti da abolire ma un certo (ahimè diffuso) modo di “viverli”

    non sono contrario alle regole, anzi, ma che non vi sia qualcuno con il potere assoluto di scrivere queste regole senza nessuna regola a cui sottostare a sua volta, ciò che mi sembra avvenga rispetto alle Parti Sociali attualmente.

  146. cOLPO DI pISTOLA scrive:

    Contro Alberto Noi operai siamo senza dubbio per Giulio !
    Basta impostazioni Mafiose Imposte dai Tre Confederali (Sindacati… se’ cosi’ si possono ancora chiamare !).
    Anche Io lavoro nel turismo ORA BASTA prese per il C/lo !
    Alberto, le tue considerazioni in merito all’ aumento sono del tutto inesatte !…
    Veniamo al dunque: DURATA QUADRIENNALE
    Il contratto ha una validità di 4 anni sia per la parte economica che normativa dal 1.1.2006 al 31.12.2009 a differenza del contratto precedente che prevedeva aumenti economici biennali.
    SALARIO:gli aumenti salariali sono ridicoli, infatti un 4 livello percepisce nel corso dei 4 anni di validità del contratto, tutto compreso anche la Una Tantum, un aumento lordo di € 69 al mese che al netto fanno 45/46 euro (altro che i 135 euro strombazzati nei comunicati sindacali).
    Nel contratto è chiaramente specificato che i costi degli Enti Bilaterali sono parte integrante del costo contrattuale e quindi diminuiscono i già miseri salari !
    ORARIO DI LAVORO, RIPOSI SETTIMANALI…Attraverso una interpretazione che porta il D. Lgs 66/2003 in evidente contrasto con l’art. 36 della nostra Costituzione, viene cancellato il riposo del settimo giorno, introducendo la possibilità di uno slittamento nell’ambito di un intervallo di due settimane, per cui si può verificare un periodo di lavoro consecutivo di 12 gg e 2 di riposo.Viene eliminato il tetto di 2 ore massime di straordinario con l’applicazione di una media bisettimanale dell’orario di lavoro, per cui una settimana si possono fare 10 ore di straordinario e quella successiva 10 ore in meno, il tutto senza pagamento dello straordinario !
    PART TIME…Viene introdotta la causa flessibile e quella elastica, per cui l’azienda può modificare la collocazione orario della prestazione lavorativa con un preavviso di soli 2 gg. (causa flessibile) e allungare l’orario fino al 30% annuo. Il tutto con una maggiorazione dello 1,5% per ambedue le cause, oltre ad una maggiorazione del 30% per le ore in causa flessibile che determinino un aumento duraturo della prestazione lavorativa.
    APPRENDISTATO…Viene aumentato il periodo di durata fino a 48 mesi aumentando le tipologie di durata, e viene ampliata anche l’area interessata coinvolgendo anche il 2 livello e i quadri A e B.
    Introdotto l’apprendistato a cicli stagionali, le aziende invece di assumere a Tempo Determinato, assumeranno apprendisti, risparmiando di più sul costo del lavoro. Gli apprendisti si possono assumere in numero pari ai lavoratori qualificati e specializzati presenti in azienda
    RSU E DIRITTI SINDACALI… Viene negata anche nel CCNL del Turismo la possibilità di indire le elezioni delle Rsu a sindacati diversi da Cgil-Cisl-Uil, sopprimendo di fatto le RSU in questo settore.
    I sindacati concertativi CGIL-CISL-UIL, si sono preoccupati delle loro necessità economiche e di potere (finanziamenti ad enti bilaterali, covelco, fondi Fo.rte- Fo.nte, ore di permessi dei delegati esclusività nelle RSU, ecc ecc) invece delle richieste e interessi dei lavoratori, peggiorando le precedenti condizioni normative con dosi massicce di precarietà.
    NON MI PIACE QUESTO SISTEMA MAFIOSO !
    …Pentiti PINOCCHIO.

  147. Andrea Asnaghi scrive:

    due note di metodo (che diventano di merito)

    Chi si firma “colpo di pistola” pecca di cattivo gusto e di brutto spirito, di colpi di pistola ne abbiamo subiti tanti, in questa nostra democrazia (per quanto debole ed imperfetta sia) , e CERTAMENTE hanno fatto SOLO del male.

    Chi si spaccia per una classe intera (“noi operai”) invece che parlare per sè, di solito (lo dico per esperienza) si autoinveste di una rappresentanza che non ha.

    Se non sono tenero con le Parti Sociali in genere (mi sembra abbastanza evidente), Dio ci scampi e liberi dai sedicenti rivoltosi (autonomi e compagnia briscola) che ho visto spesso svendere i diritti dei lavoratori o avanzare pretese assurde per il gusto del puro protagonismo in un modo che mi ha fatto rimpiangere i confederali (e per portarmi a tanto, giuro che ce ne vuole …).

    La contrattazione parte da reciproche concessioni: chi arriva DOPO a dire cosa non va, senza aver fatto alcun trattativa (e quindi prendendosene la briga e la responsabilità) non è quasi mai in buona fede.
    Condomini, Bar Sport, mezzi pubblici e quant’altro sono pieni dei “tredicisti del lunedì”.

    Io sento comunque di rispettare chi porta avanti trattative spesso complesse e faticose; in partcolare cercando di coniugare i diritti (le esigenze) del lavoratore con le esigenze (i diritti …) dell’azienda.

    Poi, visto che questo luogo è di confronto, posso anche concordare con alcune osservazioni dell’ultimo intervento (che se si firmasse con un nome e cognome sarebbe più apprezzabile) , ma è la cornice in cui si muovono che, ripeto, non mi piace proprio.

  148. cOLPO DI pISTOLA scrive:

    … Piu’ che colpo di pistola, da considerarsi in senso metaforico sembra una cannonata !
    … Lascio a Voi le giuste considerazioni. Se sono sbagliate o infondate si puo’ contestare !
    … I fatti parlano chiaro.
    Se ogni decisione che conta continuerà a dover essere concordata fra ” i soliti”, o più, in negoziati sostanzialmente negativi per gli operai, anziché essere assunta da organi legittimati democraticamente, ognuna di quelle decisioni non potrà che essere, nella sostanza, una decisione sottratta al normale procedimento democratico.

  149. Emanuele scrive:

    Salve,

    Ho letto tutto d’un fiato questo forum, solitamente non presto molta attenzione a dibattiti createsi via web o semmai mi fermo ai primi interventi. Invece devo ammettere con mia grande sorpresa che la lettura di questi vostri 2 anni di dibattiti mi ha aiutato molto.

    Stò svolgendo un lavoro di ricerca il quale tocca anche proprio gli enti bilaterali.
    Ora vi scrivo per vedere se c’è ancora disponibilità nel proseguire un ipotetico dibattito e rispondere a certe mie domande o curiosità.

    Buon lavoro a tutti
    Emanuele

  150. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Emanuele,
    per quanto mi riguarda, il dibattito sugli Enti Bilaterali è sempre aperto (non solo qui ma in generale), anche se le ultime battute di questo post hanno un po’ disperso il discorso fra provocazioni e recriminazioni non proprio costruttive…
    Ben lieto quindi ( forse, e spero, non da solo) di ricevere il tuo contributo.

  151. ugo fonzar scrive:

    Quando in un ente bilaterale ci sono dei cervelli che funzionano e dei cuori che battono
    diventano subito utili
    (altrimenti sono sovrastrutture inutili… e in Italia ne abbiamo tante)

    Non voglio far pubblicità (checché se ne dica non me ne viene niente in tasca)
    ma a proposito quindi di utilità e di qualità del servizio
    il giorno 24 febbraio 2012 – presso l’Auditorium della propria Foresteria di Via Bison 65 a Udine – ci sarà un importante appuntamento di formazione sulla sicurezza, occasione di aggiornamento per gli Rspp:

    “Accordo Stato Regioni sulla formazione in materia di sicurezza:
    gli enti bilaterali a servizio delle Imprese del Settore?”

    E’ un ente per l’edilizia, ma è attivo e propulsivo e si parlerà del nuovo accordo sulla formazione e del ruolo dell’ente bilaterale… spero che di iniziative analoghe ce ne siano in tutta Italia

    salutoni

  152. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie mille, Ugo, della segnalazione e della attenzione che continui a dedicarci sul tema.

    Di “cervelli che funzionano e cuori che battono” mi sa che ci sia un gran bisogno a 360 gradi, non solo negli EB.

    Che un ente bilaterale funzioni bene (e se lo dici tu, sono portato proprio a crederci) è una bella notizia (ecco, magari permettimi solo una battuta detta “con simpatia”: diciamo che non è una notizia così comune o scontata come dovrebbe essere :-) ).

  153. Emanuele scrive:

    Grazie,

    Condivido anch’io l’oppinione che a più riprese è uscita nei dibattiti, ovvero: son le persone che fanno la differenza e non solo il predisporre una struttura ad hoc.

    Relativamente alla formazione (salute e sicurezza sul lavoro): ho visto che è stato pubblicato 11 gennaio 2012 gli accordi approvati in conferenza Stato-Regioni relativi ai corsi di formazione per datori e lavoratori, i quali dimostrano, a mio parere, come il legislatore intenda sempre più dare impulso a questi attori reticolari. Ritengo che, se mi posso permettere, la domanda iniziale di questo utilissimo blog possa oramai essere modificata, nel senso che non ci si deve più porre nella prospettiva di utilità o meno di tali centri ma piuttosto cercare di creare in questo contesto un metodo ipotetico di ottimale funzionamento e utilizzo di tali strutture. Fermo restando che gli Ee.Bb. siano ancora in fase di rodaggio ma che tale fase prelude ad un loro stabilizzarsi per il futuro.
    CIò non vuol dire per me acquietarsi da una struttura posta dall’”alto”, ma riconoscerne le possibili potenzialità e i mutamenti che sono presenti nella realtà economica-lavorativa.
    Mi fermo qui perchè non sò ancora bene come, e cosa e come si deve dialogare in un tal spazio, però ringrazio infinitamente per la vostra disponibilità.

    Per quanto riguarda i quesiti, uno fra i tanti mentre procedo alla lettura di due libri relativi alla bilateralità (non sò se si può scrivere il titolo dai relativi volumi, non vorrei agitare qualche benpensante): gli enti bilaterali hanno avocato a se, per loro volere(CCNL) o per volere del legislatore determinate funzioni e facoltà che prima quest’ultime erano esercitate da altre strutture. Pertanto, chi prima svolgeva i compiti degli enti bilaterali, e tali strutture permangono ancora, sono ancora operative e quindi formano, diciamo, strutture che vanno ad aumentare il costo lavoro?

    Spero di essere stato abbastanza chiaro, chiedo scusa sin da ora per lo spazio che mi son permesso di prendermi e magari anche per l’ingenuità della domanda ma come in tante altre cose dell’organizzare una società, si tende alla semplificazione e poi si guarda il cammino percorso e si nota solo che un reticolo ben lontano dalla semplificazione!

    Grazie per l’attenzione, buona giornata

  154. Andrea Asnaghi scrive:

    Grazie a te Emanuele.

    vado a braccio su alcuni spunti delle tue osservazioni, una via di mezzo fra risponderti e lanciare spunti di discussione

    1. “creare un ipotetico metodo di ottimale funzionamento di queste strutture (…) fermo restando che siano ancora in una fase di rodaggio”.
    Sono d’accordissimo, lo avrai notato leggendo nel post. Tuttavia… i primi enti bilaterali “di seconda generazione” risalgono ormai a circa 18-20 anni fa.
    Come fase di rodaggio, non c’è male …

    2. Sugli EB la discussione fu portata da subito (e non è mai tramontata, del resto) sulla OBBLIGATORIETA’.
    Argomento che oggi (sarei tentato di dire, più che altro per stanchezza :-) ) non si discute più. la legge ha sempre più spesso affidato agli EB diversi compiti chiave, o si fanno (BENE) gli EB o si fa … una rivoluzione.
    Però questa discussione sulla obbligatorietà la dice un po’ lunga su almeno tre aspetti:
    - l’inveterata tendenza italiana (imprenditoriale ma non solo) a risparmiare, a trovare scorciatoie, a non pagar mai dazi, spesso scambiata per “libertà” (che invece è un’altra cosa e va a braccetto con responsabilità);
    - l’utilità ed efficacia reale, o quantomeno percepita, di queste strutture (non ho bisogno di alcuna legge che mi costringa a prendere medicine di cui necesssito veramente);
    - la rappresentatività (scarsissima) reale delle OO SS costituenti.

    3. Collegato all’utlima osservazione e per tornare, sia pure un po’ alla larga, alla tua domanda (“cosa c’era prima”): gli Eb rappresentano a mio avviso la quintessenza di ciò che si definisce in genere “relazioni industriali”, ovvero un coinvolgimento attivo delle parti (attraverso le Parti Sociali) nella costruzione di regole più libere (non determinate in unica istanza da leggi rigide come quelle nostre del lavoro) e collegate alle effettive esigenze e necessità (dei lavoratori e delle imprese). Sulla carta, bellissimo; (perchè “sulla carta” ? perchè è un capolavoro shakespeariano, ma gli attori disponibili sono spesso “dei cani”).
    Nella grande impresa, con varie sfumature, le relazioni industriali esistono ed esistevano, nella piccola e media (una forte ossatura, e meno male, del tessuto economico italiano) molto meno. Nel progetto ideale del legislatore, a mio avviso gli EB erano (se mi si consente l’espressione, che vuole essere solo simpatica) le “relazioni industriali dei poveri”.
    Ma per far ciò si sarebbe prima dovuto fare i conti sulla scarsa (quasi nulla) rappresentatività delle Parti Sociali verso “i piccoli”, che sono abituati a fare i conti con problemi effettivi e non con elucubrazioni politiche (mentre le grandi imprese, con le elucubrazioni politiche hanno fatto spesso politiche industriali e del lavoro – non sempre virtuose, non sempre trasparenti, tra l’altro).
    Questo sia per alcuni limiti dei piccoli, sia perchè per le Parti i piccoli sono sempre stati più terreno di sfruttamento che orto da colitvare con amore.

    4. Allo stato attuale, siamo ancora un po’ nelle “terre di mezzo”; per usare la tua espressione, i COSTI sul lavoro ci sono tutti e reali, per le funzioni effettive …. “dateci un po’ di tempo”.
    Per giustizia: l’intervento di Ugo (151) ci segnala, e non è stato il solo qui, che non è sempre così, ed io ne sono solo felice: quando qualcuno recita bene Shakespeare è un guadagno per tutti.

    alla prossima puntata, Emanuele

  155. ugo fonzar scrive:

    grazie Emanuele, mi segno questa bellissima frase
    “quando qualcuno recita bene Shakespeare è un guadagno per tutti”

    tra l’altro gli EB che lavorano
    sono un po’ scocciati di quelli che “tirano a campà”
    e anche “fra di loro” non ci sono mica sempre rapporti idilliaci
    solo che sono “indipendenti” e quindi dire a uno “datti da fare ragazzo che qui le cose vanno a 100 km/h e tu sei una lumaca rallentata” va a finire che si offendono… :)

  156. Paolo scrive:

    Un mio cliente mi chiede un adeguamento di sicurezza e vuole ottenere i contributi partecipando al consorso INAIL – Bando ISI 2011.
    Lo decide a Febbraio 2012, circa un mese prima della scadenza. Preparo i documenti, faccio i calcoli e ci rientra. Chiedo ad Ente Bilaterale a cui la ditta è associata di produrre il modulo da loro firmato (fa punteggio anche se non hanno fatto niente) e mi dicono che non si riuniscono prima di un mese. Risultato il Cliente ha inviato telematicamente richiesta ma non riesce a produrre documento dell’Ente Bilaterale ed è escluso. Come dice Ceccherini .. continuiamo a farci del male ….

  157. Andrea Asnaghi scrive:

    grazie della testimonianza, Paolo

    aggiungerei solo: come volevasi dimostrare …
    e come diceva anche Ugo (però, Ugo, la frase che hai trovato “bellissima” su Shakespeare era MIA, non di Emanuele !!!) :-)

    diciamo che nel caso citato da Paolo Shakespeare è stato recitato da un cane …

  158. ugo fonzar scrive:

    ok ok il copyright sarà da me ritoccato :)

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