1 Dicembre 2009
Enti Bilaterali: sono utili veramente?
Parliamo di Enti Bilaterali.
L’argomento è poco convenzionale, forse politicamente scorretto, rischia di essere vissuto “di pancia” ed in modo irrazionale.
Gli Enti Bilaterali, in due parole senza pretese, possiamo definirli come degli organismi costituiti dalle parti sociali (in genere firmatarie di un accordo o di un contratto collettivo) con modalità che rappresentino in maniera omogenea e paritaria le istanze delle due parti in gioco (da cui il termine “bilaterale”).
A questi organismi, finanziati generalmente con un contributo a carico dei fruitori di riferimento delle funzioni di questi Enti, stabilito mediante l’accordo istitutivo degli stessi, sono affidate dalle parti ed in misura sempre maggiore dalla normativa attività regolatorie e proattive del mondo del lavoro e delle molteplici funzioni ad esso relative, dalle attività di formazione professionale a quelle di prevenzione, dall’applicazione dei contenuti di norme particolari alla regolazione ed al controllo di finanziamenti ed incentivi, fino a giungere a prevedere attività di certificazione ed asseverazione.
Visto così tutto sembra molto positivo: per dar corso in maniera concreta, efficace e propositiva ad una serie di attività utili ed efficaci per lo sviluppo di buone prassi in settori cruciali del mondo del lavoro, si creano degli organismi paritetici operativi che attraverso il confronto continuo e concreto sul campo si preoccupano di tracciare le strade ed individuare gli strumenti per percorrerle.
Dal canto suo, il legislatore invece di imporre regole costruite a tavolino e ad alto tasso di obsolescenza, preferisce che queste siano costruite dalle parti sociali attraverso un confronto costante e continuo, che ne garantisca fattibilità, aggiornamento e consenso.
Fine della favola (che ieri ci illuse, che oggi ci lllude … come cantava il poeta).
Ma se è tutto così bello, lineare e propositivo, da dove nascono le perplessità?
Elenco le mie, in ordine sparso e che potrebbero essere riferite alla bilateralità in generale. Non mi interessa “fare un processo” (nemmeno lo riterrei logico) ma solo condividere alcune evidenze (lieto di essere smentito).
1) A volte si ha la sensazione che sul testo normativo l’Ente Bilaterale compaia come un “deus ex machina” : c’è una norma da riempire, che lo facciano altri. Se poi gli altri non si accordano, non si attivano, litigano … la norma rimane inattuata o zoppa. Quanti “cul de sac” fra le nostre norme ?
2) Senza voler scomodare articoli della costituzione rimasti lettera morta, quali sono i principi che regolano il funzionamento delle parti sociali e la loro rappresentanza? Nessuno. Questo vuol dire che se le parti - negli ambiti (sempre più vasti…) loro consentiti - decidessero per una emerita stupidaggine, andrebbe bene, a posto così, viva la libertà di farsi del male ?
Quale norma regola i meccanismi di decisione di questi organismi ma ancor di più delle parti che li promuovono e ne garantiscono (senza dare garanzie) il funzionamento?
3) Le parti sociali chi rappresentano veramente? Non sarà forse così sbagliato sostenere che almeno la metà dei cosiddetti “aderenti” vedono la parte sociale non come rappresentativa della propria volontà ma come un mero fornitore di servizi o opportunità di cui “la tessera” è la pura condizione formale?
4) Questo ci porta al cuore del quarto punto: ma le parti sociali sono entità ideali e disinteressate o sono a loro volta potenti lobby economiche, al servizio oltretutto di altre potenti lobby o gruppi che spesso ne determinano gli orientamenti e le azioni? E quindi attraverso le funzioni degli Enti Bilaterali si promuovono regole ed utilità universali, oppure spesso gli Enti Bilaterali vengono usati in funzione autoreferenziale ed autopromozionale a discapito degli altri operatori?
Ovvero, per dirla in altri termini, le parti sociali possono svolgere un ruolo arbitrale e regolativo (anche attraverso gli Enti Bilaterali) quanto sono esse stesse pesantemente parti in gioco?
5) Gli Enti Bilaterali raccolgono il finanziamento sulla base dei potenziali fruitori (qualche volta con alcune forzature che tentano di rendere i contributi obbligatori). Ma siamo sicuri che la presenza di tanti entucci sparsi, divisi per categoria e (apparentemente) non comunicanti invece di essere un’opportunità non sia a) un appesantimento burocratico, b) uno spreco di risorse? Faccio un esempio molto breve: coinvolgi gli Enti Bilaterali nella gestione degli ammortizzatori sociali (per le aziende che non ne sono destinatarie), ma con i medesimi contributi richiesti siamo sicuri che non si sarebbe semplicemente potuto ampliare la base delle aziende destinatarie? Insomma, più burocrazia e dispersione di risorse: ma i contributi agli Enti Bilaterali entrano nel costo del lavoro e nella valutazione degli oneri burocratici? Altro esempio: abbiamo tolto (giustamente) l’autorizzazione apprendisti alla Dpl e l’abbiamo vista spesso sostituita con il visto dell’Ente Bilaterale - che ci mette pù tempo ad arrivare e viene emesso con criteri a volte equivoci… (si stava meglio quando si stava peggio?).
Concludo velocemente con un’idea di fondo che raccoglie i concetti di cui sopra per favorire una discussione: sulla carta gli Enti Bilaterali sono una cosa utile e molto interessante, tuttavia il loro funzionamento, il loro costo (in termini economici e burocratici) e gli scopi con cui talora vengono usati dai loro promotori sono la fonte delle maggiori perplessità, ad oggi, verso questi organismi.
Aggiungo un’ultimissima riflessione. Atteggiamento verso gli EB da parte dei professionisti: ci mancava pure questa, mi stan facendo concorrenza sleale, sono il solito carrozzone sindacale, un altro ente inutile e via con i lamenti. Atteggiamento verso gli EB da parte dei rappresentanti dei professionisti : quando non puoi battere qualcuno, alleatici. Ma ai professionisti, al giorno d’oggi, restano solo le strade alternative del lamento sterile (e un po’ miope) o dell’inciucio (miopissimo) ?
Ho volontariamente scelto la strada della brevità e in qualche caso della provocazione , che vuole tuttavia essere mero stimolo al dibattito e non vuole mancare di rispetto a nessuno. Aspetto critiche, esperienze, opinioni ed interventi, come sempre graditissimi.


Scritto il 1-12-2009 alle ore 09:32
Approvo e sottoscrivo
Scritto il 1-12-2009 alle ore 14:28
Un esempio di un organismo bilaterale molto utile è la scuola edile, costituita dalle Associazioni di categoria impreditoriali e dalle Organizzazioni sindacali del settore edile. Da
tanti anni opera nel settore della formazione per l’edilizia attraverso interventi mirati alla qualificazione
ed alla sicurezza di tutti gli addetti del comparto.
La formazione alla sicurezza sul lavoro rappresenta una parte molto significativa delle attività svolte dalle
scuole Edili , di azioni
formative mirate a sensibilizzare ed educare alla sicurezza lavoratori, imprenditori, tecnici, materia indispensabile per la salvaguardia di tutti gli addetti del settore .Grazie per l’attenzione
Scritto il 1-12-2009 alle ore 15:26
> Raffaele: la sintesi è un dono, che io purtroppo non ho ( ma a te sembra che abbiano dato anche quella che non han dato a me
).
Grazie del tuo intervento e della approvazione, sarebbe bello che raccontassi anche tue esperienze o tuoi argomenti su cui trovi una condivisione.
> Romano: grzie a te . Concordo in linea di massima con la tua valutazione della scuola edile.
Gli edili hanno una bilateraità storica e molto spinta, alimentata dalle casse Edili e non solo.
A volte mi chiedo - tuttavia - se le ingentissime risorse (in termini economici ed organizzativi) destinate alle Casse Edili diano un ritorno (in termini di benefici) proporzionato all’impegno.
E’ vero che nessuno “fa le nozze con i fichi secchi”, ma è altrettanto vero che con possibilità molto ampie si possono fare tante cose.
Scritto il 1-12-2009 alle ore 19:12
Caro Andrea,
come hai sicuramente potuto leggere in altri miei brevissimi interventi sull’argomento sai perfettamente come la penso.
Partiamo da un primo presupposto a monte, giustamente (dal mio punto di vista) le singole aziende non associate ad associazioni firmatarie del CCNL non hanno l’obbligo (per ora) di aderire ad un ente bilaterale.
Non è così per il singolo lavoratore, che quand’anche non fosse iscritto ad un sindacato si vedrebbe comunque fare la trattenuta dell’eventuale quota di sua competenza in tutti i casi in cui è il datore adererente.
E contra invece il lavoratore aderente ad una associazione sindacale potrebbe non poter usufruire dei servigi eventualmente erogati dall’ente per il solo fatto che l’azienda non è iscritta ad associazione datoriale e quindi non aderisce.
Già così posta la questione fa emergere l’iniquità dell’ente bilaterale e del suo funzionamento.
Ma aggiungiamo un altro elemento, il divieto posto, in alcuni casi indirettamente ed in altri espressamente, a sostituire l’obbligo di adesione all’ente con eventuali alternative private (assicurazioni, società costituite ad hoc,…). Gli enti di carattere sindacale devono essere accettati in modo supino e non concorrenziale da parte di imprese e dipendenti.
E mi sovviene l’ulteriore elemento, l’ente di natura privatistica ancorchè sindacale, eroga i servizi in base alle disposizioni di cassa, a prescindere dai versamenti individuali.
Se poi teniamo conto che già esistono enti pubblici impositivi preposti a raccogliere contribuzione ed erogare servizi, parlo di inps inail enpals e via dicendo, la cui obbligatorietà ed i cui servizi di ritorno non sono qui in discussione, allora capisci perché il mio personalissimo ago della bilancia pesa a totale sfavore degli enti bilaterali quali quasi inutili organismi di interessi privatistici.
E non ho ancora affrontato l’argomento costi/benefici in dettaglio, ne la qualità e l’utilità dei servizi offerti…
Già certo, il mio tono è volutamente provocatorio e solamente negativo, ma parto dal presupposto che un simile argomento viene trattato pubblicamente solo come esposizione di una risorsa, vedasi tutte le riviste di settore, per non parlare delle pubblicità che si vedono, in quanto i lati negativi non hanno un altrettanto forza di presentazione essendo le parti sociali collettive tutte aderenti ed interessate a salire sul carrozzone (ops ecco la parola che demiurgicamente demonizzavi).
E allora è ovvio che la mia posizione espressiva deve essere categorica in negativo, proprio per compensare la bontà non del tutto sincera nei confronti degli enti (per le parti e gli interessi in gioco) che normalmente viene espressa. Per fare un eufemismo: se ogni singolo cittadino fosse contrario all’aumento degli stipendi dei parlamentari mentre tutti i politici di destra di centro e di sinistra fossero d’accordo, secondo te gli stipendi rimarrebbero invariati o verrebbero aumentati? Allora da singolo (e single) preferisco alzare la voce sul lato negativo che mai vedrà espressione da parte degli organi di potere.
Scritto il 1-12-2009 alle ore 19:20
Un ultima precisazione, poi chiudo, se si vive in uno stato liberista dove si vuol tutelare l’imprenditoria privata, qualche problema concettuale gli enti bilaterali ce l’hanno; problemi che partono dal concetto di libertà di adesione.
Se io imprenditore privato intendo istituire una scuola edile “mirata alla qualificazione ed alla sicurezza di tutti gli addetti del comparto”, le aziende avranno facoltà di comprare i miei servizi ed usufruire dei risultati, se il mio prodotto sarà scarso perderò i clienti, che viceversa aumenteranno probabilmente se il mio prodotto è buono.
Ma avrei la concorrenza sleale da parte di enti che “sono privati ma non sono privati”, con la forza dell’obbligatorietà contrattuale collettiva e senza essere tenuti a dare dei risultati.
Scritto il 1-12-2009 alle ore 22:53
Caro Claudio,
lascio spazio ai tuoi interventi di cui mi permetto di sottolineare alcuni spunti, senza togliere nulla al resto.
1. EB e il problema dell’equità. Uno li paga, uno non li paga, tutto è legitimo ed anche il suo contrario.
Mi immagino un marziano imprenditore (posso dire che certe norme fan sì che buona parte dei nostri clienti si sentano “alieni” ?) che faccia una semplice domanda: volgio pagare tutto e solo quel che bisogna pagare.
Gli EB bisogna pagarli ? sì,no, ni …
Si: ma allora perchè il mio vicino di capannone non li paga ?
No: ma allora perchè se chiedo un premio di assunzione o un contributo indetto dalla CCIA, dalla Provincia, dalla Regione, se non pago gli EB non vi posso accedere ?
(Claudio fa l’estremista, io il facilone; il marziano invece si è interessato subito al cristianesimo e gli piace tanto quella frase per cui “il vostro parlare sia sì-sì e no-no”).
2. Gli EB han natura privatistica ma hanno un’obbligatorietà stisciante: non possono essere sostituiti da prestazioni alternative o private, non hanno quindi alcun carattere di sussidiarietà positiva (volontaria ma utile), non stanno in un regime di concorrenza, non corrispondono o sottostanno ad alcuna regola di funzionamento.
Esistono (e talvolta - se Dio vuole - qualcuno di essi combina anche qualcosa di decente)
3. Degli EB è politicamente scorretto parlare male: ai Convegni, o nella letteratura specializzata o di categoria, sono un argomento che passa via con affermazioni di rito e di stile, intrise di affermazioni tutto-niente.
Il politicamente scorretto è spesso eticamente corretto: favorisce dialogo e confronto sui problemi veri e non dibattiti di facciata.
Aspetto, con il consueto grado di “scorrettezza etica” altre preziose e gradite opinioni…
Scritto il 2-12-2009 alle ore 17:23
Senza voler entrare in argomentazioni giuridiche e/o politiche debbo Nell’articolo, e nei vari commenti, non appare la considerazione che il contributo individuale è assolutamente irrisorio e che il loro funzionamento è di tipo mutualistico. Le imprese private che volessero offrire prestazioni analoghe a quelle degli E.B. dovrebbero richiedere importi ben più sostanziosi. E’ vero anche che queste prestazioni potrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere nettamente migliori, ma a che costo?
Il ccnl del terziario stabilisce il contributo a favore dell’E.B. nella misura dello 0,10% a carico azienda e dello 0,05% a carico lavoratore su paga base e contingenza. Un 4° livello, che è quello più diffuso, ha un importo di paga base + contingenza pari a € 1.405, per cui il contributo mensile a carico azienda è di 1,4 euro e quello a carico lavoratore di 0,7 euro. Quali prestazioni pensate che si riescano a trovare sul libero mercato a questo prezzo?
Solo per fare un esempio, cito due prestazioni fra quelle offerte dall’E.B. del quale faccio parte: 1) premio di 500 euro per ogni nascita; 2) premio di 3.000 euro per ogni part-time post maternità concesso.
Per il momento mi fermo qui.
Cordiali saluti.
Alberto Petrera
Scritto il 2-12-2009 alle ore 19:57
Ciao a tutti, è la prima volta che intervengo e l’argomento EB mi ha così stuzzicato tanto da dedicarci una minima riflessione.
Io credo che sia arrivato il tempo di discutere delle questioni partendo dal fondo, ritorna di estrema attualità il tema della rappresentanza e della concreta applicazione dell’art. 39 della costituzione. Possiamo immaginare tutto ed il contrario di tutto ma il punto fondamentale rimarrà irrisolto rimarremo con il dubbio circa la obbligaotrietà dell’iscrizione agli EB. Stranamente noi CdL ci siamo battuti come leoni contro gli EB combattento una guerra non nostra sostenendo che sono inutili e che rappresentano costi aggiuntivi per le imprese…. peccato che gli EB sono creati dai rappresentati delle imprese (quasi sempre il presidente e di espressione datorile).. Per cui, immaginando che la discusssione relativa all’art. 39 non si aprirà mai e che le imprese ed i lavoratori non saranno mai rappresentati veramente, forse sarebbe più utile affiancare le imprese in un’azione che costringa i “carrozzoni” a funzionare ed inoltre sarebbe utile costringere il “sistema” a comprendere che se le prestazioni degli EB sono aleatorie e condizionate ai fondi disponibili allora probabilmente anche l’adesione può rimanere aleatoria e condizionata alla volontà di assicurare alla propria impresa ed ai propri lavoratori le possibili prestazioni rese dall’ente. In buona sostanza potremmo pretendere che gli EB funzionino e quindi passare da una “costrizione” all’adesione ad una “convenzienza all’adesione.
Scritto il 3-12-2009 alle ore 08:48
Sento l’esigenza di ringraziare il dr. Petrera per la sua discesa in campo personale, che apprezzo molto non solo per i contenuti del suo intervento ma perchè permette la possibilità di un confronto, non limitandolo solo a qualche professionista perplesso o arrabbiato.
Sarebbero molti gli spunti che mi offrono le Sue parole, che però lascio al proseguo del dibattito.
Per ora mi limito ad osservare che chiedere “poco” significa avere poco da offrire: con 2 euro circa pro-capite quante mamme si possono sostenere ? Se tutte, allora perchè non estendere l’obbligatorietà di questo contributo a tutti e fare una politica seria alivello nazionale o territoriale ? Se poche, allora quali, come, con che criteri, con quali dispersioni di risorse ?
In particolare trovo alcune criticità nella destinazione delle risorse: non rischiano di andare con criteri preferenziali (ovviamente non espliciti e codificati ma che risentono, ad esempio, dei limiti dei canali di domanda/offerta) ?
E anche di spreco delle risorse: se 8 settori applicano la medesima funione di sostego, perchè avere 8 sportelli diversi (moltiplicazione dei costi di gestione) con risorse distribuite in manoera disomogenea ? Forse la mamma della fabbrica metalmeccanica ha meno bisogno di sostegno della commessa del terziario ?
Anch’io mi riservo di dire altro, più avanti; in ogni caso grazie della Sua cortese e competente attenzione.
Scritto il 3-12-2009 alle ore 08:58
Caro Dario, c’è sempre una prima volta … (anche per me, questo è il mio secondo “articolo” qui, per cui il primo è solo di pochi giorni fa…).
Il tuo pensiero corrisponde, ti confesso, in buona parte al mio (lo espressi anche diverso tempo fa su riviste della ns. categoria).
Il problema non sta negli EB e/o in una ipotetica battaglia da combattere pro-contro.
Si tratta di capire se e come questi Enti funzionino e chiedere che fuzionino, se sono utili, in maniera corretta e trasparente, il che non è certo impossibile ma ad oggi è reso difficoltoso (a volte, forse spesso)dalle parti che li gestiscono e dgli interessi che hanno in gioco (ma è una ipotesi su cui ogni smentita è gradita e mi renderebbe solo felice).
Continua a seguire l’evoluzione del post, se ritieni (PS: a me farebbe molto piacere).
Scritto il 3-12-2009 alle ore 11:18
Visto che potrei anche far parte dei CDL arrabbiati, intervengo un’altra volta.
Partendo dall’assunto che alcune mie aziende sono iscritte alla cassa edile artigiana/piccola industria e che quindi mensilmente partono dal mio studio le comunicazioni telematiche, constato un fatto:
La CEVA ogni anno mi invia come cadeaux natalizio un pacco raccomandata (che ha un costo), l’anno scorso conteneva un set da tavolo righello, forbice e metro (che hanno un costo), quest’anno ricevo una penna parker con refil di riserva e custodia (che hanno un costo).
Questi gadget che vengono inviati ai professionisti e chissà a chi altri hanno dei costi.
Questi costi da chi vengono sostenuti ?
Per quale fine ?
Sarebbe interessante chiedere alle aziende e ai dipendenti se è questo il tipo di spese che si aspettano vengano sostenute da questi enti a seguito dell’esborso mensile ….
Scritto il 3-12-2009 alle ore 16:21
Scusate se mi indigno, ma ci sono lavoratori di serie A e di Serie B ! Ho cercato sul WEB il sito per scaricare il modulo per la richiesta di rimborso per spese sostenute per acquisto di protesi (lenti), e casualmente sono entrata nel sito dell’ente bilaterale veneto e ho scoperto che i rimborsi per chi lavora nel territorio veneziano ammontano a 350 eur per anno, mentre l’EBICOM di Padova rimborsa 100 ogni 2 anni (quindi 50 eur per anno). Immagino che i sussidi rispecchino in proporzione le adesioni che giungono dal territorio di ciascuna provincia, però non trovo giusto queste ifferenze per uno che lavora a Padova anzichè a Mestre! Scusate se mi indigno. Ma non è una novità : ci sono lavoratori di serie A e di Serie B !
Scritto il 4-12-2009 alle ore 00:40
I due interventi di Ornella e di Claudio evidenziano a mio avviso il problema della destinazione e ripartizione delle risorse.
Non v’è nulla di male o di strano - a mio avviso - che un ente faccia attività promozionale, diffonda pubblicazioni o informazioni attraverso riviste periodiche, convegni, eventi etc. etc.
Quali e quante di queste attività sono davvero propedeutiche alle finalità dell’ente e quali invece hanno il “sapore del carrozzone”, la supremazia dell’immagine sulla sostanza ?
Le differenze così sensibili fra territori vicini non dovrebbero far nascere esigenze di ottimizzazione, coordinamento, razionalizzazione ?
Io credo tuttavia che il cuore del problema non sia intorno a queste cose, che possono essere semmai sintomi secondari o effetti collaterali.
Scritto il 4-12-2009 alle ore 08:16
Mi spiace che tu Andrea pensi che non abbia centrato il cuore del problema, mi pare di aver messo sufficiente carne al fuoco in senso negativo.
Apprezzo l’intervento di Alberto Petrera è ovvio che sottolineare solo i punti deboli e negativi non giova affatto, ma quando si pesa sulla bilancia se da una parte si mette un negativo di cento non si può pensare di pareggiare contrapponendo un positivo di dieci.
Sennò a questo punto non posso far altro che prendere atto che le mie affermazioni siano molto più convincenti e pesanti, portando all’inevitabile conclusione che gli EB siano carrozzoni.
Scritto il 4-12-2009 alle ore 08:16
PS per Claudio e non solo: quando nella risposta ad Alberto Petrera salutavo con favore il fatto che il post non si limitasse a “professionisti perplessi o arrabbiati” ovviamente non era per manifestare un disvalore verso i suddetti (professionisti) e i loro interventi.
Mi sembra comunque positivo che gli EB accettino un confronto su questi temi: di solito si chiudono in un silenzio sdegnato oppure fanno arrivare messaggi trasversali su cosa è il caso (di dire e di scrivere) e cosa no.
Scritto il 4-12-2009 alle ore 09:20
Perbacco Claudio, abbiamo scritto in contemporanea e mi sono perso il tuo ultimo.
Non fraintendermi: credo che nei tuoi precedenti interventi tu abbia davvero colto alcuni punti importanti (che, ammetterai, non sono quelli del righello e/o del cadeau natalizio).
Ricordo che questo non è un processo e non emette alcun “verdetto”, ma è un mero confronto.
Certo è che se la giustificazione (nel senso di ragione ultima) degli EB fosse solo quella che “fanno anche delle cose buone”, beh … forse sarebbe un motivo un po’ deboluccio.
Scritto il 4-12-2009 alle ore 09:30
Saluto i partecipanti alla discussione.
Dobbiamo sorvolare sull’efficienza e sulla costo/benficio di queste strutture. Dobbiamo invece focalizzare l’argomento sulla utilità di queste sovrastrutture che vengono estese erga omnes a tutti i lavoratori. Ma perchè, se io applico un CCNL devo necessariamente versare dei quattrini a chi non conosco per prestazioni che spesso sono solo sulla carta? Sono stati costruiti dei castelli di nulla con a capo sindacalisti ed amministratori locali trombati, o persone inefficiente delle Associazioni datoriali per fornire servizi a lavoratori ed imprese che nemmeno sanno di essere iscritte. Io ritengo che in molte situazioni si debba semplificare e garantire a tutti i lavoratori gli stessi trattamenti. Es. estendiamo a tutte le imprese il contributo CIG, artigiani e commercianti compresi, ed eliminiamo i versamenti agli EB.
E’ importante una riflessione sul tema, visto che si è già aperta la partita sui fondi sanitari e lì i numeri saranno rilevanti.
Scritto il 5-12-2009 alle ore 17:30
Ringrazio Maurizio, che approfitto per salutare.
Continuando con un metodo per favorire la discussione, fisso alcuni punti del suo intervento.
1. Gli EB sono finanziati da aziende e/o dipendenti ch non si sentono rappresentati e pr prestazioni che spesso rimangono poco conosciute ai più.
(osservo però che la cattiva informazione non può essere sempre imputata agli EB, anche se ce ne sono diversi che non fanno molto per ucire dall’area d mistero.
2. Assistiamo spesso (peraltro non solo nel mondo del lavoro) alla formazione di enti, commissioni, comitati, organismi, gestiti da persone non al massimo della capacità e più con meriti politici che con reale competenza.
(questo però, Maurizio, inevitabilmente vuol dire parlare anche di costi, sprechi ed inefficienze; non possiamo prendere per principio che tutto ciò che sa di sindacale sia automaticamente un carrozzone).
3. Tu tocchi infine, Murizio, il tema della semplificazione e corretta distribuzione delle risorse esemplificando con un tema molto importante, quello degli ammortizzatori sociali.
Questa crisi, ma non solo, ci ha fatto capire quanto sia importante una estension di diritto a tutte le categori di lavoro di certe protezioni e della facilità del loro accesso: non è possibile che una CIG in deroga per una ditta artigiana con 3 dipendenti sia più complicata da ottenere di una CIG per 150 dipendnti !
A mio avviso se gli EB devono avere una funzione sussidiaria, ad essi non possono esere affidati compiti strategici che potrebbero più convenientemente essere risolti con le normali risorse in atto.
Nota di metodo: le osservazioni che rendo di volta in volta servono a condurre e, spero, favorire la discussione senza alcuna condizione di “superiorità o senza la pretesa di dover per forza far eergre ciò che voglio.
Le riflessioni, graditissime, fin ora ricevute fano emergere una sostanziale diffidenza (se non peggio) del mondo professionale verso gli Enti Bilaterali. Se davvero non se ne può fare a meno, mi chiedo, perchè non limitarne le competenze e non regolarne un corretto e trasparente funzionamento ?
Scritto il 6-12-2009 alle ore 09:22
Buongiorno !
Sono ancora qui !!!
Volevo dire una cosa semplice, molti clienti dello studio in cui lavoro non vogliono pagare i contributi a questi Enti, ed anche il mio boss dice che non sono obbligati.
Per cui dove è il problema ?
Chi vuole paga se vuole i servizi degli Enti, chi non vuole non paga.
Se non sono validi basta che non li paghi nessuno e questi Enti moriranno da soli, se li pagheranno in tanti vuol dire che sono utili.
Scritto il 7-12-2009 alle ore 10:59
Faccio una valutazione al contrario, cioè per un attimo considero l’EB uno strumento corretto e necessario:
In un sistema efficiente si suppone che le entrate coprano i costi e i servizi erogati.
La prima cosa che allora devo fare per ottenere l’efficienza del sistema EB è calmierare i costi: un unica struttura su tutto il territorio, un direttivo ridotto al necessario, un numero limitato di dipendenti, e così via…
Se pertanto identificassi un EB con una sede INPS, avrei tutto ciò che mi serve, una struttura già presente sul territorio, già strutturata, con tutte le risorse lavorative già presenti : nessuna nuova assunzione, nessun direttivo politico ulteriore, nessun costo di sede aggiuntiva.
A questo punto mi potrei ipotizzare che l’INPS sia un EB efficiente.
Perchè un sistema efficiente sia anche necessario, bisogna che gli utenti che da una parte compartecipano al costo, dall’altra sappiano i benefici che li attendono.
Allora ipotizzo che l’EB INPS trovi strumenti efficienti per pubblicizzarne i servizi, magari utilizzando risorse sul territorio chiamate consulenti del LAvoro da una parte ed Ispettori dall’altra.
Perchè quindi darlo in gestione “politica” ai sindacati ?
Perchè prevedere tanti EB quanti sono i ccnl ?
Perchè ogni EB in primis ha pensato a trovarsi una sede, a nominare un CDA, ad assumere dipendenti ?
Perchè non divulgare ad alcuno i servizi offerti ? (forse, risposta maliziosa, perchè così tutti pagano ma nessuno li richiede…)
Allora se il concetto di efficienza non è quello a cui hanno puntato gli EB, quale altro concetto ? …. risposta semplicistica …
Scritto il 7-12-2009 alle ore 16:02
Anche se a Milano è S. Ambrogio (e quindi festa) su due assist così non riesco ad esimermi.
Comincio con GDB (che ringrazio per la presenza nuovamente gradita).
Effettivamente sarebbe bello se fosse così semplice: gli Enti Bilaterali come semplici organismi volontari che raccolgono adesioni sulla semplice base privatistica dell’ineresse dei servizi offerti.
In tal caso che problema ci sarebbe ?
Il problema nasce dal fatto che a partire dalla metà degli anni 90 si discute animatamente sulla obligatorietà degli EB.
Essi vengono assunti a discriminante di varie attività, dalla fruizione di agevolazioni all’imponibile contributivo, dalla possibilità di accedere all’apprendistato all’ottenimento di asseverazioni in campo sicurezza, per arrivare all’accesso a froem di ammortizzatori sociali (ho mischiato coscientemente insieme 10 o 20 problematiche diverse). In tutte le salse ed in tutti i modi vi sono tentativi legislativi ed orientamenti di prassi che tentano, per ora senza un risultato definitivo, di IMPORRE gli Enti Blaterali erga omnes, cioè a tutta la platea di un determinato settore o ccnl.
Allo stato attuale gli EB non possono essere considerati obbligatori, ma ignorarli potrebbe essere un esercizio ischioso e pagato caro prezzo.
Per questo i cdl se ne occupano con un certo accaloramento e con un certo cruccio.
Scritto il 7-12-2009 alle ore 16:15
E qui non posso non prendere al volo la seconda palla lanciata da Claudio: EB “obblgatori” ma razionali ed utili ? E quelli attuali lo sono ?
Ecco, io confesso che, con tutti i distinguo di cautela e senza voler fare di ogni erba un fascio, ai perchè di Claudio (intervento n. 20) NON riescco a dare una risposta che non sia la sua (implicita, ma non tanto..).
Seocndo la legge dei grandi numeri, infatti, gli EB possono funzionare solo con un vasto bacino di utenza (contribuente) : questo però vorebbe dire rendere trasparenti e partecipativi (ed anche oculati ed economici)i meccanismi di formazioni e gestione degli EB.
Allora io giro la domanda di Claudio in questo modo: perchè a tutt’oggi si preferisce restare in un nebuloso e poco chiaro tiro alla fune (EB sì, EB no) in cui ciascuno tira l’acqua al suo mulino (che è il miglior modo per premiare furbi e scorretti) invece di porre il problema su cosa sono e come funzionano gli Enti Bilaterali ?
Si ha quasi l’impressione che questo “torbido e nebbioso orizzonte” dia la possiilità da una parte di lamentarsi per ciò che non funziona però al tempo stesso non ponendo le basi perchè le cose funzionino … ognuno si gestisce alla meno peggio la sua tortina/tortona e gli EB non riusciranno mai a perseguire un solo obiettivo decente (costituendo però un bel convoglio di risorse …. utilizzate come ?).
Questo va anche al legislatore, che proponendo continuamente il riferimento agli EB non può assumersi la responsabilità di questi interrogativi, altrimenti continuerà a puntare su un cavallo zoppo…
Scritto il 7-12-2009 alle ore 18:53
Personalmente la penso come Claudio.
Per portare il discorso ad un punto di vista del principio se è vero che c’è libertà di associazione e anche vero il contrario… perchè un obbligo di associarsi in maniera perdi più onerosa?
Inoltre perche un CCNL come quello edile deve essere costruito in chiave Casse Edili e perchè le norme di fatto la rendono obbligatoria se non altro ai fini DURC?
Enti di natura privatistica e sindacale imposti dall’alto per di più frammetnati per settore di CCNL non possono che far presagire confermato in alcuni casi il solito carrozzone all’italiana.
Scritto il 8-12-2009 alle ore 21:54
Grazie Alessio delle tue riflessioni, che aprono anche il fronte “Casse Edili”.
Le Casse Edili, che sono un esempio della bilateralità più affermata, sono emblematiche: mi piacerebbe sapere cosa ne pensa un brasiliano (tanto per fare un caso) di un territorio (Italia) grande, se va bene, come la sua regione più minuscola e che da provincia a provincia cambia le regole di gestione della contribuzione e retribuzione (ciò che avviene in estrema sintesi con le CE) … probabilmente sentirebbe di non essere lui il … terzo mondo !
Un sistema (dispendioso e farraginoso) di gestione inutilmente complicato e suddiviso secondo competenze provinciali e differenze che non hanno alcun senso.
L’altro tema che tocchi, invece, va trattato con cura. Conosco Claudio quel tanto che basta per capire che i suoi interventi estremizzano per provocare (una sana discussione).
Credo che dobbiamo stare attenti a non generalizzare.
Mi spiego. E’ probabilmente lecito sospettare di “carrozzonismo” ciò che viene organizzato dai nostri amici delle OO SS (sia dei lavoratori che delle imprese), per come li conosciamo e li vediamo spesso intervenire nella realtà giornaliera.
D’altronde questo sarebbe anche obiettivamente talvolta ingeneroso: non è razionale nè essere animati dal pregiudzio nè fare di ogni erba un fascio.
Così, respingiamo per un attimo la (forte) tentazione dell’equazione EB=carrozzone.
Nello stesso tempo aspettiamo a bollare gli EB come inutili.
Cioè, non facciamo un’operazione attiva contro gli EB, limitiamoci a chiederci, e a chiedere a loro e a chi li sostiene, COME HANNO INTENZIONE DI FUNZIONARE.
Io credo, e scusate se mi ripeto, che il vero scandalo sia tutto in questo teatrino prettamente italico, per cui laddove si cerca di imporre alcunchè agli EB (magari dei criteri di funzionamento, delle razionalizzaizoni, delle trasparenze) ci si sente rispondere che sono enti privatistici, che c’è l’autonomia delle parti, il ruolo sociale etc etc.
Salvo poi invocare la loro valenza erga omnes, anzi ancora più subdolamente innescare meccanismi sociali, politici, pratici ed economici per cui non aderire agli EB diventa fortemente penalizzante (C Edile è un esempio ma da tempo non è più il solo).
Questo, ovviamente, perchè a dettare i criteri dei sudetti meccanismi sono ancora - guarda caso -proprio le parti sociali che promuovono gli Enti Bilatrali , e da essi si fanno a loro volta promuovere.
Insomma, a me non interessa “far fuori” gli Enti Bilaterali, mi interessa poterne dettae un funzionamento corretto e trasparente. Non mi interessa portare il discorso sul fatto che le partoi sociali oggi in Italia di corretto e trasparente hanno ben poco … argomnto troppo gande, meglio misurarsi sul piccolo e sulle cose concrete…
per cui ….
questi Enti Bilaterali possono funzionare ed essere realmente utili o continuano ad essere al servizio non della colletività ma, come ora, di chi li costituisce ????
A questa domanda, credo non sia utile che risponda qualcuno di diverso da queste figure:
- chi li costituisce e li fa funzionare;
- chi li propugna come soluzione di diversi problemi;
- ed anche chi, nelle realtà professionali e non, con gli EB stipula accordi ed individua “percorsi comuni”.
Terreni minati, mi rendo ben conto … Pertanto, se qualcuno si sente provocato, sappia che non è casuale, ma soprattutto che è comunque il benvenuto in questa discussione,
Scritto il 9-12-2009 alle ore 08:52
Andrea Andrea Santanbroeus ti ha reso più buono ? ….
Certo io provoco, ma avrei avuto piacere nel sentirmi dare una risposta in merito al perchè affidare ad enti terzi la gestione di “servizi ai dipendenti previo pagamento mensile” lì dove esiste già un ente statale preposto ed organizzato, l’INPS.
Dò per certo che oramai con gli EB dovremo conviverci, ma vi chiedo: che tipo di convivenza sarà ? sopratutto lì dove gli enti stessi stanno facendo azioni coercitive legali per rendere obbligatorio erga omnes l’EB ? (Vedasi azioni legali del fondo est contro le aziende non iscritte ad alcuna associazione)…
Scritto il 9-12-2009 alle ore 09:30
Claudio Claudio … la considerazione della figura di S. Ambrogio, che passa dalla passione e serietà verso la cosa pubblica alla passione nella fede darebbe spunti non secondari a questo discorso, non credi ?
Ma tornando sul tema … non mi pareva di essere stato così tenero, anzi !
Sugli EB come doppione di servizi meglio fruibili attraverso Inps la penso come te (poi sai … io, come te, più che dare risposte sto facendo domande ).
E’ proprio la tua constatazione-domanda il cuore del problema: che tipo di convivenza con gli Enti Bilaterali ?
Non stanno ad altre regole che non quelle dettate da loro (un po’ cone se il derby Inter-Milan fosse arbitrato da Mourinho) però vogliono imporsi a tutti ( e magari ci fossero solo azioni legali alla luce del sole …).
E noi (professionisti) che facciamo ?
E lo Stato dov’è ?
E gli Enti Bilaterali cosa hanno da dire a loro fondamento/ragione ?
Credo che chiunque esperto del mondo del lavoro, che non ragioni “di parte”, possa condividere (almeno parzialmente) queste riflessioni a ruota libera.
Il vero problema è che nessuno vuole affrontare in modo serio queste questioni, rimandandole a meri rapporti di forza.
Come si diceva, ritornando a Santambroeus, alle vecchie fiere milanesi: chi vùsa pùseè, la vaca l’è sua (traduz. per i non meneghini: chi urla di pìù conquista la mucca … ovvero il sinonimo della prepotenza ottusa).
Scritto il 9-12-2009 alle ore 09:38
Ti rispondo riportando quanto prevede la piattaforma di rinnovo del CCNL turismo 2009 :
“Il sistema della bilateralità nel settore del turismo è caratterizzato da una significativa frammentazione, che ne limita l’efficacia sul versante dell’erogazione delle prestazioni, moltiplicando invece i costi derivanti dalle spese di gestione. Si propone di avviare un tavolo congiunto con le tre associazioni datoriali per verificare la possibilità di un unico ente bilaterale del settore. Questo è indispensabile se si vuole essere credibili se si intende avviare un progetto di reale mutualità. Nessuna esperienza di mutualità potrà essere avviata se non si ha un unico soggetto erogatore. L’esperienza del sostegno al reddito ha dimostrato, a fronte di una crisi dell’intero settore, e non sono di singola azienda, la propria incapacità a rispondere alla benché minima richiesta. Tale esperienza dovrà essere profondamente rivista al fine di indirizzare le risorse in direzioni più consoni alla bilateralità. In questo quadro occorre incrementare la quota di competenza delle aziende a favore della previdenza integrativa. In questo quadro dovrà essere pensate forme di sostegno a quei contratti di lavoro stagionali o frammentati per i quali l’ente bilaterale potrà avere un reale ruolo di erogatore di salario differito. Nel contempo andrà avviata un’indagine approfondita sul reale funzionamento degli enti bilaterali territoriali al fine di ricondurre la propria attività in sintonia con la propria missione di erogatori di servizi ai lavoratori e lavoratrici.!
Direi molto significativo ….
PS A far il Vin pensaghe ti che a far la vaca ghe pensa to mojer …
Scritto il 9-12-2009 alle ore 12:52
Be che le strutture siano troppo frammentate ed in alcuni casi facciano cartello oppure ne nascano altre non allineate alle norme vigenti è un problema. Però il problema non è degli EB ma del DL a cui affida i denari suoi e dei lavoratori.
Mi viene in mente il caso della edilcassa della regione Siciliana e dalla recente sentenza che la esclude dalla possibilità di rilasciare DURC per mancanza di rappresentanza e controllo a livello nazionale con tutte le ripercussioni sulle gare d’appalto.
Se le prestazioni devono essere erogate in base a delle norme ritengo anche io che l’ente erogatore deve essere di emanazione statale e non privatistico per la tutela di entrambe le parti.
Scritto il 9-12-2009 alle ore 16:33
Mi sembra opportuno precisare che gli enti bilaterali non sono nati con il fine di supportare chi
resta senza lavoro, per questo ci sono gli ammortizzatori sociali, anche se quest’anno c’è stato
un tentativo in tal senso. Il loro fine Principale era quello della formazione; in seguito si sono
aggiunte prestazioni destinate ad alleviare costi di vario genere, quali: l’asilo, le tagesmütter,
la formazione degli apprendisti, la malattia oltre il 180° giorno, ecc.
Per quanto riguarda la trasparenza, l’E.B. del quale sono consigliere di amm.ne e non faccio,
perlomeno ancora, parte dei trombati, su mia proposta, nominò all’atto della costituzione, e lo
è tutt’ora, quale presidente del collegio sindacale, l’allora presidente prov.le dei consulenti del
lavoro. Questo perché non c’erano, e non ci sono, riserve o retropensieri. Nel momento in cui
abbiamo deciso di aderire alle richieste delle organizzazioni sindacali di costituire l’ente, ci
siamo attivati, con tutte le migliori intenzioni di renderlo operativo e conveniente per tutti i
relativi contribuenti, aziende e lavoratori.
Cordialità.
Dott. Alberto Petrera
Capoarea Servizi sindacali - Consulente del lavoro
Unione commercio turismo servizi Alto Adige
Via di Mezzo ai Piani 5, 39100 Bolzano
T 0471 310 501, F 0471 310 595
apetrera@unione-bz.it , http://www.unione-bz.it
Scritto il 9-12-2009 alle ore 16:34
Il sostegno è concesso a tutte le mamme che lo richiedono, come tutte le altre prestazioni sono
concesse a tutti gli aventi diritto che le richiedessero. Ovvio, che l’E.B. opera su base mutualistica
e se tutti gli aventi diritto chiedessero contemporaneamente tutte le prestazioni ci sarebbe un grosso
problema finanziario.
Cordialità.
Dott. Alberto Petrera
Capoarea Servizi sindacali - Consulente del lavoro
Unione commercio turismo servizi Alto Adige
Via di Mezzo ai Piani 5, 39100 Bolzano
T 0471 310 501, F 0471 310 595
apetrera@unione-bz.it , http://www.unione-bz.it
Scritto il 9-12-2009 alle ore 20:16
Scusate l’assenza per motivi di lavoro.
Direi che il brano riportato da Claudio è davvero molto significativo e non necessita di ulteriori commenti: anche chi opera negli EB comincia a porsi delle domande utili ed efficaci.
Alessio sottolinea un problema che non tarderà a farsi strada: il visto degli EB sui Durc (che si aggiunge ad altri visti di legittimità che gli Eb pretenderebbero di apporre qua e là).
Da questa pretesa di legittimazione e di applicabilità erga omnes nasce il problema fondamentale: perchè in tal caso il problema non si può dire, a mio avviso, che sia solo del DL che affida i suoi denari ad organismi “sbagliati”, il rpoblema è che tali organismi vengono per legge o per prassi individuati a prosi come criterio di legittimazione (di regolarità, anche contributiva o retributiva), ed è proprio lì che nascono i problemi.
Alberto (ho scoperto che è un collega, passo al confidenziale) descrive una realtà che è particolare e, da quanto dice, funziona (evviva, lo dico con il cuore). Confesso che spesso ho avuto l’idea che alcune realtà(l’Alto Adige ad esempio) vivessero condizioni privilegiate per l’attenzione, la cura e la peculiarità del territorio e dei suoi abitanti (ma forse mitizzo io …).
Come già dicevo, non si può bollare genericamente gli EB nè si può negare che esistano terreni fertili di azione mirata e concreta.
Però Alberto non potrai negare nel contempo che vi sono in parallello situazioni ambigue e contraddittorie, che probabilmente non ti riguardano ma che nemmeno ti sono così lontane.
Mi permetto di fare un piccolo esempio. A Milano (non Castelbello al mare, Mi-la-no) l’Ente Bilaterale del Commercio (i cugini di Alberto) dichiara irricevibile (IRRICEVIBILE) il piano formativo dell’apprendista stilato secondo le modalità canoniche previste dall’Ente Bilaterale e presentato da un’azienda iscritta all’Ente Bilaterale stesso, se la stessa azienda non è contemporaneamente iscritta anche all’Unione Commercio (con il pagamento della quota Ascom-Covelco).
Lo ritengo un abuso di potere (per non stare a pesare le parole) significativo di un modo di essere Ente Bilaterale che forse (mi auguro) non appartiene ad Alberto, ma che sta prendendo piede.
Se vogliamo fare un confronto su queste cose, io credo, caro Alberto, che chi come te ha a cuore un lavoro fatto con dedizione e passione non può non porsi a livello generale il problema di trasparenza, regole e razionalità a livello generale.
Altrimenti non si capisce come mai a Bolzano i cdl saranno (immagino, spero …) fortemente innamorati del tuo Ente, come in altre parti d’Italia perplessi, se non addirittura adirati.
Altro esempio: la gestione a dir poco clientelare che è stata fatta sugli ammortizzatori sociali (specie in deroga) da parte delle parti sociali, talvolta passando dagli EB.
Nessuno nega che lo strumento degli EB non fosse nato per gestire gli ammortizzatori sociali, nè che non ci si poteva aspettare miracoli nel fronteggiare una crisi così vasta, ma che le risorse disponibili e l’attenzione degli operatori sindacali sia andata prevalentemente agli “iscritti” è innegabile… ci sono addirittura associazioni professionali (dei cdl) che hanno avuto la bella pensata di accordarsi con organizzazioni imprenditoriali per delegare loro i servizi di assistenza alle imprese per cig e mobilità, non perchè fossero impazziti ma (evidentemente) per la impossibilità del professionista normale di poter assistere convenientemente le proprie aziende in tal senso in settori “contingentati” …
Non si tratta di schierarsi fra favorevoli e contrari …
Ripeto, credo che ciascuno che abbia a cuore i problemi e non le rappresentazioni di parte non possa che desiderare regole serie e diverse dalle attuali.
Ringrazio per la Vs. attenzione.
Scritto il 10-12-2009 alle ore 22:04
Quello che dice il mio omonimo è molto grave.
Questo Blog (Postilla) mi sembra molto serio, tuttavia, mi chiedo, è possibile che le cose che sono state dette siano vere ?
Se così fosse, sarebbero gravissime e bisognerebbe denunciarle ad ogni angolo di strada !
Dove opero io (Veneto) la situazione è differente, anche se non è tutto chiarissimo. Ecco perchè questo mio senso di incredulità.
Grazie e scusate se non sono stato chiaro ma non sono molto pratico di come si interviene.
Scritto il 11-12-2009 alle ore 07:42
Gentile Andreas, io sono un professionista del nord est operoso. Seguo delle realtà lavorative del triangolo treviso venezia padova, quindi da quello stesso veneto da cui operi tu…
Sarei curioso di conoscere la “situazione differente” che rilevi tu, per confrontarla fatti alla mano con le mie affermazioni.
Scritto il 11-12-2009 alle ore 15:09
Chiedo scusa per l’assenza che mi porta a questo intervento fiume, per commentare i vari interventi succedutisi.
Avete mai sentito di una società di assicurazioni che offre risarcimenti a “non clienti”? Perché mai, allora, gli E.B. che vivono, su base mutualistica, dei contributi degli associati, dovrebbero erogare le prestazioni a chi non ha contribuito? Se così facessero, in un mese, e forse anche meno, dovrebbero chiudere. Ed al momento della chiusura gli iscritti, aziende e dipendenti, chiederebbero conto delle ragioni della chiusura, volendo anche sapere che diritto aveva di dilapidare i loro soldi, erogando le prestazioni a terzi. Anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che è un ente privato.
1) Ritengo che trattandosi di un contratto collettivo, le parti stipulanti hanno l’autonomia, nel rispetto della legge, di stabilire ciò che ritengono giusto.
2) condivido che il legislatore debba prendere una chiara posizione.
3) Non c’è nessun obbligo di associarsi all’E.B., ma se ci si avvale del lavoro fatto da altri, devono essere valutati gli aspetti positivi e quelli negativi. Se dovessero prevalere quelli negativi, l’azienda ha la possibilità di non applicare quel certo ccnl e di redigerne invece uno proprio.
4) E’ vero che chi gestisce gli E.B. sono terzi, ma è anche vero che sono terzi “particolari”, nel senso che sono anche i fondatori e che rappresentano sia le aziende che i relativi dipendenti e hanno, conseguentemente, la pretesa di conoscerne le problematiche ed i desiderata. Alle volte si riesce, sindacalmente, ad ottenere per le aziende dei vantaggi, soprattutto di carattere organizzativo, difficilmente raggiungibili, attribuendo all’E.B. delle prestazioni a supporto. Per es. a fronte del lavoro domenicale, la prestazione del rimborso totale o parziale dell’asilo (o Tagesmutter).
5) L’esempio di Mourinho non è calzante. Più corretto sarebbe Campana, presidente dell’Associazione Calciatori. Infatti, i gestori dell’E.B. sono pariteticamente sia i rappresentanti della stragrande maggioranza delle aziende, e non di una sola, che dei lavoratori.
6) Comunque faccio fatica a capire perché le associazioni, sia datoriali che dei lavoratori, non possono prevedere contestualmente agli aumenti retributivi anche degli obblighi di costo esiguo. Anche gli attacchi al Fondo Est non li capisco. E’ un tangibile aiuto ai lavoratori, ai quali, per contro, non costa nulla. Come non è un costo aggiuntivo per le aziende. La quota mensile è stata detratta dall’aumento che fu accettato di concedere durante le ultime battute della trattativa che ha portato al rinnovo del ccnl nel 2004. Infatti, quando si era chiusa la partita dell’aumento retributivo, i sindacati sono ritornati alla carica con la richiesta di costituzione del fondo di assistenza integrativa. La richiesta fu posta come propedeutica alla chiusura del ccnl. A quel punto fu accolta, ma alla sola condizione che il relativo costo fosse defalcato dagli importi già concordati. E così fu fatto.
7) Debbo fugare immediatamente il dubbio di Andrea A. Anche a Bolzano le prestazioni sono subordinate alla correntezza contributiva dell’Ascom-Covelco. Per quanto riguarda l’appassionato trasporto dei CDL di Bolzano verso l’E.B., debbo ammettere che non c’è, anche se sono sempre più numerosi i CDL che lo fanno pagare. Probabilmente perché stimoltati dalle aziende e dai dipendenti che ritengono interessanti le sue prestazioni.
Suggerisco di visitare il suo sito per avere un’idea più concreta: http://www.ebk.bz.it
Cordiali saluti.
Scritto il 11-12-2009 alle ore 15:52
Sono anch’io particolarmente impegnato in questo periodo e quindi chiedo scusa se do l’impressione di interventi frammentari (d’altronde facilito la discussione).
Senza intervenite nella domanda di Claudio ad AndreaS, nella mia minuscola esperienza (una soltanto) un Eb del Veneto non mi ha chiesto la prova del versamento della quota Ascom per dare parere positivo ad un profilo per apprendistato.
Non sono d’accordo con Alberto, che vuole d’accordo una chiara posizione del legislatore (come me) ma che, per ciò che dice, vorrebbe probabilmente che questa posizione fosse nel senso di rendere obbligatori gli EB erga omnes.
La mia posizione l’ho già espressa (e mi pare di trovare lo stesso “sdegno” in AndreaS , sia pure in forma “dubitativa”, ed in Claudio).
Ritengo GRAVE che un Ente che si pone come sostegno e riferimento per le aziende che applichino un certo Ccnl pretenda come condizione preliminare che le aziende siano associate.
Se mi permettete il paragone, e come se potessero usufruire della Cassa Edile (pur pagandola) solo gli associati ai firmatari del Ccnl edile.
Se EB funzionasse come una “assicurazione” dovrebbe assicurare il proprio intervento a chi paga l’EB, e basta !!!
Caro Alberto, la “libertà” di Ccnl - tanto dibattuta sui nostri Forum - è una BUFALA, che permette contemporaneamente:
- di considerare i ccnl come base di riferimento per una serie di adempimenti essenziali (non ultimo, l’imponibile contributivo !)anche per i non aderenti;
- di considerare intoccabile l’autonomia delle parti, che pertanto sul ccnl possono scrivere ciò che vogliono e condizionarvi anche i non iscritti.
Cioè si permette alle parti sociali di girarla come si vuole: in caso di abuso, è autonomia, se qualcuno oppone la propria autonomia, c’è la “funzione sociale” (e nomofilattica, se vogliamo rischiare un termine) del ccnl.
A me han sempre insegnato che “la botte piena e la moglie ubriaca” è un concetto in cui qualcuno rimane fregato.
Le parti sociali sono per lo più dei banali fornitori di servizi che “conoscono le problematiche ed i desiderata” dei propri aderenti non di più (spesso anche di meno) dei LIBERI professionisti che li seguono, i quali peraltro , essendo liberi (nomen omen), non hanno nessun legame, convenienza, orientamento sponsorizzazione di tipo politico (quantomeno nella loro attività).
Infine, Alberto, se mi consenti un’osservazione, è una CONTRADDIZIONE IN TERMINI dire che l’Est è gratis (”non costa nulla”) per i lavoratori ma che il suo importo è stato detratto dagli aumenti già previsti dal rinnovo arrivato in fase di definizione (”defalcato dagli importi già concordati”).
(le virgolette sono le tue esatte parole)
Ti ringrazio comunque, Alberto, perchè le tue parole sincere ci aiutano ad evidenziare le molte contraddizioni latenti nel nostro sistema, di cui gli EB sono probabilmente la punta dell’icebereg.
Scritto il 11-12-2009 alle ore 17:35
Senza volersi nascondere dietro un dito sappiamo tutti che la dichiarazione a verbale del Fondo EST sul fatto che è stato detratto dai futuri aumenti è un escamotage nemmeno tanto raffinato per cercare di considerarlo a tutti gli effetti parte normativo/economica e quindi obbligatorio anche ai non iscritti.
Vedasi le cause pilota fatte dall’ente stesso !!!
Siamo tutti d’accordo che in futuro dovremo fare i conti con gli EB, pertanto volenti o dolenti dovremo conviverci.
MA partendo da questo presupposto allora si dovrebbe iniziare (come coraggiosamente stà facendo andrea con questo blog) ad affrontare i problemi e le contraddizioni e le prevaricazioni e gli errori che contraddistinguono gli EB per migliorarli e renderli maggiormente utili.
Scritto il 11-12-2009 alle ore 19:09
Ecco Claudio , io questo sull’Est non volevo dirlo per gentilezza, ma l’hai detto tu e mi associo.
La convinzione di aver fatto una bella cosa con il Fondo Est si fa con le cause pilota che si stanno intentando in alcune zone d’Italia (oppure con lettere giuridicamente minatorie, oppure con dichiarazioni capziose) o con una informazione capillare sui vantaggi dell’adesione al Fondo ed un’opera di convincimento di lavoratori ed aziende ?
Ed ancora, abbiamo tutti una certa esperienza e ragionevolezza per comprendere che non tutto ciò che è fatto generciamente “a favore” dei lavoratori o delle aziende è bello, buono e giusto.
Lo è se contemporaneamente è anche economico, razionale, funzionale, utile. E se è così, ha le armi al proprio interno per essere convincente (che non sono quelle dell’avvocato).
Gli Eb ci sono, volenti o nolenti ( o dolenti, come dice Claudio …)
Io VOGLIO convivere con gli EB, però mi pare che siano loro a non voler convivere (più che con me) con regole e logiche di trasparenza ed efficacia.
Scritto il 12-12-2009 alle ore 11:58
Ciao a tutti,
condivido pienamente la riflessioni dalle quali scaturisce il concetto che gli EB farebbero meglio a “convincere” piuttosto che a “costringere” di conseguenza, una volta verificata la convenienza così tanto “palese ed ovvia”, sarà altrettanto ovvio che chi rintraccerà nell’adesioni convenienze individuali (lavoratori) o collettive (aziende) naturalmente (e magari volontariamente) aderirà agli EB. Inoltre, non vorrei fare polemica ma francamente non vorrei neanche essere considerato uno sciocco, mi riferisco a chi sostiene candidamente che l’adesione agli EB (fon ter in particolare) non costa nulla perchè la quota sarebbe stata concordata in luogo di un aumento contrattuale! se questo è vero allora mi chiedo perchè si è scelta questa “discutibile strada” attraverso la quale si è affidato al datore di lavoro l’onere di “stornare” questo denaro nell’adesione agli EB! forse si poteva più semplicemente far corrispondere l’aumento contrattuale (che tutti i DL erogano senza fare questioni) e poi chiedere ai dipendenti stessi di aderire spontaneamente e volontariamente agli EB!!!!! a mio parere le adesioni sarebbero state infinitivamente più basse di quelle che ad oggi sono arrivate al sistema degli EB, questo perchè, sempre a mio parere, un’altra grossa bufala e quella che: “le parti sociali intrpretano i bisogni essenziali della base e ne conoscono i desiderata”, se questo corrispondesse anche solo parzialmente al vero allora questa discussione non esisterebbe. La verità è che le parti sociali non rapprentano nessuno! sono ASSOLUTAMENTE autoreferenziali e si pongono obbiettivi e finalità che nulla hanno a che fare con lavoratori ed aziende “reali”. Purtroppo alla fine il problema generale del paese e, particolare degli eb e della validità dei ccnl, rimane l’efficacia del sistema di rappresentanza e delega delle parti sociali. Il malfunzionamento del sistema di rappresentanza fa comodo a tutti e nessuno si preoccupa di valutare i disastrosi effetti che, la lontanza tra chi stabilisce le regole ed i soggetti che dovrebbero applicarle, sta generando a danno del sistema economico del paese. Ancora una volta non riesco a comprendere come mai le organizzazioni più importanti non facciano il passo più logico contare i numeri dei propri iscritti, farsi riconoscere e di fatto applicare l’art. 39 della costituzione! ma questa forse è un’altra storia!
buona domenica a tutti
Scritto il 12-12-2009 alle ore 12:00
dimenticavo, l’esempio delle assicurazioni può anche calzare, ma aggiungerei che il sistema assicurativo dell’inps rappresenta la RC obbligatoria, mentre il sistema degli eb rappresenta le polizze Kasko che notoriamente sono volontarie ed io reputo anche convenienti ed opportune…ma non obbligatorie…
Scritto il 12-12-2009 alle ore 14:41
Grazie Dario, sono contento di vedere che hai seguito l’argomento e dell’apporto che continui a dare.
Avviso ai naviganti. Per quanto possa essere lungo scorrere gli interventi, non sarà possibile seguire il filo del discorso senza leggerne alcuni davvero significativi.
Sulle osservazioni di Dario, mi permetto di agganciarmi per sottolineare un pallino mio, quello della AUTOREFERENZIALITA’ delle parti sociali.
Anch’io, e forse non siamo pochi, penso che sia questa la radice del problema di cui stiamo discutendo, insieme alla voluta disapplicazione del famoso art. 39.
C’è un’impalcatura sociale in cui vengono scritte regole e istituiti organismi più utili a se stessi e a chi li promuove che non alla collettività.
E da questo punto di vista, che non riguarda solo gli gli Enti Bilaterali ovviamente, il problema non è di una determinata categoria (ad esempio, i consulenti del lavoro), magari da cooptare in qualche iniziativa in modo da “aggiungere un posto a tavola”, ma della intera SOCIETA’CIVILE.
Scritto il 12-12-2009 alle ore 16:35
Il discorso sta diventando molto complesso ma di una cosa sono certa, Dario Montanaro ha ragione !
Se avessero chiesto a me, che sono una semplice dipendente, avrei preferito un aumento all’assicurazione, così non ho avuto ne l’uno nè l’altro perchè il mio boss dice che non è obbligatorio !
Una mia amica che invece ce l’ha dice che solo una sua collega ha avuto un rimborso ma misero.
Vedo spesso nel lavoro regole senza senso e tutto questo mi è incomprensibile.
Ornella che è intervenuta all’inizio aveva propio ragione !!!
Scritto il 14-12-2009 alle ore 08:30
Ho riletto alcuni interventi e sento il bisogno di precisare: non volevo essere dubitativo.
Lavoro in provincia di Verona e con alcuni enti ho sviluppato una certa collaborazione.
Capisco che la situazione generale è di conflitto, ma credo che una buona collaborazione può risolvere molti problemi.
Comprendo e in buona parte condivido quello che è stato scritto qui, comunque mi sembra che il conflitto sia più che altro di principio.
Scritto il 14-12-2009 alle ore 11:02
Cara Giu (Giulia …Giuditta… Giustina …?)DB,
simpatici i tuoi interventi-spot (da cdl e datore: mi complimento vivamente per il fatto che arrivino sempre in giorni/orari non lavorativi !).
Il problema non è chi ha ragione e chi no (purtroppo non è così immediato) ma comunque il tuo parere è prezioso (anche perchè rappresenta un punto di vista qui non usuale). Grazie.
Scritto il 14-12-2009 alle ore 11:26
Caro AndreaS, puoi essere dubitativissimo ed anche contrario, ci mancherebbe !
Premesso che, coem detto, non ho visibilità sul Veneto, sulla collaborazione con gli EB (che anch’io in alcuni casi ho mandato avanti) c’è un discorso molto chiaro da focalizzare, a mio avviso.
Gli EB ci sono, i nsotri clienti a volte vi aderiscono, a questo punto si cerca di utilizzarli al meglio (magari supplendo a qualche loro carenza di informazione: siamo abituati da decenni in cui facciamo lo stesso con lo Stato e la Pubblica Amminstrazione !
).
Smessi i panni di servizio prfoessionale, anzi forse con ancora addosso gli stessi panni, il problema della reale utilità e del funzionamento degli EB dovremmo invece porcelo, non “di principio” (credo che intendessi come una specie di battaglia ideale) ma per questioni molto pratiche, che sono quelle già a vario titolo descritte nel corso degli interventi: inutile onerosità, abusi di potere, rallentamento e ostacolo dell’attività delle aziende, concorrenza sleale, adempimento scorrettod i compiti istituzionali.
Con questo non si dice che gli EB siano il Male, solo che presentano diversi punti di estrema criticità.
Che pur permettendo, nell’immediato, anche una collaborazione, ci/mi spingono a pensare che una decisa virata di tendenza da ogni punto di vista (legale, istituzionale, organizzativo, istitutivo) sia necessario.
Non so se tu sia un mio collega, ma non a caso è un problema molto sentito dalla nostra categoria(a giudicare dagli interventi a livello di confronto nazionale , rilevabili sia dai notiziari sindacali che da quelli istituzionali).
D’altronde credo che sia proprio il livello fiduciario che ci lega ai nostri clienti ciò che ci fa affiancare alle loro preoccupazioni ed ai loro problemi, oltre che ai nostri e a quelli, ripeto, della società civile in cui viviamo.
Scritto il 14-12-2009 alle ore 16:09
Ciao Andrea, ciao Claudio e ciao a tutti quanti (belli e brutti!).
In passato ho avuto esperienze alquanto negative circa gli enti bilaterali. Non entro nella problematica relativa al diritto di libera associazione, piuttosto che alla parte economica o normativa dei CCNL, ma vorrei raccontare quanto successomi:
Azienda Artigiana metalmeccanica NON iscritta a CNA. Visita ispettiva. Contestazione da parte degli ispettori INPS e recupero della fiscalizzazione relativa ai Contratti di formazione, in quanto l’azienda non ha versato la contribuzione agli Enti Bilaterali (!!!). Ricorso in varii gradi sinchè l’INPS si ritira dalla causa in quanto le argomentazioni portate dall’azienda sono fondate ed un’ulteriore causa sarebbe costata troppo senza dar loro la sicurezza di recuperare tutti quei soldoni che avevano contestato (sono passati ben 9 anni!!!).
A parte il fatto che gli ispettori INPS avrebbero potuto tener conto di quanto dichiaratogli in sede di ispezione (e qui altro problema, ovvero il raggiungimento del “budget” che fa diventare inique le contestazioni mosse, n.d.r.), ma l’aver inserito nei CCNL - senza chiarezza - l’obbligatorietà dell’iscrizione agli Enti Bilaterali, conduce su una strada tortuosa e piena di insidie che una volta imboccata, non sai mai quanto ti potrà costare e quanto potrà erogare. In Toscana l’ente bilaterale del turismo, organizza corsi di qualificazione professionale della durata di tre mesi con frequenza di due giorni alla settimana quando va bene. Orbene una persona che ha frequentato un simile corso, si avvale della qualifica di Barman 4° livello (ad esempio) senza sapere cos’è uno Spritz o come si fa un Bellini, piuttosto che un Kir Royale (!) ottenendo il risultato che le aziende non li assumono perchè costano troppo. D’altronde una cosa positiva ce l’hanno ………. o no?
Scritto il 15-12-2009 alle ore 15:34
Caro Davide, ricambio il saluto non solo personalmente ma anche per la categoria a cui appartengo (i brutti).
Parlando di EB, che è un argomento cruciale (ovvero un crocevia di considerazioni) inevitabilmente si intersecano altri temi, come quelli che tu tocchi: un certo metodo oppressivo e formale di fare verifiche ed ispezioni e la scarsa e velleitaria qualità della formazione professionale.
Grandi argomenti, che non è detto non verranno trattati prima o poi , ma che qui amplierebbero troppo il nostro dibattito (e di cui non possiamo imputare - obiettivamente - ogni “colpa” agli Enti Bilaterali) .
Se però mi permetti, le tue osservazioni mi danno lo spunto per evidenziare due cose, nel solco delle tue esperienze.
1. Una politica aggressiva e di forzatura riguardo agli EB ha trovato non poca sponda in alcune posizioni della P.A., come quelle che tu, Davide, hai ricordato.
Dall’esterno, senza retropensieri, sembra quasi che siano state mosse tutte le pedine strategiche per cercare di chiudere un cerchio, fortunatamente ancora non chiuso ad oggi.
A chi giova tutto ciò ? E’ utile, ragionevole, intelligente ?
2. Se c’è un argomento su cui gli Enti Bilaterali potrebbero offrire un efficace contributo, sicuramente è il campo della formazione professionale.
Ma se poi questo contributo si limita ad un lavorìo per capire chi è associato o no ad Ascom (così è stato nei pareri favorevoli finora ottenuti, del resto il progetto formativo era uno standard, a cui, in un caso, non ci siamo nemmeno attenuti) beh allora non stento a credere a quel che dici.
Del resto di corsi di pseudo-qualificazione professionale ne vediamo a iosa, e perpetuano quel senso di non-competenza che deriva dalla scuola e che è il male maggiore del nostro modo di intendere la formazione.
(comunque, non amo i cocktail e se proprio devo il mio preferito rimane il Bronx).
Scritto il 15-12-2009 alle ore 16:08
Senza troppo tediarvi vorrei citare una parte dell’intervento, che trovo molto significativo di un certo modo di pensare, della dott.ssa Staiano rocchina avvocato dell’Adiconsum, della Cassa Edile e della Filca-Cisl di Salerno e Responsabile Sportello Mobbing Cisl di Salerno, Membro del Collegio dei Probiviri della Cisl Regionale, docente di medicina del lavoro università di teramo:
…omissis…Sulla base del quadro normativo, si sono creati due opposte opinioni: la prima, considera gli enti bilaterali “come una sorta di frontiera del futuro, come il modo specifico con cui i sindacati possono ri-valorizzare la loro funzione” e la seconda, invece, li considera come “strumento di … corruzione delle stesse funzioni naturali della rappresentanza sindacale”. A mio avviso, la bilateralità, con la sua istituzionalizzazione nella l. n. 30/2003, può rappresentare un sistema di implementazione della partecipazione diffuso in tutti i settori e in tutti i territori.
e vorrei aggiungere altri due spunti
1- la bilateralità rappresenta un contributo efficace ed una risposta adeguata al bisogno di consolidare una democrazia pluralista in cui l’espletamento delle funzioni sociali (in senso ampio) non può essere riservato all’apparato pubblico e alla mera amministrazione - centrale o periferica che sia - ma deve coinvolgere direttamente le rappresentanze sociali che nelle società avanzate sono costituite innanzitutto (anche se non solo) dalle grandi organizzazioni sindacali. Questo naturalmente è tanto più vero per le materie economico-sociali riguardanti il lavoro, i diritti sociali e le condizioni di vita dei lavoratori, e soprattutto non significa certamente che si riduca lo spazio della libera negoziazione, che anzi così si accresce, dal momento che gli enti bilaterali e le loro stesse competenze traggono radici e sostentamento dall’azione contrattuale tra le parti (Acocella, Biz e Lai 2002).
2- rappresentano lo strumento di attuazione ed amministrazione del contratto collettivo in aree e settori produttivi nei quali la parte datoriale è frammentata ed è soggetta ad un alto tasso di variabilità, con conseguente frammentazione e variabilità della rappresentanza dei lavoratori (Cester 2003, 212)
Scritto il 16-12-2009 alle ore 14:24
Spunti molto interessanti Claudio e che permettimi di valorizzare in senso positivo, per cominciare a tirare alcune somme del discorso, senza con questo volerlo in alcun modo concludere ma lasciandolo APERTO come è stato finora.
La demonizzazione degli Enti Bilaterali (e attraverso essa delle parti sociali) non è costruttiva; anche se spesso le parti sociali svolgono un ruolo autoaffermativo ed autoreferenziale sicuramente dannoso del sistema(ai militi del parassitario) , senza di esse non si va comunque molto lontano: la segmentazione e l’individualismo rimangono comunque problemi che attanagliano il mondo del lavoro almeno tanto quanto il concertativismo.
Nemmeno lo svilimento pragmatico-utilitaristico degli Enti Bilaterali appare un atteggiamento realista: nella cruda realtà italiana ogni cosa per mettersi in moto ed affermarsi pare (purtroppo) abbia imprescindibilmente bisogno di un certo coefficente di inefficenza inerziale, di burocrazia pseudo-rappresentativa e di dispersione di risorse.
Pure un atteggiamento di concorrenza contro gli Enti Bilaterali rischia di non essere efficace, innanzitutto perchè il servizio del professionista si muove su un altro piano e poi perchè ormai è innegabile l’orientamento del legislatore verso la gestione attraverso gli EB di alcuni fenomeni di importanza sociale.
Ciò detto, proprio i problemi sopra evidenziati devono essere in qualche modo risolti attraverso un confronto serio rivolto agli Enti Bilaterali e a chi ne propaganda la positività.
1. l’autoreferenzialità si deve trasformare in un fenomeno di collaborazione positiva verso il bene comune, che non sempre corrisponde al bene della propria organizzazione (il concetto è di stampo vetero-marxista ma anche liberista: ciò che fa bene “al progetto ideale” fa automaticamente il bene delle persone - mica vero, e le prove sono evidenti, soprattutto quando il progetto ideale perde il riferimento con la realtà diventando fine a se stesso).
2. l’efficenza e l’economicità devono rimanere un fine imprescindibile, altrimenti rischiamo che tutto finisca, come spesso, in mille commissioni e iniziative discutibili ed autocelebrative: siamo nell’epoca della comunicazione ma dovremmo ricordare che non esiste solo ciò che viene rappresentato, anzi è in fondo vero l’esatto contrario.
3. la sussidiarietà dei servizi è un bene se si afferma con obiettivi di reale servizio ed in un clima di leale e corretta competizione, altrimenti è solo una prepotenza ed una imposizione che fa rimpiangere (per sprechi, effetti ed abusi) il peggior statalismo e centralismo.
4. la collaborazione fra professionisti ed Enti Bilaterali si realizza efficacemente (cioè per il bene comune) solo con queste premesse: altrimenti è soltanto un’unione che fa la forza dei contraenti - ovvero rafforza le posizioni ed i privilegi (veri o presunti) di ciascuno - e che assomiglia più che altro ad una tregua armata in cui ciascuno crede di essere più furbo dell’altro.
In questo senso prima di parlare di ogni possibile “alleanza” con gli Enti Bilaterali si dovrebbe porre la pregiudiziale di un loro corretto funzionamento ed inquadramento.
Queste potranno sembrare parole dure ma sono in fondo solo posizioni chiare che hanno come proiezione ed obiettivo lo sviluppo della società civile (ed oggi si parla di Enti Bilaterali ma domani potremmo affrontare altri argomenti più scomodi, per la categoria di chi scrive, con lo stesso spirito).
Mi scuso infine per il coefficente di eventuale utopia di queste riflessioni.
Io non vorrei essere scambiato per un idealista, e coltivo l’ambizione (magari non riuscendoci) di essere un realista positivo e progettuale. Cioè uno che guarda in faccia alla realtà per quello che è ma non perde l’esigenza di vederla migliorare.
L’idealista parla (anche) di Enti Bilaterali confrontandosi solo con ciò che idealmente rappresenterebbero e non con quello che essi sono oggi e che i problemi che presentano.
Il realista cinico pensa o al modo di abbatterli o al modo di trarne profitto e protezione.
Il pessimista pensa che tanto non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole.
E a me non immaginate quanto secca dover constatare che, magari anche solo indirettamente, han ragione i pessimisti …
Scritto il 16-12-2009 alle ore 21:14
Leggo ora questo bel post che collegherei (scusa l’antipatica autocitazione) con i poteri dati agli OP con l’ultima modifica del 81 effettuata con il 106 (il link del mio intervento si chiama D.Lgs. 106/09 e modifiche all’art. 30 del D.Lgs. 81/08: cosa cambia?)
grazie Andrea Asnaghi!
Scritto il 17-12-2009 alle ore 04:19
[...] Segnalo infine questo post su postilla molto interessante e comunque collegato! http://andreaasnaghi.postilla.it/2009/12/01/enti-bilaterali-sono-utili-veramente/ [...]
Scritto il 17-12-2009 alle ore 08:59
Grazie a te Ugo !
Ora tocca a me dire : “ci siamo capiti” !
Scritto il 22-12-2009 alle ore 17:19
Gli integratori alimentari sono utili a chi si alimenta male o in modo insufficiente …
L’assistenza sanitaria integrativa è utile quando quella statale di base non funziona …
La previdenza integrativa è utile quando quella normale non basta …
perchè in Italia non si riesce a ragionare nel senso di aggiustare ciò che non funziona, anziché creare altre “macchine” imperfette ? …
Scritto il 22-12-2009 alle ore 17:46
Hmmm Un Alberto curiosamente lapidario …
che si prende una risposta lapidaria.
Se gli Enti Bilaterali fossero solo una integrazione, avresti (quasi) ragione; essi però sembrano più acquisire il ruolo di “declinazione”, ovvero ad essi sembra destinata l’individuazione di modalità concrete su grandi temi(formazione, organizzazione territoriale di servizi, ammortizzatori, sicurezza, partecipazione economica dei lavoratori) attraverso cui prendano corpo quelle buone prassi partecipative che sono il cuore delle relazioni industriali.
E proprio in funzione di questo ruolo strategico bisogna che funzionino bene, equamente e con trasparenza.
Altrimenti è come creare cose inutili su cose inutili, e su questo (integrativa o costitutiva che sia la loro funzione) non posso darti torto …
Scritto il 2-3-2010 alle ore 09:20
Riprendo il post perché l’argomento mi stà particolarmente a cuore e lancio una NON provocazione, nella fattispecie concreta riferita al fondo EST e al famigerato art.95:
Ogni azienda, associata o meno all’associazione di categoria, aderendo al fondo est, dovrebbe contestualmente inviare una raccomandata al fondo quali responsabili e riservandosi di chiedere il danno, se sul mercato si trovino assicurazioni private concorrenziali rispetto alle prestazioni offerte dal fondo stesso, in quanto trattasi il loro di monopolio illecito.
“Art.95 CCNL …Non è, inoltre, consentito ai datori di lavoro stipulare polizze, a favore dei dipendenti,
alternative a quella prevista dall’art. 95 del presente CCNL e deve ritenersi irrinunciabile ed
inderogabile il diritto del dipendente a detta Assistenza Sanitaria Supplementare.”
Scritto il 4-3-2010 alle ore 08:12
Caro Claudio,
ho meditato un po’ se e soprattutto come risponderti.
La piccola battaglia che personalmente conduco non certo contro gli Enti Bilaterali o le parti sociali, ma contro una attuale marcata degenerazione dell’uso dei primi e dello strapotere delle seconde, non mi provoca particolari simpatie, anche dentro la nostra categoria, in cui molti sono pronti a scandalizzarsi e un minuto dopo all’inciucio (come ho avuto modo di sottolineare, spesso a vuoto, in altre sedi più appropriate).
La tua non è una provocazione ma una seria riflessione che potremmo chiamare “una finestra sul futuro”.
Sul Fondo Est bisogna anzitutto osservare una questione di metodo: aperte le polemiche sulla obbligatorietà del Fondo o meno (la solita querelle su parte economico-normativa e parte obbligatoria dei ccnl…) ecco che interviene puntuale una rettifica dell’art. 95 del ccnl (goffamente mascherata sotto il nome di “versione definitiva” o di “puntualizzazione”) che cambia finalità e scopo del fondo, facendolo così diventare un trattamento economico, da cui discenderebbe l’obbligatorietà dello stesso.
Il fine giustifica i mezzi: se per esser obbligatorio si fosse dovuto dichiarare che il Fondo Est era … che so … … una rondine, una chiave inglese, un mobile antico … beh che problema c’era ? le parti sociali si radunavano e stabilivano “autenticamente” che l’Est era una di queste cose …
A Roma mi sembra si dica ” se le suonano e se le cantano”, cioè fanno e disfanno le regole del gioco a loro piacimento.
Certo, un intervento del garante della concorrenza non ci starebbe male, anche se (ne sono sicuro) tutto verrebbe fatto passare sotto l’egida della libertà sindacale ed associativa.
Il problema è che le risorse del Fondo est, così come quelle destinate alla bilateralità in genere, sono poi utilizzate (leggi: sprecate) secondo logiche che conosciamo molto bene; si organizza l’osservatorio X,il convegno di sensibilizzazione Y, la mostra Z, la commissione Zip, il tavolo di concertazione Zap, la linea editoriale Zup, i corsi di formazione Zop(pi), cioè si distribuiscono cariche, incarichetti e prebende varie, riservandosi poi di gestire le briciole per i fini reali. D’altronde perchè stupirsi ? io è che quello che ho visto fare pressocchè da quando sono nato ( e non è esattamente ieri). Ovviamente la conquistata posizione di monopolio (anzi peggio, di obbligo normativo) non favorisce certo una gestione accorta.
Chiudiamo la finestra sul futuro con una osservazione lapidaria: se è vero che la bilateralità è il futuro, QUESTA bilateralità è il ritorno al peggior concertativismo e corporativismo ed uno schiaffo ad una reale modernizzazione del nostro Paese.
Non so se detta così farà più effetto … spero solo che un giorno ripescando queste righe qualcuno non dica “era tutto vero” ma … “si sbagliava”,
Scritto il 4-3-2010 alle ore 08:53
Già, però ci tengo a sottolineare che ho lanciato una FORMA CONCRETA di tutela delle aziende, contestualmente altra FORMA CONCRETA potrebbe essere una richiesta ufficiale di BILANCI TRASPARENTI E PUBBLICI e soprattutto di INFORMAZIONE DI COME VENGONO DESTINATE LE RISORSE al fine di capire finalmente a chi vengono e secondo quali percentuali ridistribuiti i fondi (quanto a questo sindacato, quanto a quello, quanta parte alle aziende iscritte all’associazione e quanto alle aziende non iscritte…)
Non mi sembrano due azioni impossibili, ma anzi le ritengo di carattere garantistico e democratico.
Parafrasando: “Se non puoi combatterli almeno puoi CONTROLLARNE L’OPERATO…”
Scritto il 4-3-2010 alle ore 09:44
Sul Fondo Est già Dario Montanaro, nel precedente post n. 38, faceva una affermazione di assoluta coerenza logica: se si fosse voluto creare un fondo utile per i lavoratori per l’assistenza sanitaria integrativa (con costi e prestazioni competitive ed interessanti) , sarebbe bastato riconoscere l’aumento reale in termini retributivi, e promuovere adeguatamente le prestazioni del fondo, lasciando poi ai lavoratori la libertà di adesione o meno al fondo o di scelta di altri strumenti.
Qui invece si profila una sorta di “sussidiarietà obbligata” che non fa bene a nessuno.
Claudio, tu vieni dalla mia parte: se leggi tutti gli interventi qui vanno in un’unica direzione e cioè che GLI ENTI BILATERALI FUNZIONINO IN MODO CORRETTO E TRASPARENTE, il che vuol dire, tanto per fare due idee.
- bilanci pubblici e trasparenti, corredati da nota integrativa sulla destinazione delle risorse;
- criteri di gestione sottoposti a regolamenti normativi;
- divieto di operare in senso promozionale verso le associazioni di categoria e le OO SS ed i loro servizi (o verso i servizi di altri associati).
Scritto il 4-3-2010 alle ore 09:51
Rimarrebbe fuori il discorso del MONOPOLIO ILLEGITTIMO ….
Ora, a fronte di tutti gli spunti indicati, sempre parafrasando : non chiediamoci cosa gli enti bilaterali possono fare per noi ma cosa noi possiamo fare per (migliorare) gli enti bilaterali? …
Scritto il 4-3-2010 alle ore 22:03
Buondì..
chi mi conosce sa che sono il direttore di un ente bilaterale.. ovvero di un ente a statuto unificato, che riassume la storica scuola edile e lo storico cpt della mia provincia friulana. Mi permetto di dire che non so se - per dire che funzionano in modo corretto e trasparente siano sufficienti
- bilanci pubblici e trasparenti, corredati da nota integrativa sulla destinazione delle risorse;
- criteri di gestione sottoposti a regolamenti normativi;
- divieto di operare in senso promozionale verso le associazioni di categoria e le OO SS ed i loro servizi (o verso i servizi di altri associati).
Si sono elementi utili e interessanti, ma credo che ci siano altri indicatori, ovvero banalmente qualità, quantità ed affidabilità dei servizi erogati, livello di conoscenza da parte di utenti e territorio, relazioni utili con lo stesso, capacità di intervento..
I bilanci sono una cosa che pochissimi sono in grado di leggere e anche le relazioni o le certificazioni.. insomma sono contributi che si possono pagare.. perchè ci sono professinisti eccezionali sul mercato capaci di far dire ai numeri…quello che la loro voce non sapebbe dire.
Io credo ancora nel buon senso, e nelle cose realizzate.. Certo per migliorali, bisogna cominciare a cercarli.. e a stimolarli, provocarli .. e quindi rendere trasparente quello che rischiano di fare solo tra le loro mura..che non hanno voce possono anche nascondere… tante carte, consigli di amministrazione, incarichi e …. gran poca efficacia
Scritto il 5-3-2010 alle ore 00:08
Dunque, anzitutto permettetemi una presentazione.
“amabile” dovrebbe essere (se la perspicacia non fallisce a quest’ora) la d.ssa Turcatel del cefs friulano, di cui ad un post (qui su Postilla) di Andrea Rotella del 4.1. 2010 (ovvero non ci conosciamo assolutamente ma ne ho sentito parlare - e bene) .
Un intervento particolarmente qualificato, non perchè tutti gli altri non lo siano ma perchè mettersi in gioco in prima persona è stimabile ed apprezzabile.
Devo dire che questo intervento mi piace e mi sembra molto costruttivo.
Se ne interpreto bene il senso, ci invita a a guardare lo spessore e la attività di un ente bilaterale (quale è anche un cpt a tutti gli effetti) e quindi ad operare un confronto sul suo indice di utilità (posso esprimermi così ?) e di incidenza sul territorio.
Osservazioni che ritengo centrate e che condivido (anzi, che mi inducono a riflettere).
Nel porgere alla new-entry il benvenuto a questa accesa discussione di cuori appassionati (così siamo, pur nei nostri limiti non vi sono difese di steccati e di esclusive ma solo sane e documentabili preoccupazioni di onestà intellettuale e di senso e passione civile e professionale) mi permetto di rivolgerle questa domanda: cosa pensa ( a partire dalla sua esperienza “interna”) della diffidenza - qui manifestata a piene mani - verso gli enti bilaterali ?
c’è ragione di credere che, senza nemmeno lontanamente pensare di poter fare a meno di una sana bilateralità, una buona parte di essi, senza colpevolizzare nessuno, allo stato dell’arte di oggi siano dei meri carrozzoni - contenitori di pseudorisorse e traino alle organizzazioni ?
la storia (ventennale, trentennale ?) dei cpt edili (perlomeno di alcuni, ben funzionanti) forse risulta essere un concetto a parte
ma anche in questo caso, siamo sicuri che le (obiettivamente) ingenti risorse a disposizione del settore edile vadano per la maggior parte a buon fine ?
aggiungo una considerazione personale in particolare (e mi scuso anticipatamente se l’ora non mi consentisse una maggior lucidità…): un ente (qualsiasi) che offre servizi e che nel contempo contribuisce a definire le regole (o le condizioni di legittimità/fattibilità, il che è anche peggio) non si pone nella difficilmente sostenibile posizione dell’ “arbitro-giocatore” ?
Grazie in ogni caso dell’intervento (spero di essere stato abbastanza ospitale e concreto) e di quelli futuri che vorrà regalarci.
Scritto il 9-3-2010 alle ore 18:48
Ebbene si, sono io..
Vengo alle cortesissime domande..
a. Cosa penso (a partire dalla mia esperienza “interna”) della diffidenza - qui manifestata a piene mani - verso gli enti bilaterali ?
Penso che sia spesso motivata.. se non altro dal fatto che ve ne sono molti, percè tutti riferiti a diversi comparti e tutti spesso declinati dal livello nazionale - solo politico, poi Regionale - diciamo intermedio, fino al livello provinciale - usualmente e finalmente livello tecnico e quindi operativo..
b.Concordo sul fatto che c’è ragione di credere che una buona parte di essi, senza colpevolizzare nessuno, allo stato dell’arte di oggi siano dei meri carrozzoni - contenitori di pseudorisorse e traino alle organizzazioni ?
Portroppo non sta a me dirlo.. ma reputo, che utilizzando il criterio che ho proposto, chi contribuisce alla loro esistenza - appunto con contributi di natura finanziaria, potrebbe a buon titolo esercitare un ruolo attivo e ottenere le risposte dovute. Ovvero i carrozzoni.. e non solo quelli degli Enti bilaterali, ma un pò molte situazioni.. faccio riferimento agli Ordini Professionali, per esempio.. spesso esistono e rimangono sopiti organismi pieni di cariche e di poca attività effettiva, perchè gli iscritti accettano la situazione.. pinguemente.
c. In merito alla storia (si circa trentennale) dei cpt edili (non pochi dei quali garantisco sono ben funzionanti) è effettivamente un concetto a parte.. In relazione alle
risorse a disposizione del settore edile.. beh non sono convinta che siano sempre andate a a buon fine.
Ritengo però che visto che tutti noi abbiamo un bilancio vero, con un collegio dei sindaci, che è tale e che nei prossimi anni saremo in dovere anche di certificare.. beh, noi no.. non avremo più scusanti.
In merito al ruolo di “arbitro-giocatore”.. lasciami pensare.. anch’io ho molti molti dubbi..e alcune idee.
Sei stato ospitalissimo. Tornerò a breve
Scritto il 9-3-2010 alle ore 19:13
con una persona così dentro un ente bilaterale io ci metto la firma che funziona alla grande!
Scritto il 10-3-2010 alle ore 12:18
Grazie , amabile di nome e di fatto.
Parto dalla osservazione di Ugo: la storia è fatta dalle persone. Che lavorano con passione, tenacia, competenza e dedizione ce ne sono parecchie in Italia e ovunque si trovino … seminano bene.
Tuttavia, bastasse questo pensiero, staremmo dibattendo da “predicatori” (cosa che talvolta ci capita…) e non da tecnici e professionisti quali cerchiamo di essere (per riguardo verso Ugo, non uso la parola “consulenti” verso cui lui ha pubblicamente confessato più volte di avere qualche remora :-)).
Il problema, peraltro, non è nemmeno dibattere sulla “liceità ontologica” degli enti bilaterali, che ci sono, esistono, e se Dio vuole, prima o poi (e qualcuno anche già da un po’ …) potranno concorrere al miglioramento ed alla modernizzazione del sistema Italia.
Il problema è proprio sulle regole e modalità di funzionamento, da cui (come sottilmente sottintende Amabile) si evince l’utilità e l’efficacia di tali enti.
A cominciare dalla loro dipersione e frammentazione, che fa più ipotizzare un sistema di commissioni, carichette ed incarichi che non una reale preoccupazione operativa - e siamo al punto a.
E a continuare con la funzione promozionale e di traino di servizi delle organizzazioni costitutive degli enti, e siamo al punto d, che in alcuni settori rischia di rappresentare un vero e proprio disturbo della concorrenza.
E non è tanto, mi permetto di aggiungere, un dispiacere a questo o quel consulente che perde qualche affare: la mia vera pèreoccupazione (sarò un idealista) è verso una gestione “un pochino” clientelare di temi ed argomenti (formazione e sicurezza per dirne due) troppo importanti per essere risolti con il motto italiota “se c’hai la tessera giusta va sempre bene tutto”.
E su questo argomento spero di ritornare con vari esempi su Postilla.
Il discorso del bilancio, dei carrozzoni e delle risorse mal utilizzate potrebbe cominciare - e ne convengo decisamente - con un “chi è senza peccato scagli la prima pietra” …
Non possiamo pretendere di licenziare gli enti bilaterali solo quando e qualora fossero “così bianchi che più bianchi non si può”.
Tuttavia … est modus in rebus. Se in un bilancio si scopre che il 5 % delle risorse viene destinato alle attività effettive (ed in ritorno concreto verso i destinatari delle attività) e tutto il resto si disperde in altro, mi sembra che vi sia un problema evidente.
Qualcuno (Andrea Rotella, tanto per non far nomi) ha affermato su Postilla che la bilateralità è un valore assoluto.
Concordo con la frase ma mi sento di riscriverla in questo modo: la Bilateralità è un valore assoluto, la piccola, spicciola, micragnosa bilateralità a cui assistiamo di giorno in giorno è invece ancora ben lontana, a mio avviso, non da un modello ideale presunto (pretestuoso in quanto irraggiungibile) ma da normali criteri di funzionamento e trasparenza e (aggiungo facendo mie le osservazioni di Amabile) efficienza e concretezza.
Quando si sviluppano questi discorsi, l’argomento forte (l’asso di briscola) di chi si oppone a queste considerazioni sono spesso i cpt edili, di cui concordo in pieno - in linea generale - sull’efficacia.
).
Mi piacerebbe tuttavia avere un riscontro ed un confronto obiettivo sulle risorse che vengono destinate a tal fine (e questo, vorrei precisare, non certo perchè penso che Amabile o qualche suo collega facciano “sfracelli o magheggi contabili”): il settore edile è per tanti motivi (fra cui anche il finanziamento delle Casse Edili ed enti connessi) quello con il costo del lavoro decisamente più alto (guarda caso, è anche quello con i maggiori problemi di elusione).
Se (ipotizzo) il buon funzionamento dei cpt fosse realizzato con un profluvio di risorse senza termini di concorrenza con un analogo servizio privato, beh allora forse ci sarebbe anche lì qualcosa da ridire. Per fare un paragone calcistico è come se paragonassi i risultati del Milan con quelli dell’Atalanta: con il centuplo delle risorse mancherebbe pure arrivare ai medesimi risultati (poi, lo dico da interista, magari si arriva lo stesso ai medesimi risultati, ma questa è una mera cattiveria da cugino
Scritto il 10-3-2010 alle ore 12:26
Faccio una domanda banalissima mqa molto concreta:
SENZA GLI ENTI BILATERALI IL LAVORO IN ITALIA SAREBBE MIGLIORE O PEGGIORE ?
L’EDILIZIA FUNZIONA MEGLIO O PEGGIO DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?
I LAVORATORI SONO PIU’ O MENO SODDISFATTI E PIU’ O MENO TUTELATI DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?
Si si sono tre domande ma in realtà è una e trina ehhehe
Scritto il 10-3-2010 alle ore 16:43
Se permetti, Claudio, anche se qualche risposta ce l’avrei, lascio spazio a chi vorrà rispondere al tuo quesito molto pragmatico e un po’ provocatorio (ma siamo tutti maggiorenni e vaccinati …).
Scritto il 10-3-2010 alle ore 21:15
primo: NON nominare il nome di CONSULENTE INVANO
secondo: NON commettere atti impuri con gli ENTI BILATERALI
scusate, sono un po’ così stasera…
Scritto il 13-3-2010 alle ore 11:12
SENZA GLI ENTI BILATERALI IL LAVORO IN ITALIA SAREBBE MIGLIORE O PEGGIORE ?
mi sembrano questiti troppo grandi.. non so cosa significhi migliore.. rispetto a cosa.. e poi..Italia.. l’Italia che lavora è tanto diversa se quello che chiamiamo Italia..è nei campi di pomodoro intorno a Caserta a Luglio.. o quella della aziende che assemblano Sedie a Manzano di Udine.
Quei lavoratori di Manzano, grazie all’ente bilaterale, possono percepire, in periodo di crisi, nonostante abbiano scelto di non avere rappresentanza sindacale interna, un accordo per la Cassa Integrazione in Deroga, e le loro famiglie mangeranno.
I lavoratori di Caserta, anche quando sono in regola, finiti i opomodori sono in strada.. ed hanno diritto a qualche ammortizzatore sociale solo e se hanno fatto un certo numero di settimane di lavoro.. E’ migliuore o peggiore la condizione?
L’EDILIZIA FUNZIONA MEGLIO O PEGGIO DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?
L’edilizia adesso è in crisi.. e quindi come tale Tira i denti.. i lavoratori edili però con due digitazioni al pc di un consulente del lavoro o di una segretaria capace possono veder attivata la cassa integrazione. se piove possono strare a casa e percepire l’80§% della retribuzione della giornata.. è peggio o meglio? Se hanno un figlio a scuola ricevono un sussidio, e man mano le necessità di quel figlio crescono, cresce anche il contributo.. è meglio o peggio?
I LAVORATORI SONO PIU’ O MENO SODDISFATTI E PIU’ O MENO TUTELATI DA QUANDO ESISTONO GLI ENTI BILATERALI ?
Gli edili difficilmente rinunciano a certe tutele, rinunciano coloro che vanno dal Dentista in nero.. e quindi non godrebbero comunque di alcun contributo, coloro che non mandano i figli a scuola dopo quanto è obbligatorio, coloro che accettano di non lavorare regolarmente, visto che le ore non denunciate non producono benefici..
Sinceramente queste domande pur essendo complesse.. non toccano ancora i punti chiave..
Gli Enti Bilaterali nascono dai contratti stipulati a livello nazionale, i quali poi, in Italia hanno accordi locali.. Regionali, Provinciali.. ma qualcuno.. controlla ciò che accade?
Posso affermare che il Contratto Edile si era un pò dimenticato cdegli Enti Bilaterali, ma che dal 2008 invece ha chiesto e opreteso una fortissima revisione organizzativa.. e non sono affatto richieste formali quelle che abbiamo ricevuto.
Non sono le parti del contratto che finiscono sui giornali.. sono quelle più scomode da leggere.. Sono però arrivate lettere e richiami a Presidenti e Vicepresidenti. Ci sono state convocazioni a Roma di fronte ai Probi Viri.. sono saltati consigli di amministrazione.
Beh, se e dove esiste questo interesse e questo coinvolgimento delle “parti”.. qualche risultato c’è.. Ma Gli Enti Bilaterali che hanno un Consiglio di Amministrazione e non hanno dipendenti.. e ce ne sono…non sono palesi dichiarazioni di inefficienza?
Scritto il 13-3-2010 alle ore 15:27
Claudio (ma lascio a lui l’interpretazione autentica di se stesso…)parte dal principio che gli EB non siano particolarmente utili, e pone delle domande “a contrario” : chi pensa che siano utili dica se e come.
Amabile ( che non è in posizione antitetica a Claudio) parte da un altro principio (visto oltretutto “dal di dentro” degli EB): gli enti ci sono e funzionano, o comunque valutiamoli sul loro funzionamento ed efficacia invece di disperderci in una questione filosofica se sia giusto o meno che esistano.
Parto sempre dal presupposto che in un dialogo vanno cercate prima le analogie e poi le differenze Le due posizioni non sono antitetiche in quanto partono da una medesima onestà intellettuale e da un’ esigenza: CHE LE COSE FUNZIONINO. BENE. E per il bene comune.
Questa è una linea da cui partire per un primo ordine di discorsi, in cui da un lato (dall’esterno) questa funzionalità spesso non si perpecisce, e corrispettivamente anche chi dall’interno lavora e costruisce in maniera propositiva rileva una serie di problemi.
Ciò non porta a “calare il sipario” sugli EB ma sicuramente a riconoscere che problemi ben al di là del fisiologico ci sono; e mi permetto di aggiungere che se non si risolvono preventivamente i problemi di fondo si finisce per poggiare una costruzione su pilastri insicuri - (visto che si parla di edilizia ..).
Siccome il dibattito è apertissimo e non mi sogno assolutamente di chiuderlo, invece di porgere risposte pongo a mia volta alcune domande : gli EB agiscono in condizione di sussidiarietà, il concetto con cui si suole individuare una serie di iniziative strutturali che invece di partire dallo Stato o dalle sue emanazioni partono dalla base (fra i valori della sussidiarietà ci sono la vicinanza ai problemi reali, l’economicità, il passaggio diretto fra utente e servizio, l’autonomia, l’indipendenza, il controllo etc.).
Ecco, forse questi concetti potrebbero essere utili per il vaglio di cui si diceva: gli EB rispecchiano più o meno queste caratteristiche o finiscono per replicare a livello locale o di parte le stesse deficenze degli apparati pubblici ?
Scritto il 13-3-2010 alle ore 15:36
Sulle osservazioni e gli esempi concreti di Amabile mi seto però di fare a mia volta dei rilievi
1. La gestione degli ammortizzatori sociali (in deroga e non)per lo meno dalle mie parti deve ben poco agli Enti Bilaterali.
In compenso la riforma degli ammortizzatori sociali in senso logico, trasparente e diretto non ha potuto esser convenientemente attuata ad oggi per la resistenza (a mio modesto avviso) delle parti sociali che fanno dell’argomento una propria prerogativa e si pongono come pregiudiziale di controllo ; detto per inciso: se negli accordi - più o meno TUTTI - che ho fatto nella mia attività al posto del funzionario sindacale ci fosse stato un funzionario Inps o Dpl non sarebbe cambiato molto … anzi in parecchi casi sarebbe stato molto meglio PER TUTTI).
2. Amabile ricorda correttamente tanti interventi del settore che segue (edile) però ancora una volta le chiedo il suo parere sulla proporzione fra le risorse investite ed i benefici ricevuti.
Grazie per i contributi ricevuti e per quelli che interverranno.